Google vuole farti dimenticare la SERP

Con AI Mode la ricerca diventa un’esperienza conversazionale in cui è Google stesso a selezionare risposte e brand

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📌 TAKE AWAYS

  • AI Overview diventa il ponte verso AI Mode, ossia un ambiente in cui Google trattiene l’utente all’interno del proprio ecosistema.
  • AI Mode influenza direttamente la scelta dei brand e le decisioni di acquisto. La competizione non è più soltanto per il primo posto in SERP, ma per la presenza nelle risposte generate dall’IA, dove il meccanismo di selezione è meno trasparente e molto più concentrato.
  • I dati di Similarweb mostrano che AI Mode privilegia pagine profonde, guide specialistiche, FAQ e contenuti tecnici, evitando spesso homepage o testi istituzionali generici. L’algoritmo valorizza contenuti verticali con forte specializzazione tematica e segnali di autorevolezza comunitaria.
Con AI Mode, Google sta trasformando la ricerca in un’esperienza conversazionale in cui l’intelligenza artificiale seleziona direttamente risposte, fonti e brand. Questo cambiamento riduce il peso della SERP tradizionale e del traffico organico classico. Per restare visibili diventano centrali contenuti verticali, dati strutturati e autorevolezza tematica.

Ti ricordi il film Men in Black? Quegli agenti segreti in completo nero che puntavano quell’aggeggio cancella-memoria in faccia ai terrestri che avevano appena visto qualche alieno.

Un lampo, e via: la realtà precedente spariva, sostituita da una versione più comoda e meno complicata.

Ecco, Google sta facendo più o meno la stessa cosa con la SERP classica.

Ricordo ancora quando aprire Google e scorrere quei dieci link blu sembrava quasi un rituale. Cercavi qualcosa, Google ti dava una lista ordinata di possibilità, tu sceglievi. Semplice, trasparente, prevedibile.

Un sistema che per vent’anni ha determinato chi si vedeva online e chi scompariva nel nulla.

Bene: quel sistema sta cambiando forma sotto i tuoi occhi, e se gestisci un sito web, un e-commerce o qualsiasi attività che dipenda dalla visibilità online, quello che sta succedendo a Mountain View, la casa di Big G, merita tutta la tua attenzione.

Il cancella-memoria è già puntato.

La domanda è: tu cosa stai facendo mentre scatta il flash?

Cosa sta succedendo, davvero, dentro Google Search

Per capire la portata di questo cambiamento, partiamo da un fatto tecnico preciso, rilevato il primo aprile 2026 dall’esperto SEO Brodie Clark e documentato poi da Glenn Gabe su Search Engine Roundtable.

Google sta testando su desktop una funzionalità già introdotta su mobile a gennaio 2026 dal responsabile del prodotto Robby Stein: quando clicchi su “Show more” all’interno di un AI Overview, ossia quella sintesi generata dall’intelligenza artificiale che appare sempre più spesso in cima ai risultati di ricerca, non vieni più semplicemente invitato ad approfondire con un pulsante. Vieni portato direttamente nell’interfaccia completa di AI Mode, l’ambiente conversazionale di Google basato sull’IA.

Tradotto in parole povere: Google sta sostituendo il percorso dalla sintesi IA a un’esperienza ancora più IA. I classici dieci link blu restano accessibili, ma bisogna scrollare per trovarli. L’utente, nel frattempo, si trova già immerso in un’esperienza conversazionale guidata dall’IA.

L’AI Mode, come ti dico da tempo, diventerà l’esperienza predefinita della ricerca, non c’è scampo.

Non è un’esagerazione, fidati. È una descrizione precisa di dove Google sta andando.

Brodie Clark su AI Mode, su X, 1 aprile 2026

Anche se le critiche non mancano, come puoi notare da questo post di Garrett Sussman su LinkedIn, direttore Marketing dell’agenzia SEO iPullRank:

Post su LinkedIn di Garrett Sussman 9 aprile 2026

Il disegno strategico che nessuno dovrebbe ignorare

Google non ha mai nascosto le sue intenzioni. Ha dichiarato apertamente che AI Mode rappresenta il futuro di Search. Quello che invece non è ancora del tutto chiaro è come sarà esattamente quel futuro, e questa incertezza dovrebbe tenerti sveglio la notte se dipendi dal traffico organico.

Il meccanismo è questo: prima è arrivato AI Overview, quella scheda di sintesi che risponde alle domande direttamente nella SERP, riducendo già in modo significativo i click verso i siti.

Poi Google ha introdotto su mobile la possibilità di passare da AI Overview ad AI Mode con un click. Adesso quel test arriva su desktop, dove avviene una parte enorme delle ricerche legate a decisioni d’acquisto, ricerche professionali e navigazione informativa complessa.

Ogni passaggio è piccolo, quasi impercettibile. Ma sommati, questi passi raccontano una direzione molto chiara: spingere l’utente verso un modello conversazionale dove Google, tramite l’IA, risponde direttamente invece di rimandare altrove.

In questo scenario, affidarsi a un consulente SEO vuol dire andare oltre il semplice posizionamento sui motori di ricerca e lavorare perché il tuo brand diventi una fonte che l’IA riconosce, comprende e cita nelle proprie risposte.

Sì, perché oggi conta costruire contenuti solidi, dati chiari e autorevolezza reale, così da aumentare le possibilità che il tuo sito venga scelto come riferimento nelle nuove esperienze di ricerca.

Muoversi adesso significa dunque rafforzare visibilità e fiducia proprio mentre Google sta ridefinendo il modo in cui gli utenti trovano informazioni, prodotti e servizi.

La prenotazione del ristorante e il nuovo potere dell’IA agentica

C’è un altro fronte che vale la pena osservare, perché anticipa cosa succederà ai siti di settore, agli aggregatori e a tutti i business che fanno da intermediari tra l’utente e un’azione concreta.

Dal 10 aprile 2026, Google ha esteso le capacità agentive di AI Mode in Search a otto nuovi mercati oltre agli Stati Uniti: Australia, Canada, Hong Kong, India, Nuova Zelanda, Singapore, Sudafrica e Regno Unito.

La funzione in questione riguarda la prenotazione di ristoranti: l’utente descrive cosa cerca, per esempio un tavolo per due in un ristorante indiano dog-friendly a Liverpool sabato alle 20, e AI Mode cerca disponibilità in tempo reale su più piattaforme, come TheFork, OpenTable, SevenRooms, ResDiary e altri, e presenta una lista di opzioni pronte per essere prenotate con un tocco.

Google cita come segnale la crescita del 140% nelle ricerche su “when to book a table” nel 2026, secondo i dati di Google Trends. Ma l’elemento davvero rilevante per chi ha un business in questi settori è un altro: l’IA fa la ricerca, seleziona le opzioni, e porta l’utente direttamente all’azione.

Il sito del ristorante, la piattaforma di prenotazione, il comparatore: tutto diventa un passaggio secondario, o addirittura invisibile, nel percorso dell’utente.

Annuncio Google su X su AI Mode e prenotazioni ristoranti, 10 aprile 2026

L’AI Mode sa già cosa vuoi comprare (e lo sceglie al posto tuo)

La ricerca conversazionale però non riguarda solo la ricerca di ristoranti o altre nicchie di mercato. I dati che vengono fuori dagli studi recenti disegnano qualcosa di molto più concreto per chi ha un business online.

Kevin Indig, analista di Growth Memo, ha condotto uno studio su 48 utenti statunitensi e 185 task di acquisto, confrontando il comportamento in AI Mode rispetto alla ricerca tradizionale su categorie ad alto valore come laptop, televisori, assicurazioni auto e lavatrici. I risultati sono sorprendenti nella loro chiarezza.

Fonte Growth Memo, 7 aprile 2026
Growth Memo

Il 74% delle shortlist finali, cioè l’elenco ristretto dei brand presi in considerazione per l’acquisto, proviene direttamente dalla risposta dell’IA, senza alcuna verifica esterna.

Nella ricerca classica, oltre la metà degli utenti costruisce autonomamente la propria lista confrontando fonti diverse. In AI Mode, invece, l’88% accetta i suggerimenti del sistema senza metterli in discussione. Non è pigrizia: è fiducia.

Fonte Growth Memo, 7 aprile 2026
Growth Memo

E poi c’è il dato sulla posizione: nel 74% dei casi gli utenti scelgono il primo prodotto suggerito dall’IA. Una logica che ricorda il vecchio “primo risultato organico vince tutto”, ma applicata a un contesto dove non sei tu a decidere se essere primo, ma l’IA a decidere chi nominare.

Il colpo di scena finale riguarda i click: il 64% degli utenti non clicca nulla durante il processo decisionale. Legge il testo dell’IA, magari guarda qualche scheda prodotto interna, e decide.

Solo il 23% visita siti esterni, quasi sempre per completare un acquisto o verificare un prezzo, non per informarsi.

Questo dev’essere chiaro: quando l’utente esce da AI Mode, lo fa per comprare.

Non per cercare.

Lily Ray su LinkedIn, 12 aprile 2026

Chi cita l’AI Mode, e perché ti dovrebbe preoccupare

Passiamo ora alla domanda che ogni imprenditore con un sito web dovrebbe porsi: quali fonti cita AI Mode? Da dove prende le sue risposte?

I dati di Similarweb, pubblicati dall’analista Maayan Zohar Basteker il 14 aprile 2026 sulla base di quasi 600.000 citation events rilevati tra ChatGPT e AI Mode negli Stati Uniti nel periodo gennaio-febbraio 2026, offrono una risposta molto precisa.

Il primo posto va a Fandom, il sito wiki dedicato a film, serie, videogiochi e cultura pop, con 42.332 citazioni pari al 7,16% del totale.

Davanti a Wikipedia, che ne conta 30.792 (5,21%), e davanti a YouTube con 29.032 citazioni (4,91%). Seguono Reddit con 24.764 citazioni (4,19%), Google stesso con 16.878 (2,85%), Facebook con 14.410 (2,44%) e Amazon con 10.886 (1,84%). Nella top ten figurano anche NIH, GitHub e Apple.

Il primato di Fandom è rivelatore. Non è un’istituzione, non è un media tradizionale. È un archivio di contenuti verticali, iper-approfonditi, costruiti attorno a un singolo argomento con sezioni chiare e un livello di dettaglio quasi enciclopedico. È esattamente il tipo di struttura che AI Mode premia.

E non è l’unico segnale in quella direzione.

I dati mostrano che AI Mode cita raramente le homepage e preferisce le pagine profonde dei siti: articoli di blog, FAQ, guide how-to, pagine prodotto dettagliate, contenuti tecnici pensati per rispondere a domande molto specifiche.

Se il tuo sito ha belle pagine di presentazione ma pochi contenuti sostanziosi, per AI Mode praticamente non esiste.

C’è anche il peso delle community: piattaforme come Reddit, Facebook, Instagram e Quora rappresentano quasi il 9% delle citazioni complessive.

L’IA attribuisce valore alle esperienze reali, ai confronti tra utenti, alle opinioni autentiche. Non solo ai testi ottimizzati per i motori di ricerca.

Fonte Growth Memo, 7 aprile 2026
Growth Memo

Cosa fare adesso, se non vuoi diventare invisibile

Lo studio di Kevin Indig su Google AI Mode mette in evidenza tre elementi decisivi per i brand che vogliono essere realmente presi in considerazione dagli utenti nelle nuove ricerche basate sull’intelligenza artificiale.

Il primo punto è il più evidente, ma anche il più importante: se un brand non compare nella lista proposta dall’IA, per l’utente di fatto non esiste. Nella categoria laptop analizzata nello studio, appena tre marchi hanno raccolto il 93% delle scelte finali. È un livello di concentrazione impressionante, che mostra quanto la visibilità iniziale sia determinante.

Il secondo aspetto riguarda il modo in cui il brand viene descritto dall’IA. La ricerca evidenzia che la formulazione testuale incide per il 37% delle decisioni. Se un prodotto viene presentato in modo vago, poco chiaro o generico, rischia di essere percepito come meno affidabile rispetto a un concorrente descritto con maggiore precisione e concretezza. Non conta solo esserci, ma anche come si viene raccontati.

Fonte Growth Memo, 7 aprile 2026
Growth Memo

Il terzo elemento riguarda la qualità delle informazioni disponibili: prezzi chiari, dati tecnici ordinati, specifiche facilmente leggibili e contenuti ben strutturati. L’IA non crea informazioni dal nulla: raccoglie, sintetizza e seleziona ciò che trova. Se i dati sono incompleti o poco comprensibili, il rischio è che vengano esclusi o interpretati in modo errato.

A questo si aggiunge il tema dei contenuti. I dati di Similarweb confermano che AI Mode privilegia pagine approfondite, guide dettagliate e contenuti costruiti attorno a domande molto specifiche.

Il classico sito vetrina con testi generici oggi perde ancora più rilevanza nell’era di AI Mode.

Fonte SimilarWeb, 14 aprile 2026
SimilarWeb
Fonte SimilarWeb, 14 aprile 2026
SimilarWeb

AI Mode cambia le regole della visibilità online: fatti trovare pronto!

AI Mode non è ancora l’esperienza predefinita di Google Search, siamo d’accordo.

I link organici ci sono ancora, le citazioni sono ancora una forma di visibilità reale, e il test su desktop è ancora in fase sperimentale, con un’interfaccia che, come ammettono gli stessi osservatori, deve ancora essere rifinita.

Ma la direzione è chiarissima, e chi aspetta che il cambiamento sia completo per adattarsi sarà già in ritardo. La storia del web è piena di business che hanno prosperato per anni su una logica di ricerca e sono scomparsi quando quella logica è cambiata. Google sta cambiando senza chiedere il permesso.

La domanda giusta da farti non è “devo preoccuparmi?” ma “il mio sito e i miei contenuti saranno ancora visibili quando l’IA darà la risposta prima di mostrare il link?

Contenuti profondi, dati strutturati, autorevolezza verticale, presenza nelle fonti che l’AI considera affidabili: sono le coordinate del lavoro che vale la pena fare adesso, non quando sarà troppo tardi.

Vuoi che il tuo brand sia visibile in AI Mode, nelle AI Overviews e nei nuovi percorsi di ricerca conversazionale?

Allora rivolgiti alla nostra agenzia SEO: possiamo aiutarti a costruire una strategia concreta per aumentare visibilità, autorevolezza e traffico qualificato prima che il cambiamento diventi definitivo.


Google punta forte su AI Mode: domande frequenti

Che cos’è AI Mode di Google e perché sta cambiando la ricerca?

AI Mode è la nuova esperienza conversazionale di Google Search basata sull’intelligenza artificiale. Invece di mostrare subito i tradizionali link organici, Google fornisce risposte sintetiche, contestuali e interattive, guidando l’utente verso un percorso in cui è l’IA a selezionare informazioni, fonti e brand.

Perché AI Mode può ridurre il traffico organico verso i siti web?

AI Mode tende a rispondere direttamente alle domande degli utenti all’interno dell’interfaccia di Google, riducendo la necessità di cliccare sui siti esterni. Questo significa meno click verso i risultati organici tradizionali e una maggiore dipendenza dalla capacità del brand di essere citato dall’IA.

Come deve adattarsi un sito web per restare visibile con AI Mode?

Per mantenere visibilità è fondamentale creare contenuti approfonditi, verticali e ben strutturati, con dati chiari, FAQ, guide specialistiche e informazioni tecniche facilmente interpretabili dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è diventare una fonte affidabile che Google possa selezionare e citare nelle sue risposte.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

1 commento su “Google vuole farti dimenticare la SERP”

  1. Giovanni Graziani

    Meno male che Google vuole aiutarci a vendere, selezionando lui i brand. Un’altra scatola nera in cui infilare soldi. Come ne usciamo?

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