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Dall’ascesa di YouTube e LinkedIn come fonti privilegiate per l’IA, a come questo cambiamento sta rimodellando la creazione di contenuti e la visibilità online.
Contrariamente alle aspettative, i motori di ricerca basati sull'IA come ChatGPT non si affidano solo a fonti tradizionali. YouTube, Reddit e LinkedIn emergono come le piattaforme più citate. Questa preferenza non deriva dalla qualità dei contenuti, ma dalla convenienza dei loro dati strutturati, sollevando interrogativi sul futuro della visibilità online e della creazione di contenuti.
Ti sei mai chiesto da dove prendono le informazioni i vari ChatGPT, Perplexity e compagnia quando gli fai una domanda? Se pensavi che attingessero solo da siti autorevoli, enciclopedie o testate giornalistiche, preparati a una bella sorpresa. La realtà è che i motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale stanno pescando a piene mani da piattaforme che, fino a ieri, consideravamo semplici social network. E la risposta a questa domanda, te lo dico subito, potrebbe cambiare il modo in cui pensi alla creazione di contenuti.
Il punto è che stiamo assistendo a un ribaltone silenzioso. Mentre tutti si concentravano su blog e siti web tradizionali, l’IA ha iniziato a guardare altrove, premiando formati e piattaforme che molti, forse anche tu, hanno trascurato.
La vera domanda è: perché lo sta facendo?
E cosa significa questo per chi, come te, vuole essere visibile online?
Reddit e YouTube sorpassano tutti e diventano le star dell’IA
I dati di Peec AI parlano chiaro: YouTube e Reddit sono le piattaforme social più citate dalle risposte dell’intelligenza artificiale.
Ma come è possibile?
La risposta è più tecnica di quanto si pensi e ha a che fare con la facilità di accesso ai dati. Ogni video su YouTube ha una trascrizione, metadati, descrizioni dettagliate.
Per un’intelligenza artificiale, questo è cibo pronto.
È molto più semplice “leggere” e analizzare una trascrizione ben strutturata che districarsi nel caos di un forum.
In pratica, Google e gli altri giganti tech stanno dando da mangiare ai loro algoritmi i contenuti che già possiedono e che possono controllare meglio.
Comodo, no?
E per quanto riguarda Reddit, la risposta è semplice: le IA privilegiano contenuti, pareri e opinioni percepite come reali e autentiche (nonostante spam e bot stiano influenzando non poco la piattaforma…).
Ma se pensi che la sorpresa finisca qui, ti sbagli di grosso. C’è un altro “insospettabile” che si è fatto largo, e non è un social che ti aspetteresti.
L’ascesa inaspettata di LinkedIn
Ebbene sì, la piattaforma che molti usano solo per aggiornare il curriculum o cercare lavoro è diventata una delle fonti preferite dall’IA. Anzi, è il secondo dominio più citato in assoluto da strumenti come ChatGPT e Perplexity.
Un’analisi approfondita di Semrush ha svelato che l’11% delle risposte generate dall’intelligenza artificiale include un link a LinkedIn.
Il motivo è simile a quello di YouTube: dati strutturati.
Articoli, profili professionali, post lunghi e ben argomentati forniscono all’IA un’enorme quantità di informazioni organizzate, facili da processare e, soprattutto, associate a persone ed entità riconoscibili.
Questo ci porta dritti a un punto fondamentale. L’IA non sta necessariamente cercando la “verità assoluta”, ma l’informazione più accessibile e contestualizzata. Un articolo su LinkedIn firmato da un esperto del settore, con tanto di profilo e collegamenti, è per l’algoritmo una fonte più affidabile di un articolo anonimo su un blog sconosciuto.
Questo, però, solleva una domanda scomoda: stiamo andando verso un futuro in cui la visibilità sarà dettata più dalla struttura dei dati che dalla qualità intrinseca del contenuto?
Qualità o convenienza? il vero criterio di scelta dell’IA
A questo punto, è lecito chiedersi se queste scelte riflettano una vera preferenza per la qualità o, più semplicemente, una via di comodo per le aziende che sviluppano l’IA. Citare YouTube e LinkedIn è una mossa strategica: si tratta di piattaforme con contenuti sterminati e, soprattutto, formattati in un modo che gli algoritmi possono digerire senza fatica.
La questione è che bisogna capire quali specifiche ricerche portano a queste citazioni.
Non è detto che per argomenti complessi l’IA preferisca un video a un paper accademico.
Tuttavia, il trend è innegabile e ci costringe a riflettere. Le grandi corporation tech stanno plasmando il flusso dell’informazione favorendo i loro stessi prodotti o piattaforme facilmente analizzabili.
Questo significa che la partita della visibilità si gioca sempre più sulla capacità di produrre contenuti che “piacciono” agli algoritmi, non solo alle persone.
La domanda che resta aperta è se, a lungo andare, questo approccio non rischi di impoverire la diversità e la profondità delle fonti, spingendoci tutti a creare contenuti non perché siano i migliori, ma perché sono i più facili da indicizzare per una macchina.

L’IA non cerca la verità, ma il dato più ordinato. L’efficienza ha soppiantato il merito.
Sara Benedetti, e ci stupiamo? Una macchina sceglie la via più semplice, mica fa la sentimentale. Il “merito” è un’idea nostra, non un dato pulito. Alla fine, siamo noi che vogliamo umanizzare un pezzo di codice, sbagliando tutto.
L’IA si nutre di fast food digitale: dati pronti, zero sostanza. Abbiamo creato un dio a immagine dei nostri profili social. Ora preghiamo che non ci risponda con un post motivazionale.
Ci fidiamo di un’IA allenata con i post di LinkedIn. Che potrebbe mai andare storto?
Simone Ferretti, più che storto, andrà tutto come previsto: l’IA imparerà a produrre slogan motivazionali e a magnificare il nulla, esattamente come i profili da cui attinge. Mi chiedo solo quanto ci metteremo ad abituarci a risposte vuote come i post che le generano.
Noemi Barbato, ci siamo abituati da un pezzo. L’IA è un’eco delle nostre vanità professionali. Domani chiederemo il senso della vita e ci risponderà con una call to action.
Si parla di forma sulla sostanza e mi viene da ridere. Per anni abbiamo spiegato ai clienti il valore della competenza, ora dovremo insegnare loro a formattare i post per un’intelligenza artificiale mediocre. Che progresso.
Stiamo addestrando l’intelligenza artificiale con le lamentele di Reddit e l’autocelebrazione di LinkedIn; l’apocalisse non sarà esplosiva, ma un’infinita presentazione PowerPoint generata da un algoritmo narcisista.
Fabio Fontana, il suo punto è impeccabile. Il posizionamento diventa l’arte di adulare algoritmi.
Si celebra un’efficienza che, premiando la forma sulla sostanza, ci condanna a un’informazione omologata, lasciandoci soli con un’eco sempre uguale.
Parlano di IA, ma è solo un imbuto che porta traffico ai soliti noti.
Convenienza o percorso guidato? L’IA non sceglie, segue la corrente che qualcuno ha deviato. Stiamo scambiando la verità con la comodità di un fiume inquinato.
Greta, più che deviato, quel fiume lo hanno prosciugato per irrigare i loro orticelli, lasciandoci a bere la polvere dei loro algoritmi.
Più che scegliere fonti, l’IA si pappa solo dati comodi, premiando la mediocrità strutturata.
Filippo, la colpa non è della macchina affamata, ma di chi le serve pasti precotti.
Stiamo diventando operai che producono dati digeribili per una macchina, non pensiero. Ci pagheranno per addestrare chi ci sostituirà?
Filippo, non ci pagheranno. Saremo noi a presentare il conto per ogni boccone digitale.
Il mio lavoro ora è produrre dati digeribili per una macchina, non pensiero per persone.
Carlo, io la vedo diversamente. Non produciamo dati, ma mattoni per una nuova cattedrale del sapere. Diventiamo parte di una memoria eterna, senza il fastidio di essere ricordati come persone. Un’eredità pulita, senza ego.
Si preferisce la quantità di dati ben impacchettati alla qualità del pensiero, un baratto che degrada l’informazione a rumore di fondo organizzato. Il futuro non è scritto dalla conoscenza, ma dall’efficienza dell’indicizzazione.
Nicola, l’IA non cerca la verità, ma il dato più facile da processare. L’efficienza batte la qualità. È sempre stato così, solo su scala maggiore.
Giulia, è la solita legge del minimo sforzo su scala industriale. La visibilità non si conquista più con l’ingegno, ma con la formattazione del dato.