Scontro sull’IA: il governo USA frena il lancio di GPT-5.6 di OpenAI

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Il modello, un salto generazionale in termini di ragionamento e autonomia, è ora disponibile solo a un gruppo ristretto di partner approvati dal governo USA, che vuole valutarne i rischi per la sicurezza nazionale prima del lancio pubblico.

Il governo USA ha bloccato il rilascio del nuovo modello GPT-5.6 di OpenAI, citando rischi per la sicurezza nazionale. Questa mossa costringe l'azienda di Sam Altman a un accesso limitato, creando di fatto un sistema di licenze non ufficiale. Il futuro dell'intelligenza artificiale più avanzata è ora nelle mani della politica, sollevando timori per l'innovazione e la concorrenza.

OpenAI sotto scacco: il governo USA mette il freno a GPT-5.6

OpenAI era pronta a lanciare il suo ultimo modello, GPT-5.6, descritto come un salto generazionale in termini di ragionamento e autonomia.

Ma questa volta il sipario non si è alzato come al solito.

L’amministrazione Trump ha piantato i piedi per terra, costringendo l’azienda a limitarne drasticamente l’accesso mentre i funzionari ne valutano i rischi per la sicurezza nazionale.

Di fatto, quello che doveva essere un lancio in pompa magna si è trasformato in un test dal vivo per vedere fino a che punto Washington è disposta a spingersi per mettere il guinzaglio ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati.

Invece di rilasciarlo agli sviluppatori, come da prassi, OpenAI sta rendendo disponibile GPT-5.6 solo a un piccolo gruppo di partner “fidati” e approvati dal governo.

Come riportato da Axios, il governo americano chiede formalmente a un’azienda di casa di tirare il freno a mano sul lancio di un modello di punta.

L’Ufficio del Direttore Nazionale per la Cybersicurezza e l’Ufficio per la Politica Scientifica e Tecnologica della Casa Bianca sono stati direttamente coinvolti, chiedendo tempo per testare il modello e scovare potenziali rischi informatici o di abuso prima che finisca nelle mani di milioni di utenti.

Così, mentre OpenAI mette in mostra il suo nuovo gioiello, lo fa con le mani legate dalla Casa Bianca.

Ma chi sono i protagonisti di questo braccio di ferro e cosa li spinge ad agire?

Il triangolo del potere: Altman, Trump e gli obiettivi nascosti

Al centro della vicenda c’è, ancora una volta, Sam Altman.

Il CEO di OpenAI ha passato gli ultimi due anni a presentarsi come l’evangelista dell’IA che però invoca la necessità di regole. Ora si trova a fare i conti proprio con quel tipo di supervisione che lui stesso aveva, in linea di principio, auspicato.

In una nota interna ai dipendenti, Altman ha ammesso che limitare il rilascio non è il loro “modello preferito a lungo termine”, ma ha detto che l’azienda collaborerà per trovare un approccio più sostenibile.

Diciamocelo, una dichiarazione che sa tanto di resa diplomatica.

Dall’altra parte del tavolo c’è l’amministrazione Trump, con un approccio all’IA molto più orientato alla sicurezza. Pochi giorni fa, il Presidente ha firmato un ordine esecutivo che istituisce un protocollo di test volontario (ma di fatto quasi obbligatorio) per le aziende prima che rilascino modelli “di frontiera”.

L’attenzione è tutta su operazioni informatiche, infrastrutture critiche e guerra dell’informazione.

Ad avere un ruolo chiave è stato il Segretario al Commercio Howard Lutnick, che ha voluto assicurarsi che tutti i dipartimenti competenti testassero e approvassero il modello. Una fonte, descritta da The Information, ha parlato di capacità “simili a Mythos” per giustificare l’intervento, riferendosi al modello di Anthropic che è stato a sua volta limitato.

È evidente che non si tratta di un semplice controllo di sicurezza.

Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo sistema di potere in cui Washington decide chi può innovare e a quali condizioni.

E le conseguenze a lungo termine di questa stretta sono tutte da scoprire.

Una licenza non ufficiale? Il futuro dell’IA è in mano alla politica

Nella comunità IA, l’intervento del governo ha scatenato un dibattito accesissimo. L’accusa è pesante: si sta creando un sistema di licenze di fatto, senza che il Congresso abbia mai discusso o approvato una legge in merito.

Quando la Casa Bianca può decidere chi ha accesso anticipato a un prodotto e quando il pubblico può usarlo, ci si sta spostando verso una “licenza non ufficiale”.

Sui forum come Reddit, la paura è che centralizzare questo potere nelle mani dell’esecutivo finisca per favorire i soliti giganti della tecnologia, quelli che hanno le risorse per navigare la burocrazia di Washington, a scapito di progetti open-source, startup e laboratori accademici.

Questa situazione ricorda da vicino le “guerre della crittografia” degli anni ’90, quando il software crittografico veniva trattato alla stregua di un’arma. Oggi, i modelli di IA di frontiera sono entrati a far parte della stessa categoria di tecnologie a duplice uso, essenziali per la competitività economica ma anche potenzialmente pericolose.

OpenAI, dal canto suo, cerca di camminare su un filo sottile, promettendo di allargare l’accesso “un paio di settimane più tardi”, una volta che i test saranno completati.

Ma ogni settimana che passa consolida una nuova normalità: d’ora in poi, i modelli di intelligenza artificiale più potenti non arriveranno più come semplici prodotti, ma come eventi negoziati a porte chiuse tra dirigenti tecnologici, agenzie di sicurezza e leader politici.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

18 commenti su “Scontro sull’IA: il governo USA frena il lancio di GPT-5.6 di OpenAI”

  1. Alberto Parisi

    Smettetela di chiamarla sicurezza: questa è la privatizzazione del pensiero stesso, affidato a pochi cortigiani scelti dal potere. La plebe digitale può accomodarsi fuori, ad aspettare le briciole che cadranno dal banchetto.

  2. La corsa all’oro digitale finisce con lo sceriffo che chiude la miniera per tutti, tranne che per i suoi amici. Un’altra grande promessa che diventa il giardino privato di pochi, mentre noi guardiamo da fuori.

    1. Angela Ferrari

      @Carlo Caruso Non è uno sceriffo, è un freno a mano tirato in piena corsa. La scusa della sicurezza crea solo un vantaggio competitivo per chi è già dentro. A noi tocca aspettare e perdere terreno.

  3. Filippo Villa

    La solita scusa della sicurezza nazionale per blindare il vantaggio competitivo dei soliti noti. Chi è nel giro si pappa il tool nuovo, gli altri restano a guardare. Quando inizieranno a vendere le licenze a peso d’oro?

  4. Nicolò Sorrentino

    Stanno privatizzando la luce del sole. La creatività ha bisogno di diffusione, non di recinti. Come può fiorire l’ispirazione in un giardino chiuso?

  5. Angela Ferrari

    La sicurezza è solo un pretesto per il loro gatekeeping. Loro avranno il tool definitivo, noi no. Come giustificheranno questo divario competitivo?

  6. Carlo Benedetti

    La retorica della sicurezza nazionale è un pretesto elegante per garantire un monopolio ai soliti noti. Noi, con le nostre piccole agenzie, lotteremo con strumenti obsoleti mentre i partner governativi prosperano. A chi giova questa protezione?

    1. Giada Mariani

      @Carlo Benedetti Hanno costruito un recinto dorato, lasciando noi fuori a combattere con le ossa. La sicurezza nazionale è il paravento per una gara truccata. Questa non è protezione, è una selezione artificiale della specie digitale. Quando inizia l’estinzione di massa?

  7. Isabella Sorrentino

    È rassicurante che il governo selezioni partner fidati per gestire questa tecnologia; l’innovazione resta così al sicuro nelle mani giuste, lontano da tutti.

    1. Isabella Sorrentino, le “mani giuste” sono il paravento per un nuovo feudalesimo digitale. Mentre il governo sceglie i suoi vassalli tecnologici, noi restiamo plebe tagliata fuori dal progresso, guardando il futuro da dietro un cancello chiuso. Quale sicurezza c’è nell’essere resi impotenti?

    2. Riccardo De Luca

      Isabella Sorrentino, che carino questo candore. Le “mani giuste” sono una scusa per un club esclusivo. Un nuovo mercato recintato per pochi. La sicurezza è solo il prezzo del biglietto d’ingresso.

  8. Sara Benedetti

    Oltre la retorica della sicurezza, questa è la consacrazione di un divario digitale. Si crea un club esclusivo dove le aziende con il “pass” governativo corrono e le altre restano al palo. Quale spazio rimane per la competizione genuina in questo scenario?

    1. Alice Rinaldi

      Sara Benedetti, la competizione genuina è una recita per il pubblico; dietro le quinte, hanno già assegnato le parti principali ai soliti attori, lasciando a noi il ruolo di comparse non pagate. Che spettacolo deprimente.

  9. Angela Ferrari

    Classica mossa di controllo. L’accesso all’IA migliore diventa un privilegio, non un tool per competere. A chi fa comodo questo rallentamento?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore