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Sacks ha 400 investimenti nell’IA che non regola più da marzo

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Il suo fondo ha 400 investimenti nell’IA e una deroga etica.

David Sacks, consigliere per l'IA, detiene 400 investimenti tramite Craft Ventures, fondata nel 2017, e ha definito pseudoscienza le valutazioni indipendenti sui modelli. Il conflitto d'interessi conta perché la sua deroga etica, definita grazia presidenziale in anticipo, accompagna una politica federale che svuota le leggi statali, nonostante l'85% dei repubblicani chieda tutele.

David Sacks ha definito le valutazioni di terze parti sui modelli di intelligenza artificiale “pseudoscienza” e “censura e controllo”. Il 21 settembre 2026, questo non è un dettaglio: è la premessa di una politica sull’IA che ha già un portafoglio da difendere. Come si legge in un’inchiesta del Guardian pubblicata ieri, l’uomo che ha definito la rotta dell’intelligenza artificiale americana fino a marzo 2026, quando il suo ruolo formale di czar si è esaurito con i 130 giorni da special government employee e la sua poltrona è diventata quella di co-presidente del consiglio della Casa Bianca per scienza e tecnologia, non è un osservatore neutro: è un investitore seriale con un conflitto di interessi grande quanto il suo portafoglio.

Il conflitto da 400 investimenti

Prima di guardare alle regole, guardiamo a chi le scrive. David Sacks ha co-fondato Craft Ventures nel 2017, un fondo che ha raccolto centinaia di milioni di dollari per aziende tecnologiche. Non è una scommessa da poco. E non è nemmeno la più grossa: come ricostruito da un’indagine di NPR, lui e la sua società di venture capital, Craft Ventures, detengono più di 400 investimenti in aziende coinvolte in qualche modo nell’intelligenza artificiale.

Quattrocento investimenti. Ogni decisione sulla regolamentazione dell’IA tocca direttamente il valore di ciò che Sacks possiede. In un sistema attento ai conflitti di interessi, questa sarebbe una ragione per farsi da parte. Qui invece è prevista una deroga etica. Kathleen Clark, esperta di etica governativa, ha descritto la deroga di Sacks come “una grazia presidenziale in anticipo”: non un rimedio a un problema, ma un salvacondotto preventivo.

Ma c’è un dato che stride. Mentre il suo patrimonio cresce con l’IA, la sua opinione sulla sicurezza è già nota. Ed è un’opinione che non lascia spazio a dubbi.

La pseudoscienza e la prelazione federale

Quella distanza tra interessi e giudizio si traduce in un piano preciso. A settembre, Sacks ha liquidato le valutazioni di terze parti come “pseudoscienza” e “censura e controllo”. Di cosa parliamo? Dei sistemi in cui esperti indipendenti testano i modelli prima del rilascio, per capire se possono essere manipolati, se producono danni, se rispondono male in situazioni critiche. Non è un tecnicismo da addetti ai lavori: è l’equivalente dei crash test per le auto, applicato ai modelli che milioni di persone usano ogni giorno.

Il problema non è l’opinione in sé. È che quell’opinione oggi governa un meccanismo federale costruito per svuotare le leggi statali sull’IA. Come documentato da una direttiva della Casa Bianca, già lo scorso dicembre l’amministrazione ha creato una “AI Litigation Task Force” nel Dipartimento di Giustizia e ha legato i finanziamenti federali alla condizione di non ostacolare la politica nazionale sull’intelligenza artificiale. Tradotto: se uno Stato prova a imporre controlli più severi, rischia di finire in tribunale o di perdere fondi.

È un doppio movimento: a livello federale si smontano i controlli, a livello statale si tolgono gli strumenti per reintrodurli. Il contrasto con l’opinione pubblica è netto. A maggio, un sondaggio di Bryson Gillette Insights per il Future of Life Institute aveva rilevato che l’85% dei repubblicani sostiene che Trump debba agire con forza per garantire uno sviluppo sicuro dell’IA. L’85%. Non una minoranza critica: la quasi totalità della base. Eppure la rotta scelta è un’altra.

Nei mesi scorsi, Sacks è passato anche a co-presiedere il PCAST, il consiglio di consulenza scientifica del presidente, come riportato da CNBC. Un altro tassello di un percorso in cui chi dovrebbe essere controllato finisce per scrivere le regole del controllo.

Se le valutazioni indipendenti sono “pseudoscienza”, chi garantisce che i modelli non facciano danni? La risposta, secondo gli esperti, non è rassicurante.

Una grazia presidenziale in anticipo

La definizione di Kathleen Clark — “una grazia presidenziale in anticipo” — chiude il cerchio. Non parliamo di un’assoluzione arrivata dopo un’accusa: la protezione è arrivata prima. Per chi fa impresa online, la regola del gioco cambia. Un’intelligenza artificiale meno regolata non è necessariamente un vantaggio: è più esposta a rischi reputazionali e legali, che ricadono su chi la integra nei propri processi. Con un regolatore che smonta i controlli e un apparato federale che svuota le leggi statali, le aziende online dovranno decidere se fidarsi delle promesse o dei fatti. Chi vende fiducia dovrà costruirsela da solo.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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