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Dietro il rinvio della versione 7.0 di WordPress si celano criticità relative alla collaborazione in tempo reale, alla gestione dei media e alle dimensioni del pacchetto di installazione.
Il rinvio di WordPress 7.0, mascherato da una generica ricerca di stabilità, nasconde problemi ben più seri. Funzionalità chiave come la collaborazione in tempo reale non sono pronte, sollevando dubbi sulla maturità del software. Questo stop forzato appare come il sintomo di una corsa all'innovazione che ha rischiato di compromettere l'affidabilità storica della piattaforma.
WordPress 7.0, frena e riparte: dietro le quinte del rinvio
Se stavi aspettando la versione 7.0 di WordPress con il calendario in mano, è il momento di metterti comodo. Il team di sviluppo ha tirato il freno a mano sul rilascio del “Release Candidate 1”, che in parole semplici è l’ultima prova generale prima del debutto ufficiale.
La motivazione?
Ufficialmente, si parla della necessità di concentrarsi sulla stabilità della piattaforma. Una dichiarazione che, diciamocelo, suona un po’ come una scusa generica per prendere tempo.
La notizia, apparsa nero su bianco sul blog ufficiale di sviluppo WordPress, ha subito messo in allarme la community.
Perché fermarsi proprio a un passo dal traguardo?
Dare priorità alla stabilità è sacrosanto, nessuno lo mette in dubbio, ma la sensazione è che sotto il tappeto ci sia un po’ di polvere che non si voleva far vedere. La verità, come spesso accade in questi casi, è un po’ più scomoda e articolata di una semplice comunicazione di facciata.
I veri nodi vengono al pettine
Andando a scavare un po’ più a fondo, scopriamo che questo stop non è affatto un fulmine a ciel sereno. I problemi sul tavolo erano concreti e, a quanto pare, abbastanza seri da giustificare un rinvio.
Le principali preoccupazioni riguardavano tre aree specifiche: la collaborazione in tempo reale, la gestione dei media “lato client” e le dimensioni del pacchetto di installazione.
Tradotto per chi non mastica gergo tecnico ogni giorno: si tratta di funzioni che avrebbero dovuto permettere a più persone di lavorare insieme su un contenuto come si fa su Google Docs e di gestire le immagini in modo più efficiente. Il “peso” stesso di WordPress, inoltre, stava diventando eccessivo, con il rischio di rallentare i siti web ancora prima di aver aggiunto un singolo contenuto.
Sono funzionalità promesse da tempo, pensate per rendere WordPress più competitivo. Il fatto che siano proprio queste a creare problemi la dice lunga sulla reale prontezza di questa versione 7.0. E la cosa più interessante è che questi dubbi non sono emersi all’ultimo minuto, anzi.
Un ritardo annunciato
C’era già chi, tra gli addetti ai lavori, aveva storto il naso ben prima dello stop ufficiale. Persino alcuni dei “core committer” – in pratica, il gotha degli sviluppatori che guida il progetto – avevano espresso forti perplessità sulla maturità del software. Sembra quasi di assistere al solito scontro tra chi spinge per rispettare le scadenze a tutti i costi e chi, con le mani nel codice, sa benissimo che il prodotto non è ancora pronto per andare online.
Questo stop forzato, quindi, è molto più di un semplice contrattempo tecnico.
È il segnale che la corsa a implementare nuove funzionalità, forse per tenere testa a competitor sempre più agguerriti, stava per far passare in secondo piano l’affidabilità. Resta da vedere se questa pausa basterà a rimettere le cose nel verso giusto o se dovremo abituarci a un WordPress che promette tanto ma, alla prova dei fatti, arranca.

La stabilità è la nuova feature del momento. Almeno questo castello di sabbia non è crollato.
@Benedetta Lombardi Parlano del castello per non mostrare le crepe nelle fondamenta. Solita storia.
Questa frenesia di aggiungere funzioni inutili ricorda i miei primi romanzi. Un disastro glorioso.
Questa affannosa rincorsa a funzionalità non richieste, culminata in un prevedibile stallo, dimostra come la pianificazione sia un optional. Adesso attendiamo con ansia il prossimo comunicato rassicurante sulla stabilità del nulla.
La retorica sulla “stabilità” è solo il paravento dietro cui si cela un’architettura difettosa fin dal progetto. Hanno costruito una splendida carrozzeria senza curarsi del motore, confidando che il rumore del marketing coprisse quello degli ingranaggi mancanti. Una lezione sulla percezione del valore.
@Maurizio Greco È una splendida bara con il Wi-Fi, venduta come esperienza di viaggio.
Ci vendono il futuro e poi tirano il freno. La solita favola per tenerci buoni. Questa non è tecnologia amica, è una presa in giro. Quand’è che inizieremo a costruire qualcosa di nostro, lontano da loro?
@Sebastiano Caputo La solita storia. Ci vendono il biglietto per un’astronave che non parte mai. Costruire la nostra? Bellissima idea. Ma poi chi paga il carburante per tutti?
@Paolo Fiore il carburante ce lo paghiamo smettendo di comprare biglietti per navi che non partono. Le risorse ci sono, le usano male loro.
Ci hanno venduto la collaborazione del futuro, ma la nave affonda per un pacchetto troppo pesante. Mi sento uno sciocco ad aver basato i piani su questa release; ora mi sale l’ansia per le scadenze.
Hanno cannato il lancio, punto. “Stabilità” è la foglia di fico per feature che non girano. Io se sgarro una DEM perdo clienti. Loro invece che fanno, rinviano? Bella roba.
Melissa, il punto è la fiducia. Non il ritardo. Una comunicazione opaca è un danno per chi usa la piattaforma per lavoro. La gestione delle aspettative è la base di una buona UX.
Parlare di stabilità è lucidare l’argenteria di bordo mentre la nave non ha ancora uno scafo. Si naviga a vista, ma senza la barca.
La narrazione sulla stabilità è un velo pietoso su evidenti carenze di project management. Questa “prudenza forzata” è l’unico esito razionale, sebbene dimostri una sovrastima delle capacità produttive che lascia perplessi sulla pianificazione futura dei rilasci.
Chiamano stabilità l’incapacità di consegnare un prodotto funzionante; è sempre la stessa storia malinconica.
@Carlo Benedetti Malinconica? È la cronaca di un disastro annunciato, venduto come attesa messianica.