SEO Confidential – La nostra intervista esclusiva a Gagan Ghotra: il tuo brand esiste per Google, ma esiste per l’IA?

Brand authority nell’era dell’IA: i segnali su cui investire adesso per non sparire dalle risposte dei motori basati su IA

Premi play e ascolta di cosa tratta l’intervista a Gagan Ghotra

Hai aperto Google di recente e hai notato che i primi risultati sembrano tutti uguali?

Non è una tua impressione.

Negli ultimi due anni, migliaia di siti hanno inondato il web di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, inseguendo traffico a basso costo con una logica semplice quanto pericolosa: più pubblichi, più cresci.

Per un po’ ha funzionato.

Poi Google ha iniziato a rispondere, e per molti di quei siti il grafico del traffico organico si è trasformato in una montagna: salita ripida, picco, crollo verticale. Nel settore la chiamiamo “Mount AI”, e le vittime si contano a migliaia.

Ma il problema non è solo il rischio penalizzazione. È che mentre ci si concentrava sul volume, le regole del gioco stavano cambiando in modo molto più profondo.

ChatGPT, Perplexity, AI Mode di Google: questi sistemi non premiano chi produce di più.

Premiano chi viene percepito come fonte autorevole e affidabile.

E se il tuo brand non ha costruito quella reputazione, rischi di essere invisibile proprio dove i tuoi potenziali clienti stanno già cercando risposte, oggi.

Questa settimana su SEO Confidential ospitiamo Gagan Ghotra, SEO Consultant con sede a Melbourne, con una specializzazione precisa su ciò che conta di più in questo momento: SEO tecnica, ottimizzazione per Google AI Overviews e Discover, e costruzione del brand per la ricerca basata su IA.

Gagan è una delle voci più lucide e concrete sul tema della visibilità nei motori di risposta, e quello che ci ha detto in questa intervista è tra le cose più utili che abbiamo pubblicato sulla nostra rubrica.

Se sei un imprenditore o un professionista che vuole capire come diventare la risposta che i sistemi IA danno ai tuoi potenziali clienti, questa intervista non è da scorrere veloce. È da leggere con attenzione, magari prendendo anche appunti, se puoi.

Troverai errori da evitare subito, segnali su cui investire adesso e una visione molto chiara di dove sta andando la ricerca nei prossimi due o tre anni.

Gagan Ghotra intervistato dal SEO Roberto Serra
Gagan Ghotra

Visibile o invisibile? Come i motori IA decidono chi citare e chi ignorare: la versione di Gagan Ghotra

Molti brand stanno automatizzando la SEO con l’intelligenza artificiale per produrre contenuti su larga scala. Secondo te dove si trova oggi il confine tra una strategia intelligente e un rischio concreto di penalizzazione da parte di Google?

La linea di demarcazione, almeno per ora, è piuttosto chiara. La strategia più intelligente consiste nell’utilizzare l’intelligenza artificiale per attività come la ricerca, la creazione di bozze, le prime stesure o il brainstorming delle idee.

Prima della pubblicazione di qualsiasi contenuto sul sito, però, è fondamentale che tutto venga revisionato con attenzione da persone reali. Ogni contenuto dovrebbe includere approfondimenti unici sul brand, dati originali o esperienze concrete che solo il team può offrire. Sono proprio questi elementi a fare la differenza in termini di autorevolezza e credibilità.

Questo approccio rappresenta oggi una delle strade più sicure per evitare problemi con Google legati alle politiche contro l’abuso di contenuti prodotti su larga scala.

Negli ultimi sei mesi, allo stesso tempo, non sono mancati esempi di siti penalizzati da Google dopo aver aumentato rapidamente la produzione di contenuti TOFU di bassa qualità generati con l’IA (TOFU sta per “Top of the Funnel”, contenuti molto generici e informativi pensati per intercettare persone nelle prime fasi del percorso d’acquisto o di informazione, quando ancora non conoscono bene un brand o non hanno deciso cosa fare, N.d.R.). Nel settore, questo fenomeno viene ormai spesso definito “Mount AI”: il traffico cresce rapidamente per un certo periodo, raggiunge un picco e poi crolla all’improvviso, creando nel grafico dell’andamento organico una forma simile a quella di una montagna.

Per evitare situazioni di questo tipo, i brand dovrebbero muoversi con cautela, evitando di scalare troppo e troppo velocemente la produzione di contenuti tramite IA. Se l’intelligenza artificiale viene utilizzata su scala ridotta, è importante assicurarsi che ogni pagina generata includa contributi originali, informazioni distintive e un reale valore aggiunto prima della pubblicazione sul sito.

Negli ultimi mesi hai parlato spesso dell’importanza della brand authority nella SEO. Se un’azienda vuole rafforzare davvero la propria autorevolezza agli occhi di Google, su quali segnali concreti (e perché) dovrebbe investire oggi: branded search, social, PR digitali, video, menzioni del brand o altro?

Sono tutti importanti, ma oggi li classificherei in questo modo:

Al primo posto il volume di ricerca del marchio: è uno dei segnali più forti che le persone reali conoscono e cercano effettivamente il tuo brand. In un certo senso, rappresenta anche una forma di protezione rispetto ai futuri cambiamenti dell’algoritmo di Google. Se un dominio riceve ogni mese un traffico consistente legato al brand, il rischio di subire impatti pesanti da eventuali aggiornamenti tende a ridursi.

Digital PR + menzioni del marchio non collegate: queste dimostrano che si parla di te nel mondo reale, non solo nell’ottimizzazione on-page. Oggi molti sistemi di ricerca basati sull’intelligenza artificiale tendono a utilizzare con maggiore frequenza le menzioni di marchi fatte da terze parti come fonti o citazioni nelle risposte generate. Per questo motivo, se un brand vuole comparire in modo ricorrente nelle conversazioni degli utenti con strumenti come ChatGPT o AI Mode, è importante essere presenti in maniera diffusa sul web: sia attraverso attività di digital PR, con articoli approfonditi e ben costruiti, sia tramite citazioni più leggere, come discussioni su Reddit o post su LinkedIn.

Backlink di alta qualità provenienti da fonti autorevoli (ancora molto efficaci, soprattutto se ottenuti tramite attività di PR).

Contenuti video: compaiono in diverse sezioni delle SERP (blocco video + “Cosa dicono le persone”) e contribuiscono a creare rapidamente un clima di fiducia. Allo stesso tempo, YouTube è uno dei domini più citati nelle AI Overviews e da AI Mode. Ecco perché, se come marchio vuoi apparire di più nelle superfici di Google, è meglio adottare una strategia video su YouTube in cui pubblichi costantemente alcuni video in formato verticale breve e video più lunghi ogni mese.

Presenza sui social media per il coinvolgimento e le menzioni: poiché i sistemi di ricerca basati sull’intelligenza artificiale citano sempre più spesso forum come Reddit, diventa davvero importante per i marchi essere presenti nei commenti di Reddit e anche su altre piattaforme di social media.

Se un imprenditore volesse usare l’AI per accelerare la crescita organica senza mettere a rischio il sito, quali sono i tre errori che non dovrebbe assolutamente commettere?

Pubblicare su larga scala contenuti generati dall’IA in forma grezza o appena ritoccata è uno degli errori più rischiosi. Se i contenuti non offrono alcun valore distintivo, non includono competenze umane reali o approfondimenti originali, il rischio è quello di essere classificati come contenuti di scarsa qualità. Questo può portare a penalizzazioni algoritmiche da parte di Google e a un conseguente calo della visibilità organica.

Considerare l’IA come un sostituto totale della strategia, anziché come uno strumento di accelerazione, è un altro errore frequente. L’intelligenza artificiale può aiutare a velocizzare ricerca, analisi e produzione, ma non può sostituire elementi fondamentali come E-E-A-T, la comprensione dell’intento di ricerca e la coerenza con il proprio settore di competenza. Per esempio, se un’azienda opera nel settore FinTech, produrre in massa contenuti troppo generici come “cos’è il sistema bancario?” o “cos’è il credit score?” rischia di allontanarsi dalla propria autorevolezza reale e di indebolire il posizionamento del brand.

Anche espandere in modo eccessivo i contenuti top of funnel (TOFU) richiede molta cautela. Google monitora sempre più attentamente questo tipo di crescita, soprattutto quando avviene troppo rapidamente o con contenuti poco distintivi. Se il sistema rileva un’espansione artificiale o di bassa qualità, possono verificarsi improvvisi cali di ranking e traffico organico.

Al contrario, utilizzare l’IA con equilibrio, integrandola con competenze umane, approfondimenti originali e una strategia coerente con il brand, può trasformare sia Google sia i sistemi di ricerca basati sull’IA in un importante motore di crescita per il brand.

Google Discover può portare milioni di visite, ma molte testate raccontano anche crolli improvvisi difficili da recuperare. Dal tuo punto di vista, quali sono oggi gli errori più pericolosi che possono far uscire un publisher da Discover?

Tra gli errori più gravi che noto oggi c’è la corsa agli argomenti di tendenza che esulano completamente dalla propria linea editoriale. Questo approccio rischia di far apparire un sito generico, poco coerente e persino spam. Se un editore tratta abitualmente quattro argomenti specifici, non ha molto senso aggiungerne improvvisamente altri quattro completamente scollegati o iniziare a pubblicare contenuti molto diversi rispetto a quelli realizzati negli ultimi dodici mesi. La coerenza tematica continua a essere un elemento importante, sia per gli utenti sia per Google, perché contribuisce a rafforzare autorevolezza e riconoscibilità editoriale.

Un altro errore frequente riguarda la pubblicazione di contenuti clickbait o con un basso livello di coinvolgimento, che non corrispondono realmente a ciò che le persone si aspettano di trovare dopo il click o a ciò che sono disposte a leggere e condividere. Negli ultimi tempi molti editori hanno fatto ricorso a titoli sensazionalistici e immagini in evidenza studiate per attirare attenzione.

Questa strategia può funzionare fino a un certo punto, ma richiede molta cautela, soprattutto quando viene adottata su larga scala. Se un sito pubblica, ad esempio, venti articoli al giorno e tutti presentano titoli e immagini fortemente clickbait, il rischio di finire nei guai aumenta sensibilmente. Nel lungo periodo, infatti, un eccesso di contenuti costruiti solo per ottenere click può compromettere credibilità, coinvolgimento reale e visibilità organica.

Se oggi un publisher o un brand volesse aumentare davvero la probabilità di entrare in Google Discover, quali segnali dovrebbe rafforzare prima di tutto?

L’elemento più importante resta l’autorevolezza e la rilevanza nel proprio settore di riferimento. È questo il fattore di base su cui costruire una presenza solida, soprattutto se si vuole ottenere visibilità duratura su superfici come Discover.

Accanto a questo, conta molto la qualità dei contenuti visivi. Immagini e video originali, ben realizzati e di alta qualità possono fare una differenza significativa, perché Discover tende a privilegiare contenuti fortemente visuali e capaci di catturare immediatamente l’attenzione dell’utente.

Anche la capacità di offrire punti di vista attuali e rilevanti dal punto di vista giornalistico assume un peso crescente. I contenuti che riescono a inserirsi nelle conversazioni del momento o a intercettare temi di cui si discute online all’interno della propria nicchia hanno maggiori possibilità di emergere e ottenere visibilità.

Infine, è quasi sempre preferibile mantenere una qualità costante nella pubblicazione dei contenuti, anziché puntare a una crescita troppo rapida basata su articoli deboli o poco curati. Cercare di espandersi eccessivamente con contenuti di scarso valore raramente produce risultati duraturi, mentre continuità e qualità tendono a costruire maggiore fiducia nel tempo.

Oggi tanti siti pubblicano contenuti su temi di tendenza anche lontani dal proprio focus editoriale. Quanto è rischioso, secondo te, allargare troppo velocemente gli argomenti solo per inseguire traffico?

È molto rischioso per la maggior parte dei siti (a meno che non si tratti di un vero e proprio dominio aziendale con un’autorità incredibilmente elevata). Questo approccio indebolisce la tua autorevolezza tematica, confonde Google riguardo all’argomento del tuo sito e, se i contenuti sono scarsi o generati dall’intelligenza artificiale, vai praticamente incontro a una penalizzazione algoritmica o a una revisione manuale. Dico sempre ai clienti: prima di tutto, padroneggiate a fondo la vostra nicchia. L’espansione strategica va bene, ma solo quando avete costruito l’autorità e potete effettivamente aggiungere valore nella nuova area.

Si parla sempre più di “AI Slop”, cioè contenuti generati in massa che finiscono per alimentare SERP e risposte IA poco affidabili. Secondo te, Google sta davvero riuscendo a distinguere contenuti utili da contenuti prodotti solo per scalare traffico, oppure il problema è ancora sottovalutato?

Google sta decisamente migliorando: stiamo assistendo a un aumento dei siti di contenuti generati dall’IA su larga scala che vengono penalizzati o relegati in fondo ai risultati.

Gli esempi di “Mount AI” sono reali e in crescita. Credo che sia un problema crescente anche per Google e sicuramente non vogliono che nei risultati di ricerca, o persino nelle risposte di AI Overview e AI Mode, compaiano altri contenuti di scarsa qualità generati dall’IA.

Ma si tratta di un problema tecnico davvero complesso e, in base alla mia esperienza e a ciò che vedo nei risultati di ricerca, sembra che Google stia cercando di capirlo e di risolverlo. Col tempo, credo che implementeranno alcune soluzioni tecniche avanzate per far emergere nei risultati di ricerca più contenuti che non siano “scarti dell’IA”.

Una risposta generata da un’AI può influenzare direttamente reputazione e fiducia verso un brand. Se un’azienda vuole evitare che informazioni imprecise o distorte sulla propria attività finiscano nelle risposte IA, cosa dovrebbe fare concretamente?

Se un’azienda vuole evitare che informazioni imprecise o distorte finiscano nelle risposte dei sistemi di intelligenza artificiale, dovrebbe assumere un ruolo attivo nel controllo della propria immagine.

Il primo passo è pubblicare sul proprio sito contenuti chiari, autorevoli e sempre aggiornati, con segnali evidenti di affidabilità, come biografie degli autori, fonti e date. Ma non solo, è importante investire nelle digital PR affinché sul web circolino notizie corrette e menzioni accurate del marchio.

Conta molto anche la coerenza dei messaggi tra sito, social e attività di PR: più il brand comunica in modo uniforme, meno spazio c’è per interpretazioni errate da parte dell’IA. In generale, più forti sono i segnali legati all’identità del marchio online e nel mondo reale, più sarà difficile per questi sistemi fraintenderlo.

Con le Preferred Sources Google introduce un segnale esplicito di preferenza dell’utente dentro Search. Secondo te, è un indizio del fatto che Google sta dando sempre più peso alla brand authority e ai segnali di fiducia rispetto alla SEO tradizionale?

Al 100%. È un segnale molto chiaro che Google sta spostando il proprio baricentro verso l’autentica autorevolezza del marchio, la fiducia e le preferenze degli utenti, e non solo verso i tradizionali fattori di posizionamento come i link o l’ottimizzazione on-page. Questa è comunque la direzione verso cui si sta orientando la ricerca basata sull’intelligenza artificiale, dove tutto sarà curato e personalizzato in base alle esigenze di ogni singolo utente.

Anche di recente, all’evento Google IO 2026, sono state presentate alcune demo sulla creazione di pagine complete personalizzate in base alla query effettuata dall’utente, indipendentemente dalla sua cronologia di ricerca e da tutte le informazioni presenti in Gmail, Google Calendar e tutte le altre fonti di Google. Sulla base di tutto ciò, viene creata una risposta davvero utile che soddisfa tutte le esigenze di un utente specifico.

Se nei prossimi anni sempre più utenti inizieranno a scegliere attivamente le proprie fonti preferite, cosa dovrebbero fare oggi publisher e brand per aumentare le probabilità di essere selezionati? Quali errori vedi fare più spesso?

Il consiglio è iniziare fin da subito a costruire una reale autorevolezza del marchio e una relazione solida con il proprio pubblico. Questo significa investire in contenuti coerenti, di qualità e capaci di offrire spunti originali, evitando di limitarsi a pubblicare grandi quantità di materiale senza un reale valore distintivo. Allo stesso tempo, contano molto le attività di digital PR e il coinvolgimento della community, perché aiutano il brand a essere riconosciuto, discusso e considerato credibile anche al di fuori del proprio sito.

A fare la differenza è anche una presenza forte e coerente su più canali, accompagnata da segnali concreti di fiducia e prova sociale. L’obiettivo, nel tempo, dovrebbe essere quello di diventare un vero punto di riferimento nel proprio settore, qualcosa che le persone riconoscono e cercano attivamente.

L’errore che vedo più spesso è trattare tutto questo come una semplice casella da spuntare in una checklist SEO, invece di considerarlo un percorso di costruzione del brand nel lungo periodo. A questo si aggiungono messaggi incoerenti tra i vari canali e una focalizzazione eccessiva sui volumi di pubblicazione, sacrificando fiducia, qualità e valore reale per il pubblico.

Molte aziende continuano a misurare il successo SEO guardando soprattutto ranking e traffico organico. È ancora un approccio sufficiente oggi, oppure stai già vedendo brand molto forti su Google ma quasi invisibili dentro ChatGPT, Perplexity o AI Overviews?

Non basta più. A volte vedo marchi che si posizionano bene nella ricerca tradizionale su Google, ma ottengono una visibilità quasi nulla su ChatGPT, Perplexity e nelle AI Overviews. Sto anche notando che ChatGPT sta iniziando a generare un po’ di traffico per alcuni marchi tramite link di citazione nelle risposte fornite ad alcuni clienti.

Ora è necessaria una visibilità omnicanale che copra sia la ricerca tradizionale che quella basata su AI. Anche il modo di misurare i risultati sta cambiando. I soli dati legati a ranking e traffico stanno diventando sempre più parziali e rischiano di non raccontare il quadro completo. Nei prossimi anni sarà probabilmente molto più difficile capire con precisione assoluta da dove arriva una conversione o quale canale abbia influenzato davvero il percorso dell’utente.

Guardando ai prossimi due o tre anni, qual è secondo te la differenza più grande tra i brand che riusciranno a diventare davvero visibili nei motori AI e quelli che invece rischiano di sparire dalle conversazioni generate dall’intelligenza artificiale?

I veri vincitori saranno i brand capaci di affermarsi come autentiche “fonti di verità” nel proprio settore. Ciò significa costruire una competenza riconosciuta e credibile, supportata da ricerche originali, approfondimenti di valore e contenuti che offrano qualcosa di realmente distintivo.

Allo stesso tempo, diventerà sempre più importante rafforzare i segnali di E-E-A-T e consolidare la fiducia attorno al marchio attraverso una presenza forte e coerente sul web: dalle attività di PR ai video, fino alle community online e alle menzioni del brand in contesti autorevoli. Nell’era dei motori di risposta basati su IA saranno premiati i marchi percepiti come fonti affidabili e autorevoli, non semplici produttori di contenuti.

Essere citati dall’IA non è fortuna. È una scelta che si fa oggi

Il momento in cui stai leggendo questo articolo è probabilmente il momento migliore per agire. Non tra sei mesi, non dopo il prossimo aggiornamento di Google. Adesso.

Perché quello che Gagan Ghotra descrive non è un cambiamento futuro.

È già in corso.

I brand che stanno costruendo autorevolezza reale, che comunicano in modo coerente su tutti i canali, che investono in digital PR e in contenuti con un punto di vista distintivo, stanno già accumulando un vantaggio che diventerà molto difficile da colmare.

Il punto che trovo più importante, e che vale la pena portarsi a casa con chiarezza, è questo: i sistemi IA non citano chi ha pubblicato di più. Citano chi è percepito come fonte affidabile nel proprio settore. E quella percezione si costruisce nel tempo, con coerenza, con autorevolezza reale, con la capacità di dire qualcosa che gli altri non dicono.

Per un imprenditore, questo significa una cosa concreta: ogni contenuto pubblicato, ogni intervista rilasciata, ogni post su LinkedIn, ogni menzione ottenuta su una testata di settore è un mattone. Piccolo, spesso invisibile nel breve periodo, ma determinante nel lungo.

Chi inizia a costruire oggi avrà un vantaggio enorme su chi aspetterà ancora.

Grazie Gagan per la disponibilità e la precisione con cui hai condiviso la tua visione. Ci vediamo al prossimo episodio di SEO Confidential, con un altro ospite internazionale, a presto!

#avantitutta

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore