WordPress & sitemap: 3 tool seo-friendly per risolvere ogni problema

wordpress sitemap

Se sei atterrato su questo articolo sai già perfettamente cos’è una sitemap XML e perché è importante per il posizionamento SEO.

Probabilmente, però, ti sei rotto le scatole di creare la sitemap con strumenti esterni che ti obbligano a mille passaggi ogni volta che devi fare una modifica.

Per fortuna esistono dei plugin con cui puoi gestire la sitemap dentro WordPress in modo completamente automatico.

Personalmente ti posso dire che ne ho testati molti, ma ce ne sono tre che preferisco su tutti gli altri.

(Può sembrare impossibile, ma ad oggi ci sono ancora molti plugin SEO che non gestiscono bene la sitemap XML, per quanto sia uno strumento usato da anni e anni…)

Presto detto, ecco l’elenco dei miei preferiti da esperto SEO.

SiteMap SEO-friendly? Ecco i 3 plugin per risolvere (definitivamente) oggi stesso.

1 – Yoast SEO

Se mi conosci un po’, sai che ho detto più di una volta che il plugin di Yoast è stato la rovina della SEO su WordPress, ne ho parlato qui

Quindi no, non mi sto smentendo: penso ancora che il famoso semaforino verde sia una piaga per tutto quel che riguarda il SEO copywriting.

Al contrario, però, Yoast fa un ottimo lavoro con la sitemap XML, perché:

  • fornisce un sitemap index e gestisce in modo corretto le sitemap specifiche dentro l’indice;
  • gestisce i reindirizzamenti da un contenuto all’altro;
  • ti permette di scegliere agevolmente cosa inserire in sitemap e cosa no;
  • propone insomma una sitemap sempre fresca e aggiornata.

Nota di merito extra: la sitemap index garantisce un unico URL da dare in pasto alla Search Console, facilitandoti il lavoro.

Yoast, quindi, promosso a pieni voti sulla sitemap.

Rimandato sul resto.

2- Rank Math

Anche questo è un ottimo plugin per la gestione della sitemap.

Con Rank Math la tua sitemap è molto flessibile, e anche qui puoi decidere di includere o escludere delle tassonomie specifiche: pagine, post, categorie, tag…

Puoi anche scegliere il numero di URL che vuoi inserire in sitemap, aggiungere o togliere una certa pagina o un certo post. Tutti aspetti che copre anche Yoast, per intenderci.

Una cosa che invece ti interessa particolarmente se hai un sito editoriale: Rank Math fornisce anche la sitemap per Google News.

Yoast, ad esempio, non lo fa, perlomeno non nella versione gratuita.

3- Google XML Sitemaps

A differenza dei primi due, questo plugin è estremamente leggero, perché fa una e una sola cosa: gestire la sitemap XML (e il file robotx.txt). Niente di più, niente di meno.

Di conseguenza, è un plugin ottimo se non vuoi appesantire o rallentare il tuo sito WordPress.

Un altro bel vantaggio di questo plugin è che lancia un ping ogni volta che pubblichi un nuovo contenuto, stimolando il crawler di Google a indicizzare più rapidamente la pagina.

Non male, no?

Leggi anche: Sitemap: XML o HTML? Scopri cos’è e come può aiutare la tua SEO

Sitemap XML su WordPress: 5 errori da non fare

Come volevo dirti, questi tool sono molto comodi, perché gestiscono in automatico diversi aspetti legati alla sitemap.

Ovviamente dietro ai plugin ci deve essere uno strumento ancora più importante: il tuo cervello! Ci sono infatti alcuni errori molto comuni nella gestione della sitemap. Errori strategici, non tecnici. Vediamoli insieme per imparare ad evitarli…

1) Pensare che Google legga in automatico la tua sitemap

Nemmeno il plugin più avanzato ti può evitare un passaggio manuale.

Una volta completato il tuo sito e settato il plugin dovrai comunque entrare in Search Console e sottoporre a Google l’url della sitemap.xml.

Tra l’altro, la Search Console ti dice anche se la sitemap è leggibile o bloccata dal robots.txt, quindi questo rimane un importante step di verifica.

2) Includere nella sitemap contenuti inutili

Ripeti con me: nella sitemap XML non ci devi mettere tutto.

Ci devi mettere solo i contenuti che vuoi indicizzare.

Questo per due motivi:

  1. Il crawl budget (la potenza di scansione) che Google riserva al tuo sito web è limitato e non coprirà mai il 100% del tuo sito. Meglio allora assicurarsi di sfruttarlo per quello che ti interessa veramente.
  2. Se lasci tutto tutto tutto in sitemap rischi di fare casino e magari beccarti anche una penalizzazione.

Di solito i contenuti che ha senso cercare di posizionare sono gli articoli, le pagine, a volte le categorie.

Potresti anche lavorare sui tag, ma devi sapere esattamente cosa stai facendo, altrimenti rischi solo di creare contenuti duplicati (con conseguente penalizzazione).

Se non sei sicuro, con i tag, vai di noindex e semplificati la vita.

3) Includere nella sitemap pagine orfane

Pensa al tuo site web come a una casa. Ogni pagina è una stanza, collegata alle altre tramite delle porte (i link).

Ma se hai una pagina scollegata da tutte le altre, una stanza senza porta, come pensi che verrà valutato il tuo progetto architettonico?

Te lo dico io: male. E infatti se il crawler si imbatte in una pagina che non viene mai linkata rischi una bella penalizzazione.

Certo, in alcuni casi molto particolari creare una pagina orfana potrebbe avere senso. E proprio per evitare la penalizzazione è nata la sitemap html, che spesso trova posto nel footer, inserendo link alle pagine orfane per evitare la stangata di Google.

Però, dai retta a me, è una soluzione disperata, e anche una poracciata.

Molto meglio lavorare a monte, in sede di progettazione… o semplicemente escludere le orfanelle dalla sitemap.

4) Mettere troppe pagine nella sitemap

Questo punto è dedicato a chi ha siti web molto ampi, tipo grandi e-commerce.

Google stabilisce un limite preciso per le sitemap xml: fino a 50.000 pagine, massimo 50 mega di file.

Occhio però che questi valori sono gli stessi da un bel po’ di tempo, quindi è possibile che cambino a breve. Per controllare i parametri fai sempre riferimento developers.google.com, la bibbia di ogni consulente SEO.

5) Indicizzare sempre le immagini

C’è un solo caso in cui ha senso inserire le immagini in sitemap: quando sono immagini originali e quando sono ottimizzate per la SEO.

In tutti gli altri casi… lascia stare. Come abbiamo detto prima, meno roba metti nella sitemap meglio è – ricordi il discorso sul crawl budget?

Leggi anche: Google knowledge graph & SEO: Ciò che devi sapere sul database di Google!

Come sfruttare la sitemap… degli altri

Chiudo regalandoti una chicchetta, una dritta veramente impagabile.

La sitemap XML è una miniera di informazioni. Non solo per Google, ma anche per te e la tua prossima keyword research.

Eh sì, perché guardando la sitemap dei competitor puoi fare reverse engineering della strategia di posizionamento dei tuoi concorrenti!

Nelle url delle pagine, infatti, saranno sicuramente presenti le query su cui i competitor stanno lavorando, quelle su cui si vogliono posizionare. (O meglio, ci saranno sicuramente se il sito in questione ha una strategia SEO degna di questo nome).

seo & sitemap

Questa è un’informazione che potresti ricavare anche facendo scraping dei contenuti, ma hai idea di quanto tempo ci impiegheresti?

Se ti limiti a tirare giù la sitemap di un certo numero di competitor e a fare un bel ragionamento, invece, in poche ore hai già bello che servito un calendario editoriale!

Tieni presente però che non sempre la sitemap ha un indirizzo canonico. Ovvero, non sempre la trovi su www.nomesito/sitemap.xml.

Tuttavia, fortunatamente per noi, l’indirizzo della sitemap.xml è sempre, sempre, sempre indicato nel file /robots.txt (che invece ha un indirizzo canonico) perché è lì che la si segnala a Google.

Per cui, mio giovane amico hacker, ora che hai capito come apparire su Google

Non c’è sito che non puoi craccare! 😉

Fai marketing ascoltando, non strillando.
Un abbraccio.


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