L’esperimento partirà negli Stati Uniti e coinvolgerà i piani Free e Go, trasformando l’esperienza utente in un nuovo campo di battaglia tra brand, algoritmi e credibilità percepita
📌 TAKE AWAYS
La pubblicità entra in ChatGPT, segnando una svolta nell’esperienza utente e nel rapporto tra risposte e promozione.
L’integrazione tra advertising e SEO emerge come l’approccio più solido per costruire visibilità, credibilità e autorevolezza del brand nel lungo termine.
Ricordo ancora quando, qualche anno fa, parlavo di intelligenza artificiale come di una terra promessa, un luogo magico dove l’informazione era pura, distillata e, soprattutto, libera dal rumore delle televendite.
Mi sentivo un po’ come quegli esploratori che scoprono un’isola deserta e pensano: “Qui non arriveranno mai i turisti con i calzini bianchi e i selfie stick”.
E invece, eccoci qui.
Ti vedo mentre guardi lo schermo del tuo smartphone e ti chiedi se quel consiglio che ChatGPT ti ha appena dato su quale software gestionale scegliere sia farina del suo sacco o il risultato di un bonifico bancario ben piazzato.
Sei un po’ preoccupato, lo capisco.
OpenAI ha appena ufficializzato quello che molti di noi temevano e che Sam Altman, il CEO dell’azienda, aveva giurato di voler evitare fino a poco tempo fa: la pubblicità sta arrivando dentro ChatGPT.
E non è una piccola novità, è un terremoto.
Il prezzo del progresso e il debutto di ChatGPT Go
Partiamo dai fatti, quelli nudi e crudi. OpenAI non è una Onlus, anche se il nome potrebbe trarre in inganno.
Per mantenere un’infrastruttura capace di rispondere a più di 500 milioni di utenti ogni mese e per onorare l’impegno di spendere 1.400 miliardi di dollari in otto anni per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, i soldi devono arrivare da qualche parte.
Sam Altman ha l’obiettivo ambizioso di chiudere il 2025 con 20 miliardi di dollari di fatturato. Una cifra enorme, che i soli abbonamenti “Plus” da 20 dollari al mese non possono coprire.
Così è nato ChatGPT Go.
È un nuovo piano di abbonamento, lanciato già in 171 paesi, che al costo di circa 8 dollari al mese promette un accesso avanzato a memoria, immagini e caricamento file.
Ma c’è un “ma”.
Anche se paghi questi 8 dollari, vedrai la pubblicità.
OpenAI inizierà i test negli Stati Uniti proprio nelle prossime settimane, inserendo annunci nei piani Free e Go. Solo gli utenti Plus, Pro ed Enterprise resteranno in una sorta di oasi protetta dal marketing.
Immagina la scena: un tuo potenziale cliente sta cercando una ricetta per una cena messicana.
ChatGPT gli risponde con dosi e passaggi precisi, ma in fondo alla risposta appare un suggerimento sponsorizzato per una salsa piccante di un brand specifico, magari con un tasto per l’acquisto immediato grazie a strumenti come “Instant Checkout“, già testato con giganti come Walmart ed Etsy.
Ti sembra una comodità?
Lo è.
Ma per te che vendi prodotti o servizi, è l’inizio di una nuova corsa all’oro dove il rischio di restare a secco è altissimo se decidi di affidarti solo alla carta di credito.

L’illusione dei soldi facili e la “trappola del ventilatore”
Vedi, la pubblicità è come un ventilatore in una giornata afosa: ti dà un sollievo immediato, ma appena premi l’interruttore “off”, il caldo torna a soffocarti.
Investire negli annunci dentro ChatGPT può sembrare la mossa del secolo.
“Metto i soldi lì, la gente mi vede mentre chatta e compra”.
Semplice, no?
Eppure, c’è un dettaglio che molti trascurano: le pubblicità sono per loro natura effimere. Esistono finché paghi. Se domani decidi di tagliare il budget perché le materie prime sono aumentate o perché vuoi investire in una nuova sede, la tua visibilità dentro l’intelligenza artificiale svanisce in un millisecondo.
Non resta nulla. Nessuna traccia, nessuna eredità.
Sam Altman stesso ha ammesso in passato di “odiare” la pubblicità e di trovarla “inquietante” se mescolata all’intelligenza artificiale. Se persino chi incassa quei soldi è scettico, tu dovresti esserlo il doppio.
La pubblicità nei chatbot è un affitto, e gli affitti nel mondo digitale tendono a diventare sempre più cari man mano che lo spazio si affolla. Quello di cui il tuo brand ha bisogno non è un posto a sedere in affitto, ma la proprietà del palazzo.
Qui entra in gioco la vera strategia, quella che differenzia un imprenditore che rincorre le mode da uno che costruisce un impero. Il segreto non è apparire “accanto” alla risposta dell’intelligenza artificiale perché hai pagato, ma essere “la risposta” stessa perché sei considerato l’autorità massima nel tuo settore, come abbiamo detto con Avinash Kaushik.
Diventare la fonte della verità per gli algoritmi
Ti sei mai chiesto come faccia ChatGPT a sapere che i tuoi prodotti sono validi o che la tua azienda è affidabile?
Non legge nel pensiero e non ha una coscienza.
Mastica miliardi di pagine, articoli, recensioni e dati tecnici per costruire quella che noi chiamiamo “conoscenza”. Se il tuo sito web è un guscio vuoto o, peggio, se è strutturato male, per l’intelligenza artificiale tu semplicemente non esisti.
La SEO, quella materia che molti considerano noiosa o superata, è in realtà l’unica strada per costruire un’autorevolezza a lungo termine. Quando parlo di SEO oggi, non intendo più solo scalare la classifica di Google.
Parlo di rendere il tuo brand così rilevante, chiaro e autorevole che i Large Language Models (LLM) come GPT o Claude ti scelgano come fonte primaria.
Se ChatGPT risponde a una domanda complessa citando i tuoi dati o il tuo approccio, hai ottenuto qualcosa che nessuna pubblicità da 8 dollari al mese potrà mai comprarti: la fiducia incondizionata dell’utente.
Una volta che smetti di investire in annunci, quel posizionamento organico, quell’essere diventato “parte del cervello” dell’IA, resta.
È strategico, è solido, è tuo.
È l’unico modo per garantire vendite e conversioni anche quando il mercato decide di alzare i prezzi dei click o quando il traffico organico ha un calo fisiologico.
Il rischio di delegare l’intelligenza alla sola tecnologia
C’è un aspetto quasi ironico in tutto questo. OpenAI promette che i dati delle tue conversazioni non verranno venduti agli inserzionisti e che potrai disattivare la personalizzazione.
Ma ammettiamolo: chi lo farà davvero?
La comodità vince quasi sempre sulla privacy.
Presto potrai fare domande direttamente a un annuncio pubblicitario per decidere se acquistare o meno. “Questo albergo ad Aosta è adatto ai cani?”, chiederai alla chat.
E l’annuncio ti risponderà.
Ma rifletti un attimo: tu vuoi essere quello che paga per avere una chat che convince il cliente, o vuoi essere il brand che il cliente cerca attivamente perché ha letto ovunque che sei il migliore?
La pubblicità nei piani Free e Go di ChatGPT servirà a dare visibilità alle piccole imprese e ai marchi emergenti, certo, ma rischia anche di creare un ambiente saturo dove vince chi ha il portafoglio più gonfio, non chi ha l’offerta migliore.
Come tuo consulente SEO, il mio compito è portarti fuori da questa mischia. Dobbiamo lavorare affinché il tuo sito diventi un faro per gli algoritmi. Dobbiamo fare in modo che, quando l’IA scansiona la rete, trovi nel tuo brand una risposta oggettivamente utile, tecnica, precisa.
Solo così potrai guardare alle novità di OpenAI con il distacco di chi sa di aver già vinto la partita più importante: quella della reputazione digitale.
Costruire un ecosistema che sopravvive ai test di mercato
Nelle prossime settimane vedremo i primi banner apparire in fondo alle risposte su piatti messicani o viaggi nel New Mexico. Saranno etichettati chiaramente come “sponsorizzati”. Gli utenti potranno ignorarli o chiedere perché li stanno vedendo.
È una fase di test, un esperimento sociale e tecnologico su scala globale. Ma tu non puoi permetterti di essere un esperimento.
Il tuo business ha bisogno di certezze.
E la certezza oggi si chiama autorevolezza.
Se punti tutto sulle “ads”, sarai sempre schiavo di un algoritmo che domani potrebbe decidere che il tuo settore è troppo “sensibile” per la pubblicità, proprio come OpenAI sta già facendo per la salute e la politica. Se invece punti sulla creazione di un’identità digitale forte, strutturata secondo i criteri che gli LLM amano, avrai costruito un asset che produce valore mentre dormi, senza dover pagare un “pizzo” quotidiano a Sam Altman.
La domanda che ti rivolgo, allora, non è quanto budget vuoi stanziare per i nuovi annunci di ChatGPT.
La domanda è: quanto vale per te essere considerato la fonte più autorevole del tuo mercato?
La risposta a questa domanda determinerà se tra due anni sarai ancora qui a rincorrere l’ultimo aggiornamento software o se sarai tu a dettare le regole nel tuo settore.
Il futuro non è di chi paga, ma di chi risponde meglio
Non farti ingannare dalla semplicità di un tasto “promuovi”.
La pubblicità nel mondo dell’intelligenza artificiale è uno strumento di distribuzione potente, ma diventa davvero efficace solo se inserito in una strategia che integra ads e SEO.
Se il tuo prodotto non ha una storia, se il tuo sito non comunica competenza, se non sei presente nei database mentali dei nuovi motori di risposta, sarai solo un altro fastidioso intermezzo tra una ricetta e un consiglio di viaggio.
Il mio approccio è diverso.
Io voglio che il tuo brand sia l’ingrediente principale, non il suggerimento in fondo alla pagina.
Voglio che la tua azienda sia quella risposta utile che ChatGPT fornisce perché non può farne a meno, perché sei ovunque, sei autorevole e sei il migliore.
Questo richiede un lavoro integrato, richiede visione e, soprattutto, richiede di smettere di guardare alla tecnologia come a una magia nera e iniziare a vederla per quello che è: un immenso archivio che aspetta solo di essere istruito da chi ha qualcosa di vero da dire.
La vera strategia, quindi, non è scegliere tra ads e SEO, ma usarle insieme (consapevoli che la pubblicità da sola, si rivela effimera): le ads accelerano la visibilità, la SEO costruisce fiducia, continuità e riconoscibilità per gli algoritmi e per le persone.
Il treno della pubblicità nell’IA sta partendo, e molti ci saliranno pagando un biglietto salato per un posto in piedi. Noi possiamo scegliere di restare a terra e costruire la stazione.
Perché alla fine, i passeggeri scendono sempre, ma chi possiede l’infrastruttura è l’unico che continua a guadagnare, giorno dopo giorno, risposta dopo risposta.
E tu, da che parte vuoi stare?
Se hai deciso, contatta qui la mia agenzia.
La pubblicità arriva su ChatGPT: domande frequenti
La pubblicità in ChatGPT influenzerà le risposte?
Gli annunci dovrebbero essere separati dai contenuti generati, ma la presenza di suggerimenti sponsorizzati può cambiare la percezione di neutralità e aumentare i dubbi su cosa sia consiglio e cosa sia promozione.
Chi vedrà gli annunci e dove partiranno i test?
I test partono negli USA e coinvolgono i piani Free e Go, mentre gli abbonamenti di fascia più alta restano senza advertising.
Conviene investire in ads dentro ChatGPT o in autorevolezza organica?
Le ads offrono visibilità immediata ma legata al budget, mentre l’autorevolezza organica costruita con contenuti solidi e segnali di affidabilità tende a durare di più e a rendere il brand una fonte scelta dagli algoritmi.
