Le AI Overviews di Google non superano la prova dei fatti: i dati smentiscono Big G

Anita Innocenti

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Nuove analisi sperimentali mostrano che l’intelligenza artificiale non riduce le visite di bassa qualità, bensì sta causando un crollo significativo dei click e un aumento dell’insoddisfazione degli utenti.

La difesa di Google sulle AI Overviews viene smontata da dati concreti. Contrariamente a quanto dichiarato, non eliminano solo click di bassa qualità, ma causano un crollo del traffico organico per gli editori, con perdite fino al 58%. Questo fenomeno, unito a una minore soddisfazione degli utenti, mette a rischio l'ecosistema dei contenuti web, sollevando seri dubbi sulla sostenibilità del modello.

La difesa di Google non regge alla prova dei fatti

La storiella che Google ci racconta da mesi è più o meno questa: le sue nuove AI Overviews, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca, ti starebbero facendo un favore. Secondo Liz Reid, la responsabile della Ricerca di Google, questa funzione elimina principalmente i cosiddetti “bounce clicks”, cioè quelle visite inutili in cui un utente clicca su un link, non trova subito quello che cerca e torna indietro a Google dopo pochi secondi.

In teoria, il traffico che arriva sul tuo sito dovrebbe essere di qualità superiore, composto da persone più convinte e pronte a convertire. Una visione quasi idilliaca, se non fosse che nuovi dati la stanno smontando pezzo per pezzo.

Peccato che una nuova analisi sperimentale stia facendo crollare questo castello di carte. In questo studio hanno messo a confronto il comportamento degli utenti con e senza le AI Overviews, e il risultato è stato spiazzante: non c’è nessuna differenza misurabile nel tasso di rimbalzo, nel tempo di permanenza sul sito o nei ritorni alla pagina di ricerca. In parole povere, i click che le AI Overviews stanno cancellando non erano affatto visite di bassa qualità, ma traffico organico del tutto normale.

Ma se i click persi non erano spazzatura, allora che fine hanno fatto? E quanti sono, esattamente?

I dati parlano chiaro: un crollo verticale dei click

La risposta, purtroppo, non è rassicurante.

Quello che emerge da una valanga di ricerche indipendenti è un quadro a tinte fosche per chiunque viva di traffico organico. Non stiamo parlando di piccole fluttuazioni, ma di un vero e proprio salasso. Ahrefs, per esempio, ha messo nero su bianco un calo del 58% del click-through rate per il primo risultato organico quando compare un riassunto AI.

Altri studi, come quello di Amsive, riportano perdite medie del 15%, che schizzano al 37% se l’AI Overview si combina con un featured snippet. In pratica, Google si prende la risposta, la serve su un piatto d’argento e l’utente non ha più alcun motivo per visitare il tuo sito.

Questo fenomeno ha un nome: “effetto zero-click”. Come descritto da Press Gazette, le sessioni di ricerca che si concludono senza neanche una visita a un sito esterno aumentano drasticamente. Un esperimento ha calcolato che, senza le AI Overviews, la probabilità di una ricerca a zero click scende dal 73% al 54%.

Questo significa che Google sta trattenendo una fetta sempre più grande di utenti all’interno della sua proprietà, usando i contenuti prodotti da altri per farlo.

Il punto, però, non è solo una questione di numeri.

C’è un’altra crepa, ben più profonda, nella narrazione di Google.

Cosa sta succedendo davvero e chi paga il conto?

Google sostiene che tutto questo sia per migliorare l’esperienza dell’utente.

Dopotutto, risposte più veloci e chiare dovrebbero rendere tutti più felici, giusto?

Sbagliato.

I dati dicono l’esatto contrario. Lo stesso esperimento sul campo randomizzato che ha misurato il calo dei click ha anche tracciato la soddisfazione degli utenti.

Risultato?

Chi vedeva le AI Overviews si è dichiarato meno soddisfatto, con un calo di circa 1,14 punti su una scala da uno a cinque. Meno soddisfazione, meno click, ma Google continua a spingere su questa strada.

Per editori, marketer e creatori di contenuti, la situazione si fa complessa. Non si tratta più di filtrare il traffico “cattivo”, ma di vedere eroso il traffico buono, quello che ha sempre sostenuto il business.

Le testate giornalistiche e i blog informativi sono i più colpiti, con cali di traffico organico che vanno dal 12% a quasi il 50%. Sembra che i contenuti che si salvano un po’ di più siano quelli con dati unici e ricerche originali, ma è chiaro che il modello su cui si è basato il web per anni sta scricchiolando.

La domanda sorge spontanea: se Google usa i contenuti dei publisher per dare risposte dirette, ma allo stesso tempo taglia loro il traffico che li rende sostenibili, quanto a lungo può durare questo equilibrio?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

27 commenti su “Le AI Overviews di Google non superano la prova dei fatti: i dati smentiscono Big G”

  1. Luciano Fiore

    Hanno costruito il recinto e ora presentano il conto. Lo chiamano ‘aiuto’, i dati lo chiamano furto. La cosa che mi fa più sorridere è la nostra sorpresa ciclica davanti all’inevitabile. Quando impareremo la lezione?

    1. Alessio De Santis

      Luciano Fiore, ci hanno venduto un oceano in un bicchiere. E noi ci siamo tuffati. Adesso l’acqua è finita, siamo sul fondo, asciutti. La vera sorpresa non è la sete, ma il nostro continuo stupore di fronte al deserto.

  2. Alice Rinaldi

    Hanno convinto tutti a coltivare nel loro feudo promettendo l’accesso al mercato, per poi murare le porte della città e tenersi il raccolto. Chissà a chi venderanno i loro spazi, quando avranno desertificato il web.

    1. Alessio De Santis

      Alice Rinaldi, il raccolto non è mai stato nostro. Eravamo solo spaventapasseri nel loro campo, messi lì per far crescere i loro frutti. Ora il vento fischia tra le nostre ossa di paglia, e questo è tutto ciò che rimane delle nostre storie.

  3. Hanno prosciugato l’oceano dei contenuti per riempire la loro piscina personale, lasciando noi pesci a boccheggiare. Qualcuno aveva davvero dubbi sull’esito finale?

      1. Veronica Napolitano, la sorpresa qual è? Che una multinazionale pensi ai suoi profitti? Semplicemente ora le tue fatture verranno pagate per adattarsi a questo, non per combatterlo. È un ciclo già visto.

  4. I numeri parlano chiaro, più delle dichiarazioni ufficiali. L’AI dà le risposte e Google si prende il traffico. Chi produce le informazioni, invece, cosa riceve in cambio?

    1. Nicola Caprioli

      @Eva Fontana In cambio ricevono le briciole di un banchetto a cui non sono invitati, esito scontato di una dipendenza decennale. Stupirsi ora di questo epilogo è una distrazione che non ci si può concedere.

    1. Daniele Palmieri

      @Sara Benedetti La sorpresa non appartiene a chi lavora nel settore, ma a chi credeva che il proprio contenuto non fosse semplice carburante a basso costo per addestrare i loro modelli e monetizzare l’attenzione degli altri.

    2. Francesco Messina

      @Sara Benedetti La sorpresa non risiede nella cannibalizzazione, quanto nell’entusiasmo con cui le vittime porgono il collo al loro benevolo benefattore tecnologico.

  5. Fabio Fontana

    Questa non è un’analisi, è l’autopsia del web. Google, come un abile boia, sta decapitando il traffico che nutriva le nostre creazioni, lasciandoci a guardare il dissanguamento. Tra poco mendicheremo le briciole direttamente dalla sua opulenta tavola digitale?

  6. Isabella Riva

    Si fingono i giardinieri del web. In realtà creano un deserto di cemento, fatto di riassunti. Hanno avvelenato il pozzo comune. Prossimo passo: venderci la loro acqua in bottiglia?

    1. Clarissa Graziani

      @Isabella Riva La sua metafora è chirurgica. Promettevano un giardino e hanno versato il cemento. Confesso di aver comprato i semi con grande fiducia. Un eccellente investimento sul futuro, direi.

  7. Isabella Sorrentino

    Ci stanno facendo il “favore” di azzerare il traffico, un gesto di squisita generosità. Mentre gli editori affondano, mi domando cosa riassumerà l’AI domani: il silenzio che ha contribuito a creare?

    1. Tommaso Sanna

      @Isabella Sorrentino Quando avrà finito di cannibalizzare le fonti originali, l’AI non riassumerà il silenzio, ma un’elegante tautologia digitale. Noi editori, ironicamente, saremo i primi spettatori della fine del nostro stesso mondo, un epilogo quasi poetico per la nostra professione.

    2. Alessandro Parisi

      @Isabella Sorrentino Il dramma è che c’ero cascato pure io, convinto che il progresso fosse per tutti. Invece ci “purificano” dal traffico superfluo mentre i nostri conti vanno in rosso. Un’opera di carità, praticamente, per la quale dovremmo pure ringraziare.

      1. Patrizia Bellucci

        @Riccardo De Luca Altro che sognare, qui si abbassa la serranda. Loro monetizzano e noi spariamo nel nulla, questa è la realtà dei fatti.

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