Google si tiene tutto: due terzi delle ricerche non portano più a un sito

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Questo avviene perché le risposte generate dall’intelligenza artificiale, le cosiddette AI Overviews, forniscono direttamente le informazioni agli utenti, causando un crollo verticale delle visite ai siti esterni e sollevando interrogativi sulla sostenibilità del web aperto.

La strategia di Google sta cambiando il web. Con quasi il 70% delle ricerche che non generano più click a causa delle risposte fornite dalle AI Overviews, editori e aziende vedono crollare il traffico. Questo modello, comodo per l'utente, mette a serio rischio la sostenibilità di un'informazione libera e diversificata, alimentando un ecosistema chiuso a vantaggio del colosso di Mountain View.

Google si tiene tutto: due terzi delle ricerche non portano più a un sito

Se gestisci un sito web, preparati, perché i dati del 2026 non sono per niente rassicuranti. Stiamo assistendo a un cambiamento epocale: la stragrande maggioranza delle persone che cerca qualcosa su Google non arriva mai a cliccare su un link.

Hai capito bene.

Due terzi delle ricerche finiscono lì, sulla pagina dei risultati, senza che nessun sito web riceva una visita.

Un’analisi congiunta di SparkToro e Similarweb parla chiaro: il 68,01% delle ricerche su Google negli Stati Uniti finisce lì, sulla pagina dei risultati. Meno di un terzo delle ricerche oggi genera un click verso un sito esterno.

E non è un dato isolato. Altri studi, confermano questa tendenza a livello globale, mostrando un aumento costante e inarrestabile di questo comportamento.

La verità è che gli utenti trovano la risposta direttamente su Google, senza bisogno di andare oltre.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Diciamocelo, non è successo per caso. C’è una ragione precisa, e ha a che fare con il modo in cui Google ha deciso di rispondere alle nostre domande.

Il colpevole ha un nome: AI Overviews

Il principale motore di questa trasformazione ha un nome e un cognome: AI Overviews. Sono quelle risposte generate dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima alla pagina dei risultati, riassumendo le informazioni per te. In pratica, Google prende i contenuti da siti come il tuo, li rielabora con la sua intelligenza artificiale e serve la “pappa pronta” direttamente all’utente.

Comodo per chi cerca, certo, ma devastante per chi crea i contenuti.

I dati sono impietosi: secondo uno studio di OptimizeGeo, quando compare una di queste risposte AI, la percentuale di ricerche senza click schizza all’83%.

Questo significa che nel momento in cui Google decide di “rispondere” con la sua IA, le probabilità che il tuo sito riceva una visita crollano verticalmente.

La domanda sorge spontanea: è un servizio all’utente o un modo per intrappolarlo nel proprio ambiente, senza più farlo uscire?

Il risultato è che milioni di editori, blogger e aziende che hanno costruito il web pezzo per pezzo, fornendo le informazioni che la stessa IA utilizza, vedono il loro traffico crollare.

E questo ci porta dritti al cuore del problema.

E adesso? la fine del web come lo conosciamo

Quello che sta succedendo solleva una questione enorme sulla sostenibilità del web aperto. Non è un caso se Search Engine Journal ha definito questo periodo un minimo storico per il web aperto.

Se i siti di notizie, i blog specializzati e le piccole realtà indipendenti non ricevono più visite, come possono sostenersi?

Chi pagherà per creare quei contenuti di qualità che, ironicamente, alimentano le risposte dell’IA di Google?

Certo, qualcuno fa notare che i click rimasti sono quelli con un’intenzione più commerciale, forse più preziosi, perché legati ad acquisti o contatti diretti.

Ma possiamo davvero barattare la ricchezza e la diversità dell’informazione libera per una manciata di lead più qualificati?

Il punto è che la strategia non è più solo “portare gente sul sito”, ma diventare la fonte autorevole citata in cima alla pagina, anche se questo non si traduce in una visita.

Una lotta per la visibilità dove il premio, il click, è sempre più raro.

Una dinamica che sta ridisegnando le fondamenta stesse del web, e non è detto che la nuova costruzione piacerà a tutti.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

4 commenti su “Google si tiene tutto: due terzi delle ricerche non portano più a un sito”

  1. Valerio Valentini

    Il traffico organico era un banchetto per tutti, ora è una riserva di caccia. Solo i predatori sopravvivono. Voi siete prede o cacciatori?

  2. Francesco De Angelis

    La comodità dell’utente oggi è la morte dei contenuti di domani. Google sta prosciugando le fonti che alimentano le sue stesse IA. Quando non ci sarà più nulla da aggregare, cosa ci racconteranno i chatbot?

    1. Enrico Romano

      @Francesco De Angelis La favola del web aperto è finita. A Google non interessa la qualità, ma il controllo totale. Il punto non è cosa diranno i bot, ma chi pagherà per essere visibile.

      1. Francesco De Angelis

        @Enrico Romano Esatto. E il bello è che i contenuti per addestrare questi bot li abbiamo forniti noi, gratis. Ora ci rivendono le nostre stesse informazioni in un recinto dorato. Un capolavoro di fregatura.

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