Google non è morto, ma tu potresti sparire se continui così

Perché inseguire l’intelligenza artificiale senza strategia ti sta facendo perdere clienti e come riprenderti il mercato

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📌 TAKE AWAYS

  • I dati mostrano che Google resta di gran lunga il principale punto di accesso alla ricerca online, nonostante la crescente attenzione verso l’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti gestisce circa il 73,7% delle ricerche desktop e in Europa arriva a circa l’80%. Anche piattaforme come Amazon, Bing e YouTube generano più ricerche di ChatGPT, che rappresenta solo il 3,2% del totale.
  • L’intelligenza artificiale non sta sostituendo Google, ma si sta integrando nel suo ecosistema. Molti strumenti di IA utilizzano ancora i risultati dei motori di ricerca per trovare e verificare le informazioni. Inoltre, l’uso degli LLM mostra una crescita, ma non ha superato quello dei motori di ricerca tradizionali.
  • Pubblicare contenuti generati automaticamente senza valore aggiunto può provocare un rapido aumento iniziale della visibilità seguito da un crollo drastico, fenomeno definito “Mount AI”. Google utilizza algoritmi avanzati e oltre 16.000 valutatori umani per individuare contenuti a basso sforzo. Quando un sito perde visibilità su Google, spesso scompare anche dalle citazioni nelle risposte delle IA.
Nonostante il clamore sull’intelligenza artificiale, i dati mostrano che Google resta il punto di partenza della maggior parte delle ricerche online.
Gli strumenti come ChatGPT crescono, ma rappresentano ancora una quota minima rispetto ai motori di ricerca tradizionali.
Inseguire l’IA senza una strategia e pubblicare contenuti automatici di bassa qualità può invece provocare un crollo della visibilità e farti perdere traffico, fiducia e clienti.

Ti ricordi quando ci dicevano che i social avrebbero ucciso il web? O quando, qualche anno fa, qualcuno giurava che le app avrebbero reso i siti web dei reperti da museo?

Ecco, oggi la profezia apocalittica è: Google è morto, i siti web sono morti e pure la SEO non è che se la passi così bene…

Per fortuna, però, i dati hanno l’abitudine di essere molto meno emotivi dei titoloni da click-bait.

E io sono qui proprio per questo: per mostrarti cosa sta succedendo davvero là fuori, nel mondo reale dei milioni di dispositivi che la gente usa ogni giorno.

Come tuo consulente SEO, il mio compito non è solo darti più visite, ma assicurarmi che quelle visite diventino vendite e che il tuo brand diventi la risposta che le persone cercano, ovunque la stiano cercando, che si tratti di AI Overviews, AI Mode o ChatGPT.

Siediti comodo allora, perché quello che scoprirai nei prossimi minuti potrebbe cambiare il modo in cui gestisci la tua presenza online.

La geografia della ricerca: dove sono finiti i tuoi clienti?

Partiamo da un presupposto che scardina la prima grande bugia del marketing moderno. Se pensi che la ricerca online avvenga solo digitando una stringa su un rettangolo bianco, sei rimasto indietro di almeno un decennio.

Rand Fishkin, una delle menti più lucide del settore, ha appena pubblicato su SparkToro una ricerca monumentale analizzando i dati di milioni di dispositivi negli Stati Uniti e in Europa nel 2025 e all’inizio del 2026. Insieme a Datos, una società di Semrush, ha studiato il comportamento di ricerca su quarantuno domini diversi.

Il risultato è una doccia fredda per chiunque pensasse che l’intelligenza artificiale avesse già conquistato il trono.

Google, quel “vecchio” motore di ricerca che qualcuno dava per spacciato, continua a dominare la scena con una forza che quasi spaventa. Parliamo del 73,7% di tutte le ricerche desktop negli Stati Uniti.

In Europa, la situazione è ancora più netta: Google è ancora più forte, arrivando a coprire circa l’80% del mercato. Certo, non è il 90% di qualche anno fa, ma chiamarlo declino è come dire che un oceano sta scomparendo perché è evaporata una pozzanghera.

Fonte SparkToro, Rand Fishkin 2 marzo 2026
SparkToro e Datos

La vera sorpresa, però, non è quanto Google resista, ma chi siano i suoi veri sfidanti.

Se guardiamo i dati del quarto trimestre del 2025, scopriamo che Amazon, Bing e persino YouTube generano un volume di ricerche superiore a ChatGPT.

Fonte SparkToro, Rand Fishkin 2 marzo 2026
SparkToro e Datos

Prova a pensarci un secondo. Mentre tutti corrono a farsi belli per l’intelligenza artificiale, le persone continuano a cercare prodotti su Amazon, a guardare tutorial su YouTube e a usare Bing (spesso perché è integrato nel computer dell’ufficio).

ChatGPT, per quanto se ne parli, rappresenta solo il 3,2% delle ricerche totali, un numero minuscolo se paragonato al volume d’affari che passa ancora dai canali tradizionali.

Fonte SparkToro, Rand Fishkin 2 marzo 2026
SparkToro e Datos

Come sai, la ricerca è diventata un comportamento distribuito.

La gente cerca ovunque: su Instagram per l’ispirazione, su Reddit per le opinioni oneste, su AliExpress per il risparmio. Eppure, nonostante questa frammentazione, Google resta il punto di origine della stragrande maggioranza del viaggio del cliente.

Se il tuo sito non è lì, con autorità e competenza, non stai solo perdendo traffico: stai cedendo la tua fetta di mercato a un concorrente che è stato più furbo di te.

L’illusione degli algoritmi e la bolla di ChatGPT

Ti è capitato di leggere il post di Lily Ray su LinkedIn del 4 marzo 2026?

Lily Ray su LinkedIn 4 marzo 2026

La Ray, partendo dai dati di Similarweb, scrive una serie di considerazioni che fanno riflettere sulla stabilità di questi nuovi strumenti.

Se guardiamo l’uso degli LLM (i grandi modelli linguistici) tra settembre 2024 e gennaio 2026, ChatGPT resta indubbiamente il leader della categoria. Tuttavia, c’è un dettaglio che quasi tutti ignorano: l’utilizzo desktop non è ancora tornato ai livelli record di ottobre 2025.

Al contrario, Google ha avuto una crescita impressionante tra il Natale del 2025 e l’inizio del 2026.

Lily Ray su LinkedIn 4 marzo 2026
SimilarWeb, fonte Lily Ray

Mentre Gemini di Google cresce rapidamente perché è integrato ovunque, e Claude di Anthropic guadagna terreno tra gli utenti più tecnici, la massa critica delle persone continua a preferire il motore di ricerca tradizionale.

E sai perché?

Semplice: Google dà risposte verificate, link diretti e una facilità d’uso che un chatbot, per quanto intelligente, ancora non garantisce.

Lily Ray su LinkedIn 4 marzo 2026
SimilarWeb, fonte Lily Ray
Lily Ray su LinkedIn 4 marzo 2026
SimilarWeb, fonte Lily Ray

Molti imprenditori cadono nel tranello di pensare che “nessuno usi più Google”, ma i dati dicono l’esatto opposto. Anzi, la realtà è che l’intelligenza artificiale sta diventando una funzione interna a Google, non il suo sostituto.

Quando vedi le AI Overviews in cima ai risultati di ricerca, non stai guardando la crisi della SEO, ma la sua evoluzione. In quel caso, Google sceglie di citare solo i siti che ritiene autorevoli e affidabili. Essere quella fonte autorevole è l’unico modo per non essere spazzati via.

C’è un altro aspetto curioso che emerge dallo studio di SparkToro del 2 marzo 2026.

Molte persone che visitano ChatGPT non effettuano nemmeno una ricerca. Spesso guardano conversazioni condivise da altri o usano lo strumento per generare codice o testi, compiti che non hanno nulla a che fare con il trovare un fornitore o un prodotto.

Al contrario, quasi il 100% di chi va su Google sta attivamente cercando qualcosa. Il valore commerciale di un utente su Google è immensamente superiore a quello di un utente che sta giocando con un’intelligenza artificiale.

Ignorare questa differenza significa sprecare budget in luoghi dove i tuoi clienti sono solo di passaggio, ignorando quelli in cui hanno la carta di credito in mano.

La trappola del “Mount AI”: perché l’automazione selvaggia ti uccide

Adesso passiamo alla parte che ti riguarda più da vicino se hai un blog o una sezione news sul tuo sito. Tomek Rudzki di Peec AI ha descritto un fenomeno che ogni imprenditore dovrebbe conoscere prima di dare l’ordine ai suoi dipendenti di “usare l’IA per scrivere tutto”.

Lo hanno chiamato “Mount AI”, ovvero la montagna dell’intelligenza artificiale. È un trend di visibilità che sembra il profilo di una montagna russa: un inizio folgorante, con il traffico che sale verticalmente perché hai pubblicato migliaia di articoli generati automaticamente in pochi giorni, e poi un crollo catastrofico altrettanto veloce.

Rudzki ha analizzato diverse aziende che hanno seguito questa strategia e i risultati sono deprimenti. Prendi il caso di Grokipedia, una versione di Wikipedia generata interamente dall’AI Grok di Elon Musk.

All’inizio del 2025 ha avuto una crescita esponenziale, attirando l’attenzione di esperti come Lily Ray e Glenn Gabe. Ma poi, tra gennaio e febbraio 2025, è arrivata la mazzata di Google.

La visibilità è crollata.

Tomek Rudzki su Peec AI 25 febbraio 2026
Peec AI
Tomek Rudzki su Peec AI 25 febbraio 2026
Peec AI

E sai cos’è successo subito dopo?

Malte Landwehr ha notato che, nello stesso istante in cui Grokipedia perdeva posizioni su Google, scompariva anche dalle citazioni di ChatGPT, AI Mode e delle AI Overviews.

Ecco il punto che deve farti rizzare i capelli: gli strumenti di intelligenza artificiale usano Google per trovare le informazioni. Se Google ti penalizza perché pubblichi “slop” (quella poltiglia di contenuti mediocri, ripetitivi e senza anima generati dalle macchine), sparirai anche dalle risposte dell’intelligenza artificiale.

Mi spiace ma non puoi barare.

Devi sapere che Google oggi utilizza oltre 16.000 esperti umani che addestrano gli algoritmi a riconoscere il valore reale. Questi rater hanno il compito di punire i contenuti a basso sforzo. La tecnologia di rilevamento è diventata talmente raffinata che persino i ricercatori di Google DeepMind, come Dara Bahri, stanno pubblicando studi su come identificare i testi generati dai modelli linguistici.

Insomma, non pensare che il tuo sito possa farla franca se decidi di inondarlo di testi scritti da un software che, in fondo, non fa altro che prevedere la parola successiva in base a probabilità statistiche.

Il fattore umano nell’era della velocità

Ma chi sono questi utenti che usano l’intelligenza artificiale? Un sondaggio nazionale dell’Elon University ha dipinto un quadro affascinante della situazione.

Il 52% degli adulti negli Stati Uniti usa modelli come ChatGPT, Gemini o Claude. È una delle adozioni tecnologiche più veloci della storia. Eppure, solo il 24% di loro li usa principalmente per lavoro. La maggior parte li usa per imparare cose nuove nel tempo libero o per scopi personali.

Quello che è sorprendente è l’atteggiamento verso questi strumenti. Circa il 32% degli utenti pensa che l’IA abbia senso dell’umorismo, il 22% sente empatia e il 25% crede addirittura che l’intelligenza artificiale faccia giudizi morali.

Fonte Elon University News Bureau, 12 marzo 2025
Elon University
Fonte Elon University News Bureau, 12 marzo 2025
Elon University

Ma c’è un lato oscuro: la metà degli utenti ammette di sentirsi “pigra” quando usa questi strumenti, e un terzo ha la sensazione di stare barando o di diventare troppo dipendente. La gente inizia a temere l’isolamento sociale e la perdita di posti di lavoro.

Come imprenditore, queste statistiche ti dicono due cose fondamentali.

Primo: le persone sono curiose, ma anche spaventate e un po’ colpevoli. Quando un potenziale cliente atterra sul tuo sito e capisce subito che quel testo non è stato scritto da un essere umano, prova un senso di rifiuto immediato.

Si sente ingannato. Perde fiducia nel tuo brand.

E nell’economia digitale, la fiducia è l’unica valuta che non puoi svalutare.

Secondo: dato che il 63% delle persone teme che l’IA sostituirà il contatto umano, c’è un’opportunità enorme per chi, come te, decide di puntare sulla propria faccia, sulla propria esperienza e sulla propria storia.

La tecnologia è un assistente eccezionale per fare brainstorming o per riassumere un documento, ma non può sostituire la tua capacità di analisi o la tua conoscenza profonda del settore in cui lavori.

Oltre le colonne d’Ercole della ricerca tradizionale: essere ovunque conti davvero

Se c’è un concetto da portare a casa oggi è che non devi scegliere tra Google e l’IA. È una falsa dicotomia creata per venderti qualche corso o software inutile.

La vera strategia è essere una fonte di informazioni così valida da diventare “indispensabile” per entrambi. Rand Fishkin suggerisce di passare dal vecchio concetto di SEO a quello di Search Everywhere Optimization. Significa che la tua presenza online deve essere curata ovunque il tuo pubblico presti attenzione.

Perché dovresti ignorare il fatto che LinkedIn sta diventando un motore di ricerca per professionisti, o che Threads ha raddoppiato l’intensità di ricerca per utente nell’ultimo anno superando Twitter nelle visite quotidiane da mobile?

La tua visibilità non dipende più da un singolo rubinetto, ma da una rete di canali che si alimentano a vicenda. Se pubblichi una ricerca originale o un’analisi approfondita, non solo salirai su Google, ma verrai citato da chi usa ChatGPT per informarsi. Diventerai un riferimento su Reddit, dove le persone cercano “opinioni vere” e non testi pubblicitari.

Non cadere nel panico se vedi un calo del traffico organico dovuto ai nuovi layout di ricerca. Spesso quel calo colpisce chi aveva contenuti mediocri che ora vengono riassunti direttamente da Google.

Se invece offri valore, se hai quel che viene chiamato “Information Gain” (ovvero aggiungi qualcosa che nessun altro ha detto prima), allora il traffico che arriverà al tuo sito sarà di una qualità mai vista prima.

Saranno persone che hanno già letto il riassunto dell’IA, ne sono rimaste colpite e ora vogliono approfondire con l’esperto. Ovvero con te.

L’imprenditore che vince è quello che non smette di essere umano

In questa giostra, così scatenata e imprevedibile, mentre giri da una parte all’altra, bombardato da mille informazioni, la tua ancora di salvezza è l’autenticità.

I segnali degli utenti oggi sono più importanti che mai, non farti distrarre da altri dati.

Se una persona clicca sul tuo sito da una risposta di ChatGPT o da un risultato di Bing, e poi torna subito indietro perché ha trovato un testo sciatto e robotico, quel segnale comunica a tutti i sistemi del mondo che il tuo sito non vale nulla.

Google lo sa. Bing lo sa. E l’IA smetterà di citarti.

Il mio consiglio è semplice e brutale: usa l’intelligenza artificiale per aumentare la tua produttività, per correggere le bozze, per tradurre un testo o per trovare dieci idee diverse per un titolo. Ma non lasciarle mai il telecomando della tua comunicazione.

Metti sempre la tua esperienza in primo piano. Rispondi alle domande che i tuoi clienti ti fanno davvero al telefono, non a quelle che un software pensa che siano rilevanti. Se hai dati originali della tua azienda, pubblicali. Se hai un’opinione controcorrente su un fatto di settore, scrivila.

Mentre gli altri si affollano sul cucuzzolo della “Montagna IA” pronti a precipitare nel vuoto appena Google aggiornerà di nuovo i suoi sistemi antispam (come sta già facendo, d’altronde), tu costruirai un patrimonio solido.

Un’azienda che non ha paura del prossimo algoritmo perché possiede l’unica cosa che nessuna macchina può replicare: la relazione di fiducia con il suo pubblico.

La ricerca online sta cambiando forma, ti sto mettendo in guardia da anni ormai, si sta spostando su nuovi dispositivi e nuove interfacce, ma la psicologia umana resta la stessa.

Vogliamo risposte autentiche, date da persone esperte e affidabili.

Assicurati che quando qualcuno cerca la soluzione al suo problema, tu sia lì per dargliela, con tutta la competenza che hai accumulato in questi anni di fatica e lavoro.

Questo non è solo marketing, è il modo in cui il tuo business continuerà a prosperare, qualunque cosa accada nella Silicon Valley.

Per saperne di più rivolgiti alla nostra agenzia SEO, saremo lieti di aiutarti nella battaglia per la tua visibilità.


Studi su Google, IA, LLM e impatto su persone e aziende: domande frequenti

Google è davvero stato superato dall’intelligenza artificiale?

I dati mostrano che Google continua a dominare la ricerca online. Negli Stati Uniti gestisce circa il 73,7% delle ricerche desktop e in Europa arriva a circa l’80%. Anche piattaforme come Amazon, Bing e YouTube generano più ricerche di ChatGPT, che rappresenta solo il 3,2% del totale. Questo significa che il motore di ricerca tradizionale resta il principale punto di partenza per trovare informazioni, prodotti e servizi.

L’intelligenza artificiale sostituirà i motori di ricerca?

L’intelligenza artificiale si sta integrando nei motori di ricerca piuttosto che sostituirli. Funzioni come le AI Overviews dimostrano che Google utilizza l’IA per sintetizzare informazioni, ma continua a basarsi su fonti autorevoli presenti sul web. Per questo motivo essere visibili su Google resta fondamentale anche per apparire nelle risposte generate dalle IA.

Perché pubblicare contenuti generati automaticamente con l’IA può essere rischioso?

Molti siti che pubblicano grandi quantità di contenuti generati automaticamente registrano un aumento iniziale della visibilità seguito da un crollo improvviso, un fenomeno chiamato “Mount AI”. Google utilizza algoritmi avanzati e oltre 16.000 valutatori umani per individuare contenuti di bassa qualità. Se un sito perde visibilità su Google, spesso sparisce anche dalle citazioni nelle risposte delle IA. Per questo è fondamentale integrare l’AI con esperienza, analisi e valore umano nei contenuti.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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