SEO negativa: ecco perché sono convinto che sia una falla irrecuperabile

la seo negativa nei giorni nostri

Di SEO negativa si parla troppo poco e, generalmente, male.

Certo, là fuori ci sono un sacco di articoli che spiegano cos’è la SEO negativa e quali sono le tecniche di attacco più comuni.

Quello che manca è una riflessione più profonda, che vada alla radice del problema.

Ci sono delle questioni che non vengono mai affrontate, ovvero: 

  • Perché esiste la SEO negativa?
  • Cosa sta facendo concretamente Google per contrastarla?
  • È possibile eliminare del tutto gli attacchi di negative SEO?

Ecco, la risposta all’ultima domanda è: no. Almeno secondo me.

Dici che sono troppo pessimista?

Non credo proprio. Ora ti spiego perché.

Che cos’è la SEO negativa?

Se la SEO ha l’obiettivo di migliorare il posizionamento di un sito web sui motori di ricerca, la SEO negativa è esattamente l’opposto.

Le attività di SEO negativa mirano infatti a declassare il sito di un competitor per fargli perdere posizioni e traffico.

Un attacco di negative SEO è quindi un vero e proprio attacco al tuo business, e rischia di compromettere il frutto di anni di lavoro passati a scalare faticosamente la SERP.

La tecnica più utilizzata per svalutare un sito agli occhi di Google è la link building negativa.

Come funziona?

È presto detto. 

Da un giorno all’altro il tuo sito viene sommerso da una valanga di link in entrata di pessima qualità

Google ovviamente pensa che tu stia provando a barare, a manipolare l’algoritmo facendo link building “ignorante”.

E quindi taac, arriva la penalizzazione.

E con essa la perdita di posizioni, traffico e –ricordiamolo –  soldi.

negative seo meme

Un attacco di SEO negativa può generare un danno davvero enorme. Ti assicuro che in molti casi servono ore e ore di lavoro per rimediare al misfatto e recuperare i posizionamenti perduti.

Sai però qual’è la vera beffa?

Che lanciare un attacco del genere è facilissimo. 

Basta andare su un sito specializzato e acquistare dei pacchetti di link di bassa qualità generati con appositi software a un costo irrisorio.

Tempo totale 15 minuti, se va bene.

negative seo example

La domanda allora sorge spontanea…

Perché diavolo è così semplice? Perché il sofisticatissimo algoritmo di Google si lascia ingannare così facilmente?

La risposta è complessa, e ha a che fare con la filosofia che sta alla base stessa di Google.

La filosofia di Google? Ma che è, Roberto, ti metti a vaneggiare?

No, no, tranquillo.

Seguimi ancora un attimo e capirai tutto.

Perché Google non riesce a contrastare la SEO negativa?

Come detto, la link building negativa è una delle tecniche più utilizzate per colpire il sito di un competitor e farlo scendere nella pagina dei risultati.

Questo perché i link rappresentano la più grande vulnerabilità dell’algoritmo di Google.

Mi spiego meglio.

Fin dalla sua nascita, Google ha attribuito un’estrema importanza ai link. 

La quantità e la qualità dei link in entrata era (e, in parte, ancora è) uno dei fattori in grado di incidere di più sul ranking dei contenuti.

I più anziani navigati forse ricorderanno il famigerato Page Rank.

the page rank formula from wikipedia
La formula per il calcolo del pagerank – Wikipedia

Il Page Rank è stato una metrica dichiaratamente fondamentale nei primi anni di vita del nostro Big G. Si tratta di un valore (da 0 a 10) che attesta il grado di notorietà di un sito web.

Come? 

Al 99%, guardando appunto al numero e alla qualità dei link in entrata.

Il ragionamento era semplice ma, a suo modo, geniale.

Se un contenuto riceve molte citazioni –  quindi, molti link in entrata – significa che è popolare, famoso, discusso. Utile.

Quindi si tratta di un contenuto rilevante, da premiare e far apparire nelle posizioni più alte della SERP.

E se un contenuto riceve link da un sito o da una pagina che è a sua volta citata, discussa e nota… tanto meglio, questo significa che è un contenuto di alto livello, quindi andrà premiato.

(Ovviamente sto semplificando, la questione è un po’ più complicata di così)

Sulla carta, questa logica non fa una piega.

Quando però gli esperti e aspiranti esperti SEO di tutto il mondo hanno capito come funziona il meccanismo, beh, secondo te cos’è successo?

Hanno iniziato a sfruttarlo a loro favore. In poche parole, è nata la link building.

Ci sei fin qui?

Il problema è che a Google non piace essere manipolato. 

Google cerca infatti di “garantire effettivamente un’esperienza di qualità all’utente” e di premiare i risultati più utili. Non perché sia un buon samaritano, sia chiaro, ma perché vuole che le persone continuino ad usare Google e non un altro motore di ricerca, in modo da continuare a fare tonnellate di soldi.

E così, aggiornamento dopo aggiornamento, Google ha penalizzato sempre di più i link “non naturali” – le virgolette sono d’obbligo.

Con il crescere delle penalizzazioni, però, è fiorita la link building negativa.

La link building negativa sfrutta infatti proprio quei meccanisimi di controllo sulla qualità dei link che Google ha implementato per evitare la manipolazione dell’algoritmo.

Per cui se un malintenzionato vuole colpire il tuo sito web gli basterà fare quello che a Google non piace: riempirlo di link in entrata di bassa qualità.

I link di bassa qualità sono quelli che vengono da:

  • siti porno
  • siti a loro volta penalizzati
  • reti di siti di pessima qualità (link farm)
  • siti con tematiche particolari (es. gioco d’azzardo)

Tutto chiaro?

Ora aggiungiamo un altro tassello del puzzle.

Per un saaacco di tempo Google si è sostanzialmente lavato le mani della SEO negativa.

Riconoscere la vulnerabilità che i link rappresentavano nel sistema di ranking significava infatti ammettere che l’algoritmo fosse… beh, fin troppo facile da aggirare.

A un certo punto, e con somma gioia di noi teste-di-SEO, ha inserito nella Search Console la funzione Disavow, che permette di disconoscere alcuni link in entrata.

In pratica con il Disavow puoi dire a Google: “Ehi, no, il link da questo sitaccio io non l’ho mai chiesto, non lo voglio, per favore non contarlo”.

Tutto a posto, quindi?

Non esattamente.

Il tool di Disavow ha infatti due problemi fondamentali:

  1. È scomodo. 
    Lo strumento funziona infatti inviando dei file .txt dove vanno inseriti UNO AD UNO i domini da cui vuoi rifiutare il link. Quando però sei vittima di un attacco serio di SEO negativa puoi ricevere migliaia e migliaia di link tossici al giorno. Che dovrai controllare e distinguere dai link buoni, positivi. 

Capisci che lavoraccio?

  1. È un rattoppo, una pezza.
    Google, con la sua straordinaria potenza di scansione, individua quasi immediatamente i nuovi link in entrata, e subito li valuta per determinare le modifiche del posizionamento.

    Ma tu, comune mortale, puoi visualizzare i nuovi link in entrata sulla Search Console solo giorni dopo averli ricevuti (e, se usi solo la Search Console, non li becchi nemmeno tutti).

    Quindi prima perdi posizioni, poi capisci perché, più tardi ancora inizi a rimediare. E intanto paghi quel tempo in mancati guadagni.

Una bella fregatura.

Come Google sta provando a bloccare la SEO negativa e perché non ci riuscirà

Come ormai avrai capito, i link sono il tallone d’Achille dell’algoritmo di Google. 

Basare la valutazione dei contenuti sui link rende fin troppo aggirabile il meccanismo che determina il ranking.

Tramite i link si può infatti “pompare” un sito (link building) o farlo crollare miseramente (link building negativa). Entrambe pratiche che Google vorrebbe evitare.

Ed effettivamente sta provando a sabotarle.

Come?

Diminuendo il potere dei link.

Le ultime evoluzioni parlano chiaro, in particolare le novità apportate a partire dal Penguin Update.

Due sono le direzioni in cui Google si sta muovendo per rivoluzionare la valutazione dei contenuti:

  • Cercare di comprendere meglio il linguaggio naturale (vedi alla voce Bert);
  • Dare più peso ai segnali legati all’esperienza degli utenti.

La comprensione del linguaggio umano è però un’impresa mastodontica, di cui siamo appena agli inizi.

La vera svolta negli ultimi aggiornamenti è stata quella legata alla user experience.

Google ha infatti ormai tutti i mezzi per valutare e processare in un batter d’occhio come gli utenti reagiscono ai contenuti in termini di interazione e coinvolgimento.

Non per niente hanno acquisito sempre più valore metriche come:

  • tasso di clic (sulla pagina dei risultati)
  • tempo di permanenza
  • percentuale di rimbalzo e di uscita
  • clic sulla pagina, scroll, riproduzione video e altri segnali di interazione con il contenuto.

Ma Google ha anche una potenza di calcolo in termini quantistici, che noi facciamo fatica anche solo ad immaginare. 

Questo significa che può svolgere a livello istantaneo una montagna di test di posizionamento per determinare quali contenuti soddisfano di più gli utenti.

Lascia allora che faccia una previsione.

Oggi i link sono ancora molto importanti nel determinare il posizionamento.

Di questo passo però nel giro di un anno o due potrebbero diventare pressoché irrilevanti.

E quindi? Au revoir SEO negativa?

Magari.

Purtroppo, come si dice dalle nostre parti: fatta la legge, trovato l’inganno.

Sì, perché anche le metriche sul coinvolgimento dell’utente possono essere falsate.

Sapevi ad esempio che esiste un servizio con cui puoi pagare degli utenti (persone vere, non bot) per comportarsi in un certo modo sulla SERP?

Facciamo finta che il tuo sito compaia mediamente in terza posizione per la query “caramelle gommose”.

A fronte di una spesa non così esorbitante, puoi richiedere che centinaia di utenti ignorino i primi due risultati e vadano a cliccare direttamente sul tuo sito, interagendo poi in profondità con la tua pagina.

Se invece volessi essere più cattivello e danneggiare i tuoi competitor potresti chiedere di aprire le pagine dei primi due risultati e poi tornare velocemente in SERP.

Ripeti per dieci, cento, mille volte e vedrai che Google inizierà a penalizzare i siti sotto attacco.

Insomma, siamo punto e a capo.

La triste verità è che con ogni probabilità la SEO negativa continuerà ad esistere e si evolverà insieme all’algoritmo di Google.

No, non sono pessimista. Sono semplicemente realista.

Ma, dulcis in fundo, c’è anche una nota positiva.

Sì, perché esistono dei modi per proteggersi efficacemente dagli attacchi, o rimediare se ne sei stato vittima.

Proteggersi dalla SEO negativa

Te lo dico in tutta onestà e senza giri di parole: per proteggerti dalla SEO negativa o rimediare a un attacco hai bisogno di un consulente SEO.

Non ci sono bacchette magiche o tool portentosi. 

Serve capacità, strategia e olio di gomito.

Un consulente SEO serio può infatti aiutarti a:

  • Riparare i danni causati da un attacco e farti recuperare il traffico perso;
  • Monitorare costantemente la situazione e quindi agire con prontezza in caso di attacco;
  • Prevenire un attacco, rendendo il tuo sito più autorevole agli occhi di Google e quindi meno vulnerabile anche in caso di attacchi.

Io l’ho già fatto per molti clienti.

Se ti interessa, mandami una mail. Possiamo valutare insieme cosa fa al caso tuo. 

Fai marketing ascoltando, non strillando.
Un abbraccio.


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