Addestrare modelli su opere protette è legale solo se i contenuti non provengono da fonti pirata.
La scorsa settimana, il 29 agosto, Sony Music Publishing ha portato Anthropic in tribunale. Con questa mossa, la mappa aggiornata delle cause per violazione del diritto d’autore contro le aziende di intelligenza artificiale negli Stati Uniti sale a 138 procedimenti, con dati aggiornati al 30 agosto 2026. Oltre alla nuova causa, ci sono aggiornamenti sull’assegnazione dei giudici nei casi Round Hill Music contro Suno e contro Anthropic.
Il numero non racconta tutto. Per capire perché queste cause arrivano adesso serve guardare a un precedente recente: la sentenza Bartz.
Il fronte si allarga: 138 cause e una mossa di Sony
Il totale delle cause per violazione del diritto d’autore contro le aziende di intelligenza artificiale negli Stati Uniti è 138. La mappa aggiornata al 30 agosto elenca procedimenti, parti e giudici. La nuova azione di Sony Music Publishing contro Anthropic entra in un quadro già affollato, in cui le case editrici musicali non sono sole.
Non si tratta di un caso isolato. Gli aggiornamenti sull’assegnazione dei giudici nei casi Round Hill Music contro Suno e contro Anthropic mostrano che il fronte delle case editrici musicali avanza su più binari. L’assegnazione dei giudici non è una nota a margine: può cambiare i tempi e l’orientamento di un procedimento. Ma il punto non è solo quanti processi sono aperti: è cosa un giudice ha già deciso.
La linea Bartz: usare sì, piratare no
Per capire cosa si gioca davvero serve il caso Bartz. La linea tracciata nel caso Bartz è semplice: usare opere protette da copyright per addestrare un modello di intelligenza artificiale è legale; acquisire quelle opere attraverso la pirateria non lo è. Anthropic è stata condannata a pagare 1,5 miliardi di dollari proprio su questo punto.
La differenza è sottile ma decisiva. Un conto è addestrare un modello su materiale ottenuto in modo lecito. Un altro è procurarsi quel materiale da fonti pirata prima ancora di addestrarlo. Il giudice non ha messo in discussione l’addestramento in sé, ma il modo in cui i contenuti sono entrati nel dataset. Questa distinzione spiega perché una parte del settore continua a cercare accordi, mentre un’altra va in tribunale.
E i numeri spiegano la posta. Le case editrici parlano di un’azione che copre più di 20.000 opere e chiedono oltre 3 miliardi di dollari. La condanna da 1,5 miliardi nel caso Bartz è già una somma concreta, ma le richieste in ballo sono il doppio. Non è una discussione teorica: sono cifre che possono cambiare i conti di chi produce contenuti e di chi costruisce modelli.
Accordi, danni e prossime mosse per chi pubblica
Eppure non tutti vogliono combattere fino in fondo. Warner ha risolto la sua causa contro Udio, segno che la via degli accordi non è un’ipotesi remota. I numeri, intanto, si muovono in fretta: a ottobre 2025 il totale delle cause era 52. Oggi siamo a 138.
E i danni possono essere pesanti. Nei casi Round Hill contro Suno e Anthropic, ogni opera violata intenzionalmente può portare a danni statutari fino a 150.000 dollari per singola opera. Moltiplicati per migliaia di opere, i numeri diventano rapidamente miliardari. La prossima sentenza dirà se la linea Bartz regge o se la via degli accordi diventerà la norma.
Per chi pubblica online, il messaggio è chiaro: il diritto d’autore con l’intelligenza artificiale non si decide solo in tribunale, ma anche nei termini degli accordi. La visibilità di domani dipenderà da come si negozia oggi.
