Processo per monopolio della pubblicità online: Google sborsa 2,3 milioni di dollari per evitare la giuria

Google ha deciso di pagare 2,3 milioni di dollari per evitare un processo con giuria e affrontare la giudice Leonie Brinkema in un caso Antitrust che potrebbe ridefinire il panorama della pubblicità digitale. Il processo, previsto per il 9 settembre, vedrà Google difendersi dall'accusa di abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online. Ma cosa può succedere se Big G fosse ritenuto colpevole?

Il prossimo 9 Settembre, Big G si troverà faccia a faccia con la giudice Leonie Brinkema, in un’udienza molto attesa che promette molti colpi di scena

In un movimentato episodio che sembra uscito da un legal thriller di John Grisham, Google ha deciso di pagare 2,3 milioni di dollari per schivare il pericolo di un processo con giuria.

Questa mossa porterà il colosso tecnologico a confrontarsi con la giudice Leonie Brinkema il prossimo 9 Settembre, in una battaglia legale che potrebbe ridefinire il panorama della pubblicità digitale e mettere alla prova l’influenza di Google in questo settore.

La scelta di Big G: evitare la giuria e affidarsi a un solo giudice (si rivelerà una mossa azzeccata?)

Immagina la scena: in una sala conferenze riccamente arredata, i dirigenti di Mountain View, con espressioni impassibili e sguardi risoluti, decidono di pagare 2,3 milioni di dollari (ho visto che ti sei incupito, ma stai tranquillo, risparmieranno un po’ sugli aperitivi!) per evitare di trovarsi di fronte a una giuria.

C’è una certa ironia nel vedere Google, l’autoproclamato paladino dell’informazione libera e accessibile (ah, beata innocenza!), cercare in tutti i modi di schivare il giudizio di una giuria popolare.

Qualcuno potrebbe offendersi per questa mancanza di fiducia…

Ma evidentemente, il gigante di Mountain View teme che la sua reputazione, non proprio brillantissima dopo il Google Leak del 2024, rischi di influenzare negativamente i giurati (ed è perfino comprensibile, se devo esser sincero!)

Per questo hanno preferito affrontare una giudice esperta di Antitrust come Leonie Brinkema piuttosto che una “jury trial” composta da persone comuni probabilmente cariche di pregiudizi contro le multinazionali.

Insomma, proprio come in un romanzo di Grisham, immagino che l’esercito di avvocati, con tanto di elmetto e mimetica, siano pronti alla battaglia, ma i colpi di scena (e quelli sotto alla cintura) sono dietro l’angolo!

I protagonisti del processo: chi è la giudice Leonie Brinkema?

Nelle austere aule del tribunale, tra il fruscio dei fascicoli e l’eco dei passi sulle fredde piastrelle, si prepara una delle più grandi battaglie legali dell’era digitale.

La giudice Brinkema, nota per il suo approccio severo e imparziale, sarà al centro della scena.

Foto della giudice Leonie Brinkema, fonte Goldfarbcenter
La giudice Leonie Brinkema

Con la sua reputazione di arbitro fermo e deciso, non ci sarà spazio per argomenti frivoli o manipolazioni emotive.

La sua esperienza garantisce infatti che ogni dettaglio verrà analizzato con precisione chirurgica, offrendo a Google una chance più prevedibile rispetto alla roulette russa di un processo con giuria.

Ma chi è Leonie Brinkema?

Nata a Teaneck, New Jersey, nel 1944, Brinkema ha costruito una carriera legale esemplare che l’ha vista affrontare alcuni dei casi più delicati e complessi della storia recente degli Stati Uniti.

Nominata giudice del Distretto orientale della Virginia dal presidente Bill Clinton nel 1993, è diventata famosa per la sua gestione di casi delicati, tra cui il processo al terrorista dell’11 Settembre, Zacarias Moussaoui.

vignetta che raffigura la giudice Brinkema al processo contro Zacarias Moussaoi, attenatore 11 settembre, fonte NBC news
Vignetta che raffigura la giudice Brinkema al processo contro Zacarias Moussaoi, attenatore 11 settembre, fonte NBC news

In quel frangente è emersa la sua capacità di mantenere la calma in circostanze di grande pressione mediatica, garantendo un processo equo nonostante tutto.

Con i suoi capelli argentati e lo sguardo penetrante, Brinkema emanava (e a quanto pare funziona ancora) un’aura di autorità e saggezza.

Per questo, gli avvocati che si trovano davanti a lei sanno di dover essere preparati, poiché non esita a tagliare corto su speculazioni o divagazioni.

Nonostante questo aspetto austero e integerrimo comunque è anche apprezzata per la sua umanità e il suo impegno nel garantire i diritti di tutte le parti coinvolte, anche quelle più vulnerabili.

Ed ecco che ora, proprio lei, si trova al timone di un’altra battaglia legale epocale, ovvero il caso Antitrust contro Google, che si terrà il 9 Settembre 2024.

Questo processo potrebbe ridisegnare il futuro della pubblicità digitale, ed è comprensibile che tutti gli occhi siano puntati su di lei, ma tutte le parti coinvolte sanno benissimo che la Brinkema sarà una Sfinge impassibile!

Ma ora giustamente ti starai chiedendo: cosa si imputa a Big G?

La legge Sherman che mette i bastoni tra le ruote a Google

Dietro le quinte di questa saga legale, il Dipartimento di Giustizia, sostenuto da otto Stati, è pronto a caricare le sue armi legali contro Google.

Le accuse sono pesanti come il martello di Thor: abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online.

Secondo il governo infatti avrebbe violato lo Sherman Act, quell’antica e temibile legge antitrust del 1890, ideata per smantellare i colossi che minacciano la concorrenza.

Questa legge è stata utilizzata in passato per affrontare giganti come Standard Oil e AT&T, e ora potrebbe essere la chiave per minare l’impero pubblicitario di Google (almeno così spera il Dipartimento di Giustizia USA).

Il mio dubbio è: riuscirà una legge del 1890 a essere efficace in uno scenario complesso come quello attuale?

Magari questo fucile sarà anche funzionante, ma non spara da più di un secolo!

Però, arrivato a questo punto, quali sono le accuse contro il colosso di Mountain View?

  • Imposizione dei propri strumenti per l’advertising, Google, come un signore medievale che impone il proprio volere, avrebbe forzato l’uso delle proprie piattaforme pubblicitarie, soffocando l’innovazione e tagliando fuori i concorrenti;
  • Manipolazione delle aste pubblicitarie, avrebbe inoltre utilizzato la sua posizione per influenzare i risultati delle aste pubblicitarie a proprio favore. Praticamente è come se avesse giocato a poker con gli occhiali a raggi X, secondo l’accusa;
  • Ostacoli alla concorrenza, attraverso barriere invisibili ma impenetrabili, avrebbe impedito ai concorrenti di competere equamente nel mercato della pubblicità online.

Queste sono le principali imputazioni a cui dovrà rispondere, ma sai qual è la posizione dell’amministrazione Biden a riguardo?

Google VS il Dipartimento di Giustizia: uno scontro che promette scintille

Dietro le porte chiuse del Dipartimento di Giustizia Americano, l’atmosfera è tesa.

La decisione di Google di pagare per evitare una giuria è una battuta d’arresto significativa per l’amministrazione Biden.

Il Dipartimento infatti aveva scommesso sull’imprevedibilità della giuria per costringere Big G a fare concessioni significative o almeno a cercare un accordo (che fosse anche un’ammissione di colpevolezza).

Ma ora che il caso è finito nelle mani della giudice Brinkema, la strategia, indovina un po’… dovrà cambiare.

Comunque, l’assistente del procuratore generale Jonathan Kanter (immaginalo come un nostro pubblico ministero), fedelissimo di Biden, non sembra sfiduciato e, con la determinazione di un gladiatore pronto alla battaglia, ha dichiarato, come riporta The Verge:

“La nostra missione è garantire un mercato competitivo e proteggere l’interesse pubblico. Google ha cercato di evitare un confronto con una giuria popolare, ma siamo fiduciosi che la nostra posizione sarà valida anche davanti a un giudice”.

Foto di Jonathan Kanter Procuratore Antitrust USA fonte Wikipedia
Jonathan Kanter, l’avvocato d’accusa incaricato nel processo contro Google del 9 Settembre 2024

Jonathan Kanter, nominato assistente del Procuratore Generale per la Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti da Biden nel 2021, è considerato un vero e proprio guerriero della libera concorrenza, paladino dei piccoli imprenditori, che lotta per un mercato più equo e concorrenziale, una figura quasi donchisciottesca, direi.

Ma non farti ingannare dall’aspetto bonaccione e gioviale della foto, è un vero incubo per le grandi corporation!

Tuttavia, la difesa di Peter Schottenfels, portavoce di Google, non si è fatta attendere.

Il portavoce di Google, fedele Communications Manager, in Google dal 2016, è noto per la sua eloquenza e capacità di difendere l’azienda durante i periodi più burrascosi.

In passato, ha sostenuto che i casi Antitrust contro la società sono solo tentativi “privi di merito” di limitare un mercato competitivo e penalizzare chi è riuscito a imporsi solo grazie alle sue forze.

Nel caso specifico, in questo caso ha risposto:

“Il reclamo artificioso del Dipartimento di Giustizia Americano è crollato. Siamo contenti che il tribunale abbia deciso che questo caso sarà giudicato da un giudice. Siamo di fronte a un tentativo di selezionare vincitori e perdenti (senza alcuna meritocrazia) in un settore altamente competitivo che ha contribuito a una crescita economica travolgente per le imprese di tutte le dimensioni, grandi e piccole. Siamo ansiosi di presentare il nostro caso in tribunale”.

Fonte: The New York Times

Insomma, un osso duro!

Per questo, lo scontro dialettico tra Schottenfels e il procuratore Kanter, promette scintille.

Sembra di assistere a due pugili che prima dell’incontro si punzecchiano in sala stampa, ma siamo solo all’inizio!

Cosa potrebbe succedere se Google fosse ritenuto colpevole?

Se il 9 Settembre 2024 Google venisse giudicata colpevole, le ripercussioni potrebbero essere rilevanti e la scissione di alcune delle sue attività e una normativa più stringente potrebbero cambiare un po’ di cose.

Ma diffida da chi paventa rivoluzioni o cataclismi, niente di tutto questo.

Sicuramente, indipendentemente dall’esito, questo caso segna un momento importante nella relazione tra le big tech e la regolamentazione governativa.

Infatti, se Google dovesse perdere, potrebbe essere costretta a rivedere il suo modello di business pubblicitario (cadrebbe in piedi, però non preoccuparti!).

Se dovesse vincere, potrebbe consolidare ulteriormente la sua posizione dominante e sarebbe un bello smacco per l’amministrazione Biden e per il dipartimento di giustizia Americano. Ma una cosa è certa: il panorama della pubblicità digitale non potrà più essere lo stesso che conosciamo oggi, e comunque andrà, la situazione normativa si adatterà ed evolverà.

Insomma, non rimane che attendere trepidanti il 9 Settembre!

Big G, comunque sa benissimo che la sua reputazione ha visto giorni migliori, e c’è un motivo se non ha voluto mettersi nelle mani di una giuria popolare…

Io, dal canto mio, prometto di tenerti aggiornato sulla vicenda, visto che non si può fare come in un libro di Grisham, saltare qualche pagina e leggere il finale a sorpresa, ci tocca avere pazienza!

Takeaways

  • Google ha deciso di pagare 2,3 milioni di dollari per evitare il rischio di un processo con giuria popolare, optando per un processo giudiziario sotto la guida della giudice Leonie Brinkema. Questa scelta riflette una strategia volta a ottenere una maggiore prevedibilità, evitando il potenziale pregiudizio di una giuria composta da cittadini comuni che potrebbero essere influenzati negativamente dalla recente cattiva reputazione del colosso tecnologico.
  • Leonie Brinkema, con la sua reputazione di giudice severo e imparziale, è al centro di questo caso epocale. La sua vasta esperienza in casi complessi, inclusi quelli di terrorismo, e la sua capacità di mantenere la calma sotto pressione, garantiscono che il processo sarà condotto con rigore e precisione. La scelta di Google di affrontarla piuttosto che una giuria popolare è un segnale della loro preferenza per un giudizio basato su prove solide anziché su percezioni emotive.

  • Google è accusata di abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online, violando lo Sherman Act del 1890. Le accuse principali includono l’imposizione dei propri strumenti per l’advertising, la manipolazione delle aste pubblicitarie e la creazione di ostacoli alla concorrenza. Questo scenario solleva la questione dell’efficacia delle leggi antitrust storiche in un contesto tecnologico moderno e complesso
  • Il Dipartimento di Giustizia, sostenuto da otto Stati, vede questo caso come un’opportunità per rafforzare la regolamentazione delle big tech e garantire un mercato competitivo. L’assistente del procuratore generale Jonathan Kanter ha espresso la determinazione a difendere l’interesse pubblico contro quella che viene vista come la manipolazione del mercato da parte di Google. Dall’altro lato, Google, rappresentata dal portavoce Peter Schottenfels, sostiene che le accuse sono infondate e mira a dimostrare che opera in un mercato altamente competitivo.
  • Se Google venisse giudicata colpevole, potrebbe affrontare conseguenze significative come la scissione di alcune delle sue attività e l’imposizione di normative più rigide. Questo potrebbe ridisegnare il panorama della pubblicità digitale e influenzare profondamente il modello di business di Google. Tuttavia, se Google dovesse vincere, consoliderebbe ulteriormente la sua posizione dominante, rappresentando un colpo significativo per l’amministrazione Biden e le sue politiche antitrust.

FAQ

Perché Google ha deciso di pagare 2,3 milioni di dollari?

Google ha scelto di pagare 2,3 milioni di dollari per evitare il rischio di un processo con giuria popolare, preferendo affrontare la causa con la giudice Leonie Brinkema. Questa strategia potrebbe offrire a Google una maggiore prevedibilità rispetto a un verdetto imprevedibile di una giuria.

Chi è la giudice Leonie Brinkema?

La giudice Leonie Brinkema è nota per il suo approccio severo e imparziale nelle aule di tribunale. Nata nel 1944, ha affrontato casi complessi, inclusi processi legati al terrorismo. È rispettata per la sua autorità e saggezza, e non tollera distrazioni o argomentazioni frivole.

Quali sono le accuse contro Google?

Google è accusata di abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online, violando lo Sherman Act del 1890. Le accuse includono l’imposizione delle proprie piattaforme pubblicitarie, la manipolazione delle aste pubblicitarie a proprio favore e la creazione di ostacoli per la concorrenza.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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