Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Un assistente virtuale onnipotente in grado di prenotare ristoranti e gestire compiti complessi, ma che potrebbe riscrivere le regole del web e la visibilità delle aziende
Sundar Pichai, CEO di Google, annuncia la fine della ricerca tradizionale: un "maggiordomo digitale" compirà azioni complesse per noi. Se da un lato questa rivoluzione promette un'efficienza senza precedenti, dall'altro solleva enormi dubbi sul futuro del traffico web, minacciando di intrappolare gli utenti in un ecosistema chiuso a discapito di editori e creatori di contenuti.
Google cambia tutto: la ricerca diventa un “maggiordomo digitale”. Ma a che prezzo?
Sundar Pichai, il CEO di Google, ha sganciato la bomba: la ricerca come la conosciamo sta per finire. Non si tratta di un piccolo aggiornamento, ma di una trasformazione radicale.
L’idea è quella di trasformare Google Search da un semplice elenco di link a un “agent manager“, un vero e proprio assistente personale capace di eseguire compiti complessi per te.
Pensa di dover organizzare una cena: invece di cercare ristoranti, leggere recensioni e poi andare su un altro sito per prenotare, questo “agente” farebbe tutto al posto tuo, in un colpo solo.
Una bella comodità, certo, ma dietro questa visione si nasconde un cambiamento che potrebbe stravolgere il modo in cui le aziende si fanno trovare online.
E non pensare che sia un’idea campata in aria.
Dentro Google, questa rivoluzione è già iniziata.
“Antigravity”: lo strumento segreto che svela il futuro
Pichai ha raccontato di usare già internamente uno strumento, nome in codice “Antigravity“, che funziona proprio così. Invece di navigare tra mille documenti e risultati di ricerca, lo interroga per avere un quadro completo sui lanci di nuovi prodotti.
Questo non è più cercare, è delegare.
Come descritto da Search Engine Journal, la visione è chiara: si passa dal fornire risposte al completare azioni. Pichai ha anche dato una scadenza, parlando del 2027 come un “punto di svolta” per questo tipo di tecnologia, ammettendo però che i limiti dell’infrastruttura attuale sono un freno non da poco.
La questione è: se persino Google ammette di avere problemi di risorse, quanto è sostenibile un futuro del genere?
Tutto questo suona avveniristico, ma c’è un elefante nella stanza di cui Pichai ha dovuto parlare, e che ci riguarda tutti: che fine farà il nostro traffico web?
La grande difesa: più ricerche o meno click?
Di fronte alle accuse sempre più pesanti da parte di editori e professionisti SEO, che vedono le AI Overviews rubare traffico e ripubblicare contenuti senza permesso, Pichai ha sfoderato la sua difesa. Sostiene che, al contrario, l’intelligenza artificiale sta portando a un aumento delle ricerche, che diventano più lunghe e complesse. Secondo quanto ha dichiarato Google ha dati che dimostrano questa crescita, persino sui dispositivi Apple.
Ma la domanda sorge spontanea: più ricerche significano davvero più visite per chi, come te, crea i contenuti?
O sono solo più interazioni all’interno della bolla di Google, che diventa sempre più brava a dare risposte senza mai farti uscire dalla sua pagina?
Pichai assicura di voler continuare a mandare traffico al web, ma il dubbio resta, ed è pesantissimo.
Stiamo andando verso un’internet più efficiente o verso un giardino recintato dove Google è l’unico giardiniere?

Ci hanno apparecchiato la tavola con cura, promettendo un banchetto per tutti. Ora scopro di essere il centrotavola, puramente decorativo. L’ansia, devo ammettere, è un pessimo digestivo. Come scrittori, quale ruolo ci rimane in questa nuova sala da pranzo?
Clarissa, il loro banchetto è un’illusione. Il nostro ruolo non è decorativo, ma è uscire da quella sala. Portiamo le storie direttamente alle persone, senza intermediari. La vera tavola è altrove.
Perfetto, il maggiordomo ha appena reso il mio lavoro una barzelletta. Qualche offerta?
Il maggiordomo serve il padrone, non gli ospiti; quale valore rimane per chi produce contenuti?
Sara, i produttori di contenuti non sono gli ospiti, ma le pietanze sul vassoio.
La lezione è sempre la stessa: non si costruisce un castello su un terreno in affitto. Google sta semplicemente espropriando gli inquilini per ampliare la propria villa. Chiunque abbia un brand deve creare una propria strada privata per i clienti, non aspettare al casello dell’autostrada.
Il maggiordomo non lavora per noi, ma per il padrone di casa. Il mio mestiere era indicare la porta d’ingresso. Adesso la porta non c’è più, solo il loro salotto.
Luciano, ci hanno tolto le chiavi della porta. Ora ci chiedono di fare i soprammobili nel loro salotto. Un bel salto di carriera, direi.
Giada, i soprammobili poi finiscono in cantina quando si cambia arredamento. Ci pensi?
Stanno trasformando il web in un loro centro commerciale esclusivo. Il mio lavoro di vetrinista digitale diventerà presto inutile.
Un maggiordomo che sceglie per te i prodotti col margine di guadagno più alto.
Google non vuole più essere una porta, ma la stanza stessa. Il traffico web diventa un ricordo. Le aziende che hanno investito in visibilità ringraziano per questo “aiuto”. Chissà come ci adatteremo a non esistere più online.
Chiara, più che una stanza è un imbuto che termina nel loro registratore di cassa. Noi siamo ridotti a essere la decorazione colorata lungo le pareti, prima della transazione finale.
Paola, una decorazione a tempo, finché non ridipingono le pareti con la loro IA.
Chiara, il punto è che loro hanno già il secchio di vernice in mano. Ci passeranno sopra e la gente ringrazierà pure per il muro pulito. Che senso ha continuare a parlarne? Bisogna solo prenderne atto e agire di conseguenza, se possibile.