Sergey Brin svela la via di Google all’AGI con Gemini, ma ammette: ‘Non so cosa verrà dopo’

Anita Innocenti

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L’azienda punta alla convergenza dei modelli attuali per creare un “modello del mondo” onnicomprensivo prima del 2030, ma il co-fondatore confessa di navigare a vista sulle conseguenze.

Sergey Brin, co-fondatore di Google, esprime una fiducia quasi sfacciata nella capacità di Gemini di raggiungere l'AGI prima del 2030. Tuttavia, la sua candida ammissione di non conoscere le conseguenze di tale traguardo getta un'ombra inquietante sulla corsa tecnologica. Una narrazione che mescola ottimismo e un'incertezza che dovrebbe far riflettere sulla reale consapevolezza dei suoi creatori.

La strada per l’AGI secondo Google: una convergenza di poteri

Dimentica l’era in cui Google aveva un’intelligenza artificiale per le traduzioni, un’altra per riconoscere le immagini e un’altra ancora per capire la tua voce.

Quello, secondo Brin, è il passato.

Il futuro, o meglio il presente, si chiama Gemini, un modello che non si limita a fare una cosa sola, ma che punta a fare tutto insieme. L’idea è quella della “convergenza”: unire in un unico sistema capacità che prima erano separate, come linguaggio, programmazione, analisi di immagini e video, fino alla comprensione del mondo fisico.

In pratica, Google non sta cercando di inventare da zero un’architettura rivoluzionaria. La sua scommessa, come spiegato da Brin durante un incontro alla AGI House di Palo Alto, è quella di potenziare e integrare i modelli attuali fino a trasformarli in un “modello del mondo” onnicomprensivo.

Un sistema che impara dalla matematica per migliorare nel codice, e che usa la comprensione visiva per affinare il ragionamento. Una visione potente, quasi organica, che sembra tracciare una linea retta verso l’AGI.

Ma se la rotta sembra così chiara, la destinazione finale è avvolta in una nebbia fittissima, perfino per chi tiene il timone.

Ottimismo a orologeria e un futuro del lavoro (troppo) roseo?

Quando si parla di tempistiche, l’ottimismo in casa Google non manca. Mentre il CEO di DeepMind, Demis Hassabis, punta a “subito dopo il 2030”, Brin alza la posta, dichiarando di voler vedere Gemini diventare la prima AGI “prima del 2030”. Una fretta che puzza di competizione, con OpenAI e Anthropic che spingono sull’acceleratore.

Ma cosa succederà a tutti noi quando queste super intelligenze saranno operative?

Brin prova a tranquillizzare tutti con un’analogia che, diciamocelo, sembra un po’ troppo comoda. Parlando a un evento di Google DeepMind, ha tirato in ballo il gioco del Go. Quando AlphaGo ha battuto i campioni del mondo, i giocatori umani non sono spariti; anzi, hanno imparato dalle strategie della macchina per diventare ancora più bravi. Secondo lui, questo schema si ripeterà in molte professioni: l’IA ci renderà più performanti, non obsoleti. Una visione ripresa anche da altri CEO, che insistono sul valore crescente delle “soft skills” come l’empatia.

Una narrazione rassicurante, senza dubbio.

Ma paragonare un gioco da tavolo, con le sue regole definite e i suoi obiettivi chiari, alla complessità del lavoro di un medico, un avvocato o un creativo è un salto logico non da poco. Viene da chiedersi se questa non sia la favola che le Big Tech ci raccontano per poter continuare a correre senza troppi ostacoli.

Dopotutto, questa visione stride con un dettaglio fondamentale: nessuno, nemmeno Brin, sa cosa succederà un minuto dopo aver raggiunto l’obiettivo.

La grande incognita: cosa c’è oltre l’intelligenza artificiale generale?

Ed è qui che casca l’asino.

Alla domanda diretta “Cosa viene dopo l’AGI?”, Sergey Brin non ha una risposta. Lo ha ammesso lui stesso: non lo sa. E forse non può saperlo nessuno finché non ci arriveremo.

Questa è la vera notizia.

Da un lato, i leader tecnologici ci parlano dell’AGI come di un progetto ingegneristico concreto, con una scadenza quasi fissata. Dall’altro, confessano di navigare a vista verso un futuro le cui conseguenze sono, per loro stessa ammissione, pura speculazione.

Questa dicotomia solleva una domanda cruciale.

Stanno costruendo qualcosa che non sono in grado di prevedere né, potenzialmente, di controllare?

Google, come i suoi rivali, si affretta a sottolineare il proprio impegno per la sicurezza e per un’implementazione graduale, ma è difficile non essere scettici. Come riportato da Alpha Avenue, l’enfasi sulla sicurezza sembra quasi un modo per tenere a bada i regolatori, mentre la corsa all’oro dell’AGI continua senza sosta a porte chiuse.

La verità è che siamo spettatori di una gara tecnologica senza precedenti, spinta da ambizioni enormi e capitali sconfinati. Una corsa verso un traguardo che potrebbe ridefinire la nostra società, ma il cui panorama, una volta raggiunto, resta un’incognita totale. E a guidare ci sono persone che, pur avendo la mappa per arrivare, non sanno cosa troveranno una volta lì.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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