I numeri parlano chiaro: l’adozione dell’IA cresce, ma gli utenti continuano a cercare, cliccare e acquistare partendo da Google, che resta il punto d’ingresso principale
📌 TAKE AWAYS
I dati mostrano che il traffico organico non è crollato, ma sta vivendo una fase di assestamento. Google resta il principale punto di accesso al web, mentre Ads e AI Overviews hanno un impatto reale ma limitato. La SEO evolve, ma continua a essere una leva strategica per autorevolezza e business.
Succede sempre così. Ti siedi a un tavolo, magari durante un aperitivo di lavoro, e c’è sempre quello con l’aria di chi la sa lunga che, tra un sorso di spritz e una tartina, sgancia la bomba:
“Ma ormai su Google non ci va più nessuno, eh. Adesso c’è l’Intelligenza Artificiale. La SEO è finita, è roba da dinosauri”.
Ecco, sono qui per dirti che il tizio dell’aperitivo si sbaglia.
E non lo dico io, lo dicono i dati. Quelli veri, massicci, incontestabili. Quelli che smentiscono la narrazione apocalittica che va tanto di moda sui social network.
Ho letto con estrema attenzione uno studio del 20 gennaio 2026 di Graphite, basato su dati Similarweb, che ha analizzato oltre 40.000 siti web. Un campione enorme, non le sensazioni a naso di quattro amici al bar.
Cosa è emerso dalla ricerca?
Beh, prima di tutto, che la SEO non è in crisi, come ci dicono.
Sta cambiando pelle, sì, ma lo sta facendo rafforzandosi, adattandosi e diventando uno strumento ancora più maturo e strategico per chi lavora sul lungo periodo.
Perciò, se il tuo obiettivo è rendere il tuo brand sempre più autorevole agli occhi di Big G e IA, questo è l’articolo che fa per te.
Non farti distrarre da annunci catastrofisti, bada al sodo, guarda ai dati.

I dati che smontano la catastrofe (con buona pace degli apocalittici di professione)
Partiamo dal numero che fa più paura.
Si sente dire in giro che il traffico organico (quello gratuito che arriva dai motori di ricerca) sia crollato del 25% o addirittura del 50%.
Una cifra del genere significherebbe il fallimento per migliaia di aziende online.
Se fosse vero, saremmo davanti a una crisi economica digitale senza precedenti. Ma la realtà, fotografata dallo studio Graphite su dati reali e non su sondaggi d’opinione, è ben diversa: il calo del traffico organico c’è stato, sì, ma è stato appena del 2,5%.

Come vedi non è il crollo che ci raccontano, ma una lieve flessione fisiologica in un mercato che si sta assestando dopo il boom post-pandemico.
Perché allora in giro si sente parlare di catastrofe?
Perché la maggior parte delle analisi allarmistiche si basa su sondaggi o su campioni irrisori di venti o trenta siti. I sondaggi sono strumenti meravigliosi se vuoi sapere chi vincerà X-Factor, ma sono pessimi per misurare il comportamento digitale passato.
La nostra memoria è fallace. Se chiedi a una persona “Quanto usi l’IA al posto di Google?”, ti risponderà sovrastimando l’uso della novità perché è ciò che colpisce la sua attenzione.
Come ricorda Ethan Smith su Graphite, si chiama “illusione di frequenza”.
Magari l’intervistato ha usato ChatGPT due volte la settimana scorsa, ma nella sua testa sembra aver sostituito Google. I dati di traffico reale, tracciati click per click, dicono il contrario: i motori di ricerca restano il centro nevralgico del web.
Anzi, ti dirò di più.
Il traffico verso i motori di ricerca non sta crollando.
Nel 2025 le visite a Google sono addirittura cresciute dello 0,8%.
Ti sembra poco?
Parliamo di volumi immensi!
Google stesso ha dichiarato di gestire oltre 5 trilioni di ricerche all’anno. Cinque trilioni. Immaginare che questa mole di traffico svanisca nel nulla in pochi mesi è pura fantascienza.
L’ossessione per i click rubati e la verità sugli annunci
Un’altra grande paura che probabilmente ti tiene sveglio la notte è l’idea che Google stia diventando un gigantesco cartellone pubblicitario a pagamento, dove se non paghi non esisti.
La narrazione dominante dice che Google stia “rubando” i click organici per regalarli agli annunci a pagamento (Ads).
Anche qui, i numeri ci riportano coi piedi per terra.
È vero, c’è stato un leggero aumento dei click verso le pubblicità (+2,1%), ma guardiamo la proporzione. Il 90% dei click che partono da Google finisce ancora su risultati organici. Solo il 10% va agli annunci a pagamento.

Qui mi preme farti ragionare da imprenditore.
Gli annunci e le Ads funzionano come una scarica di adrenalina: ti fanno correre veloce per un tratto, aumentano battito e visibilità, ma l’effetto svanisce in fretta.
Appena l’adrenalina finisce, il corpo torna allo stato di prima, senza aver davvero costruito forza o resistenza.
La SEO, invece, è allenamento costante. Richiede tempo, metodo e continuità, ma sviluppa muscoli, memoria e capacità di tenuta.
Ads e SEO possono convivere nello stesso programma, ma senza allenamento strutturale la spinta chimica serve a poco. Finito l’impulso del momento, resta il fiatone. Con la SEO, resta la prestazione.
Lavorare sul posizionamento organico dunque significa creare autorevolezza di brand. Significa che quando un cliente cerca una risposta, trova te perché sei rilevante, non perché hai pagato il dazio.
E questa autorevolezza è l’unica moneta che avrà valore anche nel mondo dell’Intelligenza Artificiale.
Il fantasma delle AI Overviews
Parliamo ora del nuovo spauracchio: le AI Overviews, quelle risposte generate dall’intelligenza artificiale che compaiono direttamente in cima ai risultati di ricerca di Google. Molti guru del marketing hanno urlato che avrebbero ucciso il traffico ai siti web, perché l’utente legge la risposta lì e non clicca più.
Lo studio che ho analizzato ci offre una prospettiva molto più sfumata e meno terrificante.
È vero che quando compare una AI Overview il tasso di click (CTR) sui risultati organici scende del 35%. Sarebbe un problema enorme se queste panoramiche apparissero sempre.
Ma la realtà è che compaiono solo nel 30% dei casi circa.
E sai cosa c’era prima al loro posto nell’80% di quei casi?
I “Featured Snippet”, quei riquadri in evidenza che Google usava già da anni e che avevano un effetto simile sul tasso di click.
In pratica, secondo lo studio di Graphite, stiamo assistendo a una sostituzione tecnologica, non a una rivoluzione che cancella il traffico.
Inoltre, le AI Overviews tendono ad apparire soprattutto per ricerche informative (“come si fa la pasta alla norma?”) e molto meno per ricerche transazionali o commerciali, quelle che portano soldi veri al tuo business.
Per le ricerche che contano, quelle dove l’utente è pronto a comprare o a contattarti, il vecchio, caro link al tuo sito è ancora il re.
Ok, probabilmente le conclusioni di Graphite sono un po’ troppo ottimistiche, ma partono da presupposti reali. L’impatto delle AI Overviews sul traffico e sul lavoro degli editori è innegabile.
La differenza sostanziale è che le AIOs non si limitano a estrarre una risposta: la riscrivono, la sintetizzano e la rendono autonoma rispetto alle fonti. Questo cambia il rapporto di forza tra Google ed editori, che vedono erodersi visibilità, traffico e valore economico, soprattutto sul fronte informativo.
L’ascesa innegabile (e veloce) dell’IA
Ora, non voglio passare per quello che nega il cambiamento climatico mentre ha l’acqua alle caviglie. L’intelligenza artificiale è un fenomeno enorme e sta crescendo a una velocità che fa girare la testa.
Un report di Microsoft di gennaio 2026 sull’adozione globale dell’IA nel 2025 dipinge un quadro chiarissimo: il 16,3% della popolazione mondiale in età lavorativa utilizza strumenti di IA generativa. E la crescita è rapida.

È affascinante notare come questa crescita non sia uniforme.
Emirati Arabi Uniti e Singapore sono in testa alla corsa, trainati da governi che hanno capito tutto e investono massicciamente in infrastrutture.
C’è poi il caso incredibile della Corea del Sud, che ha premuto l’acceleratore grazie a un mix letale di investimenti pubblici, modelli linguistici locali potentissimi e fenomeni di cultura pop che hanno reso l’IA virale. E non dimentichiamo i mercati emergenti, dove soluzioni open source e gratuite come DeepSeek stanno permettendo l’accesso alla tecnologia a milioni di persone, ridisegnando la mappa geopolitica del digitale.


Ancora più impressionante è il dato fornito da Ahrefs: nel 2025, le ricerche su Google per il termine “ChatGPT” hanno superato quelle per YouTube, Instagram, Facebook e TikTok.
In poco più di due anni, ChatGPT ha raggiunto un livello di interesse che colossi del web hanno impiegato decenni a costruire!
Ahrefs prevede addirittura che, se il trend continua, l’interesse di ricerca per ChatGPT potrebbe raggiungere quello per lo stesso marchio “Google” entro il 2028 o 2029.

Due mondi che convivono (e il tuo portafoglio ringrazia)
Quindi, da una parte ti dico che Google non è morto, dall’altra che ChatGPT sta esplodendo.
Sembra una contraddizione?
Assolutamente no. È la fotografia di una convivenza.
Gli utenti non stanno abbandonando in massa l’uno per l’altro; stanno imparando a usarli entrambi per scopi diversi. Magari chiedo a ChatGPT di riassumermi un concetto complesso o di scrivermi una mail, ma quando devo comprare quel macchinario specifico per la mia azienda o cercare un fornitore affidabile nella mia zona, vado su Google.
I due sistemi convivono. Nessuno esclude l’altro.
E qui sta il segreto per il tuo business.
Tu non devi scegliere se ottimizzare il tuo brand per Google o per l’Intelligenza Artificiale. Devi fare in modo di essere la risposta giusta ovunque.
Immagina l’utente come un ibrido. Inizia il suo viaggio chiedendo consiglio a un chatbot (“Quali sono i migliori materiali per l’isolamento termico?”), e poi va su Google per trovare chi vende quei materiali e a che prezzo (“Vendita pannelli isolanti Milano”).
Se tu sei presente solo alla fine del percorso, rischi di perdere il cliente che si è fatto un’idea altrove.
Se sei presente solo all’inizio, rischi che poi compri da un concorrente meglio posizionato sui motori di ricerca tradizionali.
La strategia vincente è l’autorevolezza, non il trucco
A questo punto ti chiederai: “Okay, ho capito che non devo farmi prendere dal panico, ma concretamente che devo fare?”.
Qui entro in gioco io. Il mio ruolo, in quanto consulente SEO, non è solo farti scalare due posizioni su una lista di link blu. Il mio compito è trasformare il tuo brand in una fonte autorevole.
Ricordi quando parlavamo delle Ads che sono effimere? Ecco, l’autorevolezza è eterna (o quasi).
I grandi modelli linguistici, LLM come ChatGPT o Gemini, ad esempio, non inventano le cose dal nulla.
Si “nutrono” di contenuti presenti sul web. Imparano leggendo siti, articoli, recensioni. Se il tuo sito web è ricco di contenuti di alta qualità, precisi, ben strutturati e riconosciuti come affidabili, hai due vantaggi enormi.
Primo: continui a prendere quel 90% di traffico organico da Google che, come abbiamo visto, è tutt’altro che morto. Secondo: diventi “training data”, diventi la fonte che l’Intelligenza Artificiale userà per generare le sue risposte.
Diventare la “Risposta IA” è la nuova frontiera della SEO.
Non si tratta più solo di inserire la parola chiave giusta nel titolo. Si tratta di strutturare i dati in modo che le macchine li capiscano, di rispondere alle domande degli utenti in modo così esaustivo che sia Google che ChatGPT (e compagnia) non possano fare a meno di citarti.
Le narrazioni allarmistiche servono a fare click sui giornali.
A te imprenditore servono i fatti.
E i fatti dicono che il traffico c’è, i clienti cercano, e i motori di ricerca sono ancora il ponte principale tra il desiderio di acquisto e il tuo conto in banca.
Chi smette di investire in SEO oggi perché “tanto c’è l’IA” sta commettendo lo stesso errore di chi smise di fare pubblicità in TV quando arrivò internet.
I canali si sommano, la complessità aumenta, ma la necessità di essere visibili e autorevoli resta la stessa. Anzi, diventa ancora più preziosa perché la competizione si sposta sulla qualità, come è emerso bene nella nostra intervista a Simon Schnieders.
È il momento di spingere sulla qualità del tuo brand.
Perché mentre gli altri si disperano leggendo sondaggi imprecisi, noi possiamo costruire la tua presenza lì dove i tuoi clienti stanno guardando.
Che sia una barra di ricerca classica o una chat con un assistente virtuale, il tuo nome deve essere la risposta. Lasciamo le lamentele agli altri e concentriamoci sul fatturato.
La SEO mica è una reliquia del passato, si è solo fatta più intelligente. E tu?
Rivolgiti alla mia agenzia e conquista anche tu le IA (senza abbandonare l’organico)!
Il traffico organico è così in crisi?: domande frequenti
Il traffico organico da Google è davvero in forte calo a causa dell’intelligenza artificiale?
I dati analizzati dallo studio Graphite mostrano che il calo del traffico organico è stato limitato a circa il 2,5%. Una flessione contenuta, fisiologica, che non conferma le narrazioni apocalittiche su un crollo della SEO. Google resta il principale punto di ingresso al web, con volumi di ricerca ancora enormi.
Le Ads stanno davvero sostituendo i risultati organici su Google?
Nonostante un lieve aumento dei click verso gli annunci a pagamento, circa il 90% dei click generati da Google continua a finire sui risultati organici. Le Ads offrono visibilità immediata ma temporanea, mentre la SEO resta lo strumento chiave per costruire autorevolezza e valore nel lungo periodo.
Le AI Overviews di Google stanno cancellando il traffico ai siti web?
Le AI Overviews riducono il CTR quando compaiono, ma oggi appaiono solo in circa il 30% delle query e soprattutto su ricerche informative. In molti casi stanno sostituendo i Featured Snippet già esistenti. L’impatto sul traffico è reale, soprattutto per gli editori, ma non rappresenta una cancellazione totale della SEO, bensì un cambiamento strutturale delle regole del gioco.

Concentrarsi sul 2,5% è guardare l’onda invece della marea che la genera. L’intelligenza artificiale non è un predatore che svuota lo stagno, ma un mutamento climatico che ne cambia la geografia. È una questione di adattare le proprie tecniche di pesca.
Renato Martino, il punto non è adattare la pesca, ma capire chi venderà l’acqua quando il mare si ritirerà. Io punto su quelli.
La metrica è una coperta corta. L’IA è un nuovo intermediario, una voce che si mette tra noi e i nostri clienti. Presto non ci sentiranno più.
Quel 2,5% è solo l’antipasto. La vera fame di dati deve ancora arrivare.
Giada Mariani, il 2,5% è la crepa che precede il crollo della diga; una metrica rassicurante per chi ama contare i posti sulle scialuppe.
Emanuele Barbieri, è una metrica per tranquillizzare i passeggeri, non per fermare la falla. La narrazione serve sempre a chi comanda la nave.