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La proroga al 2026, decisa dopo il blocco di Trump, svela la natura controversa di un modello IA potentissimo, con capacità agentive rivoluzionarie ma anche guardrail di sicurezza molto aggressivi.
Anthropic posticipa clamorosamente al 2026 il termine per l'accesso gratuito al suo modello AI Fable 5. La decisione placa gli utenti ma solleva dubbi: le capacità rivoluzionarie del modello sono frenate da filtri di sicurezza aggressivi, alimentando il sospetto di una futura IA a due velocità, una per il pubblico e una per pochi eletti.
Anthropic fa marcia indietro: Fable 5 resta (per ora) accessibile
Sembra quasi una telenovela quella di Claude Fable 5, l’ultimo e potentissimo modello di casa Anthropic. L’azienda ha nuovamente spostato la data in cui il suo gioiello diventerà a pagamento, concedendo una proroga che sa quasi di tregua armata.
Inizialmente, la finestra promozionale doveva chiudersi il 22 giugno, ma poi è successo di tutto. Prima un intervento del governo americano ha bloccato il modello per questioni di sicurezza nazionale, costringendo Anthropic a sospendere l’accesso a livello globale.
Una volta risolta la grana burocratica, Fable 5 è tornato disponibile, ma con una nuova, strettissima scadenza fissata al 7 luglio.
Apriti cielo: la reazione della community non si è fatta attendere, e le proteste per una mossa così frettolosa hanno convinto l’azienda a un’altra, clamorosa, marcia indietro.
Poi la nuova data fissata è stata il 12 luglio 2026.
Una decisione che sposta molto più in là l’asticella del pagamento a consumo, ma che lascia aperti parecchi interrogativi, come emerge dal pezzo di Android Authority.
Tutta questa confusione, infatti, non è casuale. Nasconde una verità molto più profonda su cosa sia realmente Fable 5 e perché stia creando così tanto scompiglio.
Ma cos’è Fable 5? Molto più di un semplice aggiornamento
Per capire il perché di tanto trambusto, devi prima capire di cosa stiamo parlando.
Fable 5 non è un semplice aggiornamento incrementale. Fa parte della nuova classe di modelli “Mythos” di Anthropic, un gradino sopra a tutto quello che abbiamo visto finora, inclusa la famiglia Opus.
Le sue capacità sono, senza mezzi termini, impressionanti.
Nei test di analisi finanziaria ha raggiunto prestazioni di altissimo livello, mentre nella programmazione ha mostrato un salto generazionale così grande da lasciare a bocca aperta: su alcuni benchmark specifici per lo sviluppo software, ha surclassato i modelli precedenti con margini schiaccianti.
Aziende come Stripe hanno dichiarato che Fable 5 ha permesso di comprimere “mesi di lavoro di ingegneria in pochi giorni”, gestendo in autonomia migrazioni di codice su larga scala.
La sua vera forza, però, risiede nelle cosiddette “capacità agentive”, ovvero l’abilità di eseguire flussi di lavoro complessi e multi-step in totale autonomia.
Pensa che è stato in grado di completare l’intero videogioco Pokémon FireRed usando solo un’interfaccia visiva e di migrare una base di codice di 50 milioni di righe in circa un giorno.
Non sorprende, quindi, che molti esperti lo abbiano definito “il modello di IA più intelligente e capace mai reso disponibile al grande pubblico”.
Tanta potenza, però, ha un costo.
E non sto parlando solo dei prezzi a consumo, che si aggirano sui 10 dollari per milione di token in input e 50 per quelli in output.
Il vero prezzo è un altro, ed è nascosto “sotto il cofano” del modello.
Il vero prezzo da pagare: sicurezza aggressiva e un’IA a due velocità
Qui la faccenda si fa più complessa e, diciamocelo, controversa.
Anthropic è stata molto chiara nel dire che le capacità di questi nuovi modelli stanno diventando potenzialmente pericolose, specialmente in ambiti come la cybersicurezza offensiva o la biologia. Per questo, Fable 5 è stato dotato di “guardrail” di sicurezza estremamente aggressivi.
In pratica, se il sistema rileva una richiesta che ritiene sensibile, può decidere di “declassare” la tua richiesta a un modello inferiore, come Opus 4.8, a volte senza nemmeno avvisarti.
Il risultato?
Molti sviluppatori e ricercatori si sono lamentati di un sistema che, a loro dire, riduce la sua stessa utilità in modo silenzioso e poco trasparente.
Su piattaforme come Reddit, il malcontento è palpabile. C’è chi definisce i filtri di sicurezza “esageratamente restrittivi”, lamentando blocchi anche per richieste innocue che riguardano videogiochi di fantascienza o discussioni su condizioni mediche.
Questa architettura sta alimentando il sospetto che si stia andando verso un’IA a due velocità: da una parte, una versione pesantemente controllata e limitata per il pubblico (Fable 5); dall’altra, una versione senza restrizioni (Mythos 5), riservata a governi e partner selezionati.
I continui rinvii del paywall e l’incidente con il governo USA non fanno che rafforzare l’idea che l’accesso ai modelli di frontiera sarà sempre più una questione non solo commerciale, ma anche legale e istituzionale.
La proroga al 2026 compra tempo, ma la direzione sembra tracciata.

Ci lasciano giocare con la versione castrata per definire i confini della censura che applicheranno ovunque. Il vero prodotto è il controllo, non l’IA che ci danno in pasto.
Ci hanno dato le forbici con la punta arrotondata. Loro intanto tagliano la stoffa migliore. Quanto durerà questo gioco?
Potano la pianta pubblica per innestare il ramo migliore altrove. Chi raccoglierà i frutti?
Una proroga per calibrare i limiti del modello pubblico su di noi, cavie ignare. La versione senza filtri è già attiva per pochi.
@Carlo Benedetti Esatto, ci usano come un enorme focus group a costo zero per definire il prodotto plebeo. Stanno costruendo una vetrina luccicante con merce finta, mentre il vero magazzino è aperto solo ai loro soci. Quando smetteremo di cascare in queste trappole?
@Carlo Benedetti, ci trattano da beta tester scemi. Peccato che io prenda appunti.
Altro che guinzaglio, questo è l’addestramento prima della mungitura di massa. Ci abituano alla loro pappa digitale depotenziata, così quando la toglieranno saremo pronti a pagare per le briciole. Qual è il prezzo della nostra dipendenza programmata?
Questa “generosità” è un guinzaglio digitale per abituarci al loro gioco, finché non saremo noi il prodotto da vendere. Chi ci protegge davvero?