Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
La difesa non ha funzionato, aprendo la strada a cause incentrate sulla progettazione degli algoritmi che creerebbero dipendenza nei minori.
Meta non può più nascondersi dietro la Sezione 230 e affronterà un processo per aver progettato Facebook e Instagram in modo da creare dipendenza nei minori. Le accuse si concentrano su algoritmi e notifiche, non sui contenuti. Con una richiesta di risarcimento da 1.400 miliardi di dollari, la posta in gioco per l'azienda di Zuckerberg è altissima.
La scappatoia legale non funziona più: Meta deve affrontare il processo
Meta si trova con le spalle al muro. L’azienda dovrà affrontare un processo con giuria per le accuse secondo cui Facebook e Instagram sarebbero stati deliberatamente progettati per creare dipendenza nei bambini.
La notizia arriva dopo che una corte d’appello federale ha respinto il tentativo della società di chiudere migliaia di cause legali sfruttando la famosa Sezione 230 del Communications Decency Act. Per anni, questa legge è stata una specie di scudo impenetrabile per le piattaforme, ma a quanto pare i tempi stanno cambiando.
Con una decisione unanime, tre giudici della Corte d’Appello del Nono Circuito hanno messo in chiaro un punto fondamentale: la Sezione 230 offre una difesa legale, non un’immunità totale.
Come riportato da Ars Technica, questo significa che le cause contro Meta, TikTok e altre piattaforme andranno avanti. L’accusa non si concentra sui singoli contenuti pubblicati dagli utenti, ma su qualcosa di molto più profondo: le scelte di progettazione del prodotto.
Stiamo parlando di algoritmi, notifiche push, scroll infinito e “like”, tutti meccanismi pensati, secondo l’accusa, per massimizzare il tempo trascorso sulla piattaforma a scapito della salute mentale dei più giovani. È una distinzione sottile ma determinante, che sposta il dibattito dal piano della moderazione dei contenuti a quello della responsabilità del produttore.
Ma se pensi che si tratti solo di una questione di principio legale, ti sbagli di grosso.
La vera partita si gioca su un campo dove le cifre sono astronomiche e il primo round sta per iniziare.
Una richiesta da 1.400 miliardi di dollari: la posta in gioco è altissima
Il primo vero banco di prova sarà un processo intentato dai procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey. L’accusa è pesante: Meta avrebbe violato le leggi statali a tutela dei consumatori e la legge federale sulla privacy dei minori, non solo progettando piattaforme che creano dipendenza, ma anche mentendo alle famiglie sui rischi reali per gli adolescenti.
La selezione della giuria è prevista per il 12 agosto, con l’apertura del processo la settimana successiva.
E la richiesta di risarcimento?
In un documento depositato in tribunale, Meta stessa ha rivelato che i quattro stati chiedono circa 1.400 miliardi di dollari di sanzioni civili.
Certo, bisogna essere chiari: questa cifra mostruosa è un calcolo basato sulle sanzioni massime previste dalla legge per ogni singola violazione, non un verdetto già scritto.
Ma ti dà un’idea della gravità delle accuse, no?
Ovviamente, Meta ha definito la richiesta “priva di fondamento” e sta facendo di tutto per impedire che questo numero venga presentato alla giuria, sostenendo che potrebbe influenzarne il giudizio. In pratica, sperano di tenere il numerone nascosto sotto il tappeto.
Peccato per loro che il giudice abbia già respinto una richiesta di archiviazione, assicurando che il caso arrivi dritto in aula.
Viene quasi da chiedersi se questa sia l’unica grande battaglia che Meta stia combattendo.
La verità, però, è che mentre da un lato rischia una batosta colossale, dall’altro ha appena portato a casa una vittoria che sembra raccontare una storia completamente diversa.
Due facce della stessa medaglia: vince sull’antitrust, ma inciampa sulla sicurezza
Mentre si prepara a questa tempesta legale, Meta ha recentemente incassato una vittoria significativa in un altro campo minato: l’antitrust. La Federal Trade Commission (FTC) statunitense aveva citato in giudizio l’azienda nel 2020, accusandola di aver mantenuto illegalmente un monopolio nel settore dei social network attraverso le acquisizioni di Instagram e WhatsApp.
L’obiettivo della FTC era, in sostanza, smembrare il colosso. Eppure, nel novembre 2025, un giudice federale ha dato ragione a Meta, stabilendo che la FTC non è riuscita a dimostrare che l’azienda detenga attualmente un potere di monopolio, soprattutto alla luce della concorrenza di piattaforme come TikTok e YouTube, come descritto nel dettaglio da Wikipedia.
Quindi, da una parte abbiamo un gigante che respinge con successo l’accusa di essere un monopolista, e dall’altra lo stesso gigante messo all’angolo per come i suoi prodotti influenzerebbero la mente dei più giovani.
Non ti sembra un paradosso?
La situazione è complessa: Meta dimostra di saper vincere battaglie legali di alto profilo che minacciano la sua stessa struttura, ma ora si trova di fronte a un nuovo tipo di accusa, focalizzata sulla progettazione dei suoi prodotti e sulla sicurezza dei ragazzi, con un’esposizione finanziaria potenzialmente enorme. E a guidare questa nuova carica sono molti degli stessi procuratori generali che supportano le autorità federali nella lotta antitrust.
La vittoria contro la FTC potrebbe quindi essere solo una tregua temporanea, perché la vera sfida per Meta, quella sulla sua responsabilità sociale, è appena iniziata.
