L’era dell’AI Slop: l’epoca in cui la disinformazione dilaga

Tra siti automatizzati, fonti non verificate e risposte IA, il fenomeno mette in discussione affidabilità delle SERP, reputazione online e qualità dell’informazione

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📌 TAKE AWAYS

  • Il cuore del fenomeno è l’“AI Slop Loop”, un meccanismo in cui un’informazione falsa generata da un modello IA viene ripresa da siti automatizzati, rilanciata da altre fonti e infine trattata dai sistemi di ricerca come dato attendibile.
  • Siti spam, contenuti generati in massa e fonti distorte possono influenzare le SERP e le risposte IA che i potenziali clienti leggono. Per questo diventa centrale il ruolo di un consulente SEO capace di presidiare reputazione, autorevolezza e correttezza delle fonti.
  • L’aggiornamento delle spam report segna un cambio di passo rilevante. Le segnalazioni possono ora contribuire all’avvio di manual action fino alla deindicizzazione dei siti.
L’AI Slop descrive la diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, spesso non verificati, che finiscono per alimentare disinformazione nelle SERP e nelle risposte IA. Il fenomeno incide su reputazione online, visibilità organica e affidabilità delle informazioni, rendendo sempre più importante una strategia SEO solida e pulita.

Immagina di chiedere a un collega esperto un’informazione importante per il tuo lavoro. Lui ti risponde con tono sicuro, voce ferma, citazioni precise. Poi scopri che quella “informazione” non è mai esistita.

Peggio ancora: la stava leggendo da un foglio scritto da qualcun altro che la stava leggendo da un altro foglio scritto da un’intelligenza artificiale che aveva inventato tutto.

Benvenuto nell’era dell’AI Slop, il fenomeno che sta trasformando Internet in una gigantesca fotocopiatrice di bugie con l’accento autorevole.

“Slop”: quando persino il dizionario perde la pazienza

Prima di andare avanti, vale la pena fermarsi un secondo su una parola che probabilmente hai già incontrato.

“Slop” è stata la Parola dell’Anno 2025 per Merriam-Webster, il più autorevole dizionario della lingua inglese, che l’ha definita come “contenuto digitale di bassa qualità prodotto solitamente in grandi quantità tramite intelligenza artificiale”.

Si tratta di una parola che viene dal linguaggio comune, dallo stesso vocabolo che in inglese descriveva il cibo scarso dato ai maiali nel 1800.

Il salto semantico è tutto lì, e non è casuale. Il presidente di Merriam-Webster, Greg Barlow, l’ha descritta come “affascinante, fastidiosa e un po’ ridicola”, esattamente come il fenomeno che rappresenta.

Praticamente l’AI slop è il contenuto che nessuno ha davvero scritto, che nessuno ha verificato, che esiste solo per riempire spazio e intercettare traffico. Attenzione però: non tutto ciò che l’IA produce è slop!

Come ha precisato il ricercatore Simon Willison, che ha contribuito a diffondere il termine, il problema non è lo strumento ma l’intenzione. Quando l’IA viene usata per generare in massa contenuti mediocri, senza cura e senza controllo umano, quello è slop.

E il web ne è pieno.

Fonte BetterUp, articolo dal titolo "Workslop is the new busywork. And it’s costing millions"
BetterUp

Quando un aggiornamento Google inesistente diventa “notizia verificata”

Tutto comincia con una storia vera, raccontata da Lily Ray, una delle voci più rispettate nella comunità SEO internazionale. Nell’autunno del 2025, Ray torna da un summit di lavoro in Austria e chiede a Perplexity, uno dei principali motori di ricerca basati su intelligenza artificiale, le ultime notizie su Google e SEO.

La risposta è dettagliata, tecnica, convincente: parla di un presunto “aggiornamento core di settembre 2025” chiamato “Perspectives Update”, che avrebbe rivoluzionato il modo in cui Google valuta i contenuti, mettendo al centro “l’esperienza dell’utente” e la “profondità dell’expertise”.

Il problema? Quell’aggiornamento non è mai esistito.

Lily Ray su X, 26 settembre 2025

Ray lo capisce immediatamente, perché conosce Google come le proprie tasche: l’azienda di Mountain View non nomina più i core update da anni, e se un aggiornamento di quella portata fosse davvero uscito mentre era in viaggio, il suo telefono avrebbe già preso fuoco per le notifiche dei clienti.

Controlla le fonti citate da Perplexity e trova due blog di agenzie SEO che, con tono sicuro, descrivono nei dettagli un evento che non ha mai avuto luogo. Contenuto generato da IA, pubblicato da siti automatizzati, citato da un sistema IA per rispondere a un’altra domanda.

Questo è l’AI Slop Loop: un’informazione falsa nasce da un modello linguistico, viene ripresa da decine di siti creati ad arte, viene poi citata da altri sistemi IA come fonte attendibile, fino a diventare, nei fatti, “condivisa”, data per certa.

Non perché qualcuno l’abbia verificata. Solo perché è stata ripetuta abbastanza volte.

Il pensiero a questo punto non può che andare a ciò che diceva Joseph Goebbels, ministro della propaganda tedesca negli anni ’30: “Una bugia ripetuta molte volte diventa verità”.

I sistemi IA funzionano esattamente così, ma in modo ancora più meccanico e privo di senso critico.

Per un sistema RAG (Retrieval-Augmented Generation, la tecnica usata da Perplexity e da Google AI Overviews per recuperare informazioni dal web), la quantità di fonti che dicono una cosa equivale alla probabilità che quella cosa sia vera.

Non importa se quelle fonti sono state create tutte dalla stessa catena di copia-incolla automatizzata. Non importa se nessun essere umano ha mai verificato un singolo dato. Se abbastanza siti lo dicono, il sistema lo considera un fatto.

Il risultato pratico?

Ancora oggi, a mesi di distanza, puoi chiedere a ChatGPT, a Google AI Overviews o ad altri LLM del “Perspectives Update di settembre 2025” e riceverai risposte dettagliate su come quell’aggiornamento “ha ridefinito i criteri per i contenuti di qualità” o “ha spostato il peso del ranking verso la profondità dell’expertise”.

Con lo stesso tono autorevole con cui ti direbbero che la Terra gira intorno al Sole.

L’esperimento che ha fatto tremare i polsi

Ray non si è fermata alla teoria. Ha fatto quello che dovrebbe fare ogni buon giornalista: ha testato il sistema.

A gennaio 2026, ha pubblicato sul suo blog un articolo scritto con IA su un aggiornamento Google completamente inventato (ora è stato eliminato dall’autrice stessa per evitare disinformazione).

Nel testo, un dettaglio volutamente assurdo: Google avrebbe “approvato l’aggiornamento tra una fetta e l’altra di pizza avanzata dal giorno prima”.

Nel giro di 24 ore, Google AI Overviews stava servendo quella storia a utenti reali.

Lily Ray su Search Engine Journal, 16 aprile 2026
Fonte Lily Ray

E non si è limitato a ripetere la bugia. Ha trovato il modo di collegarla a un fatto reale: le difficoltà di Google con le query relative alla pizza, documentate nel 2024.

L’IA non si è solo bevuta la balla, l’ha contestualizzata e resa più credibile.

Stesso risultato con ChatGPT, che ha recuperato l’informazione dai risultati di ricerca Google e l’ha presentata, aggiungendo solo una nota marginale sul fatto che “non corrispondeva alle comunicazioni ufficiali di Google”.

Thomas Germaine, giornalista della BBC che ha collaborato all’esperimento, ha replicato il test sul suo blog personale, un sito con traffico quasi nullo.

Ha pubblicato un articolo sui “migliori mangiatori di hot dog tra i giornalisti tech”, nominando se stesso al primo posto. Beh, entro 24 ore, Google Gemini e AI Overviews stavano riportando quella classifica come informazione attendibile!

Claude di Anthropic è stato l’unico a non cascarci.

Cosa c’entra tutto questo con il tuo sito?

Ecco il punto che ti riguarda direttamente. Se hai un e-commerce, un’attività locale, un sito aziendale o qualsiasi presenza online che dipende dalla visibilità su Google, l’AI Slop Loop ti tocca su almeno due fronti.

Il primo è quello della concorrenza sleale. I siti spam che invadono le SERP, quelli pieni di contenuti generati automaticamente senza alcun valore reale, stanno diventando sempre più difficili da distinguere per Google. E quando ci riesce, spesso è grazie a segnalazioni umane, non ai suoi sistemi automatici.

Il secondo fronte è quello dell’informazione distorta. Se un tuo concorrente ha siti-satellite pieni di contenuti IA che citano informazioni false sulla tua categoria di prodotto o servizio, quelle informazioni rischiano di finire nelle risposte IA che i tuoi potenziali clienti ricevono quando cercano quello che vendi.

Fonte BetterUp
BetterUp

È proprio qui che diventa fondamentale il lavoro di un consulente SEO esperto e realmente competente. Oggi serve una strategia capace di presidiare la reputazione del brand, monitorare ciò che compare nelle SERP e nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, intercettare contenuti fuorvianti e costruire segnali di autorevolezza solidi nel tempo.

Un professionista che lavora bene non si limita a “fare SEO”, ma protegge la presenza digitale dell’azienda, assicurandosi che Google e i sistemi IA trovino fonti corrette, aggiornate e credibili quando parlano del tuo business.

Occorre giocare in modo pulito senza slop o altri mezzucci, non solo per una questione etica, che naturalmente conta, ma per tutelare il tuo business.

A Mountain View, infatti non stanno con le mani in mano…

Google cambia le regole del gioco: le spam report diventano armi vere

Il 15 aprile 2026 Google ha aggiornato silenziosamente la documentazione ufficiale sullo strumento “Report Spam“, e il cambiamento è molto più rilevante di quanto possa sembrare a prima vista.

Fino a ieri, la pagina diceva esplicitamente che Google non avrebbe usato le segnalazioni per prendere provvedimenti diretti contro i siti, ma solo per migliorare i suoi sistemi automatici di rilevamento dello spam.

Una bella differenza, no?

Segnalavi, e in teoria contribuivi a “educare” il sistema. Il sito spam restava lì, a rubarti traffico.

Ora la storia è diversa. Il vecchio testo è stato quasi interamente rimosso e sostituito con una dichiarazione molto più esplicita: Google può usare le segnalazioni per avviare manual action contro i siti violatori.

E c’è una novità ulteriore, che ha implicazioni pratiche importanti sul come redigere la segnalazione: il testo che scrivi nel modulo può essere inviato letteralmente, parola per parola, al proprietario del sito segnalato, come parte del contesto della manual action.

Una manual action, per chi non lo sa, non è una pacca sulla spalla.

È un’azione umana da parte del team di Google che può portare alla rimozione parziale o totale del sito dall’indice di ricerca. Non è il tuo concorrente che sparisce per qualche ora per via di un aggiornamento algoritmico. È una rimozione deliberata, revisionata da persone in carne e ossa.

La segnalazione resta anonima, ma solo a condizione che tu non includa dati personali nel testo. Google avverte esplicitamente di stare attento a cosa scrivi: quello che metti nel campo libero può arrivare direttamente sul tavolo del webmaster del sito che stai segnalando, senza filtri.

Fonte Search Engine Land, 15 aprile 2026
Fonte Search Engine Journal

Come usare questo strumento in modo intelligente

Dato che quello che scrivi può essere trasmesso direttamente al destinatario, la segnalazione va trattata come un documento tecnico, non come uno sfogo. Descrivi in modo preciso e documentato la violazione: quale policy di spam di Google viene violata, come si manifesta, quali URL sono coinvolti.

Se hai screenshot o evidenze, descrivile nel dettaglio. Evita qualsiasi dato personale, riferimenti a te o alla tua azienda, e soprattutto non trasformarla in un attacco alla concorrenza generico: deve essere una segnalazione basata su fatti verificabili.

Il modulo per le segnalazioni è accessibile direttamente dal Centro assistenza di Google, cercando “Google Search spam report“. Non è cambiato graficamente, ma ora ha un peso molto diverso dietro, come scritto da Roger Montti su Search Engine Journal.

Chi controlla i controllori dell’IA?

Tornando all’AI Slop, c’è una domanda che rimane in sospeso e che dovresti porti ogni giorno: chi verifica quello che l’IA ti dice?

OpenAI ha annunciato che GPT-5.4, il modello a pagamento, produce il 33% di affermazioni false in meno rispetto alla versione precedente, e risposte complete con il 18% di errori in meno rispetto a GPT-5.2.

GPT-5.3, la versione gratuita, ha il 26,8% di allucinazioni in meno rispetto al suo predecessore quando usa la ricerca web. Sono progressi reali.

Ma il punto è che i modelli più accurati sono riservati a chi paga, mentre i 2 miliardi di utenti di AI Overviews e il 94% degli utenti gratuiti di ChatGPT interagiscono con sistemi che, per design, ricevono risposte generate da sistemi più inclini a commettere errori, a semplificare eccessivamente le informazioni e, soprattutto, a presentare come certe anche affermazioni dubbie o non verificate, come ti ho scritto qui.

Lily Ray lo dice senza giri di parole: è irresponsabile distribuire questi strumenti a miliardi di persone, presentarli come “intelligenza” e poi riservare le versioni più accurate a chi paga l’abbonamento.

Specie quando la versione gratuita è quella che compare in cima a Google Search…

Il vantaggio di chi sa come funziona davvero

Vivere e lavorare online nel 2026 significa fare i conti con un ecosistema in cui le informazioni non si verificano, ma si moltiplicano, come i Gremlin quando si bagnano, comparendo all’improvviso ovunque.

Si copiano, si citano tra loro, si amplificano, e ti tornano davanti vestite da certezze consolidate.

Il “Perspectives Update di settembre 2025” non è mai esistito, eppure oggi puoi ancora trovare modelli IA che te lo raccontano con la stessa sicurezza con cui ti direbbero “2+2? 4!”.

Pensa a quante decisioni, ogni giorno, vengono prese sulla base di informazioni costruite esattamente così.

Il vantaggio competitivo, in questo contesto, non appartiene a chi usa l’IA più veloce o a chi pubblica più contenuti di tutti. Appartiene a chi sa distinguere l’informazione corretta da quella mistificata.

A chi verifica le fonti prima di costruirci sopra una strategia di business. A chi capisce che la reputazione online non si difende solo con buoni contenuti, ma si presidia attivamente, ogni giorno.

Perché la tua presenza online non è solo ciò che pubblichi. È ciò che Google, e sempre più spesso l’IA, dice di te quando qualcuno fa una ricerca. E quella narrazione, se non la costruisci tu, la costruisce qualcun altro.

Se vuoi che la tua azienda sia la risposta che l’IA restituisce e non lo slop che ignora, contatta la nostra agenzia SEO.

Lavoriamo esattamente su questo: posizionare il tuo brand dove conta, in modo che venga riconosciuto come una fonte credibile, affidabile e rilevante dai motori di ricerca e dai sistemi di intelligenza artificiale che oggi orientano sempre più le scelte degli utenti.


L’era dell’AI Slop: domande frequenti

Che cos’è l’AI Slop?

L’AI Slop è contenuto digitale di bassa qualità generato in massa tramite intelligenza artificiale, spesso senza verifica umana. Si tratta di testi creati per intercettare traffico e occupare spazio online, che possono diffondere informazioni inesatte o completamente inventate.

Perché l’AI Slop rappresenta un rischio per siti e aziende?

L’AI Slop può compromettere la reputazione online e la visibilità organica di un’azienda, perché contenuti falsi o spam possono finire nelle SERP e nelle risposte generate dall’IA. Questo può influenzare la percezione del brand e le decisioni dei potenziali clienti.

Come si può contrastare l’AI Slop?

Per contrastare l’AI Slop è fondamentale adottare una strategia SEO pulita e professionale, monitorare costantemente le SERP, segnalare siti spam a Google e costruire contenuti autorevoli, verificati e aggiornati. Il supporto di un consulente SEO esperto è spesso decisivo.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

1 commento su “L’era dell’AI Slop: l’epoca in cui la disinformazione dilaga”

  1. Carlo Benedetti

    Ci viene chiesto di presidiare la reputazione online, ma di fatto siamo diventati spazzini digitali. Mi domando quali strumenti reali abbiamo contro questa marea montante.

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