Appunti  

Analisi del “Google Leak”: cambia tutto (o niente) nella SEO?

Dopo 25 anni di nebbia, il primo Google Leak della storia fa luce su alcuni retroscena del motore di ricerca più usato al mondo

Pensare di risolvere tutti i misteri del posizionamento sui motori di ricerca partendo dal Google Leak è più illusorio di convincere il tuo gatto a farti il bagno (e pure senza farti nemmeno un graffio 🙃).

Ma se invece non ci fosse nessun mistero e (come al solito) fossimo finiti tutti nel tunnel della scoop-mania che attanaglia la nostra epoca?

Come che sia, è ora di fare ordine nel marasma che si è creato, ed è esattamente ciò che ho intenzione di fare qui, rispondendo alla domanda delle domande post-leak: cambia qualcosa per il posizionamento SEO (e se SI cosa)?

Fuga di notizie da Google: i fatti in breve

Quando Rand Fishkin, co-fondatore di Moz, ha reso noto di aver ricevuto 2500 documenti riservati che parlano del funzionamento di Google Search sono caduto dalla sedia.

Ha dichiarato di aver ricevuto il materiale via e-mail da una fonte anonima che, contestualmente, affermava che la documentazione fosse veritiera: proveniente, cioè, dall’interno di Google.

Si trattava di documenti che descrivono come funzionano le API (Application Programming Interface) interne al motore di ricerca di Google, ovvero spiegano come interagiscono le varie componenti per determinare i risultati di ricerca.

A confermare che i documenti fossero autentici ci ha pensato Google pochi giorni dopo e senza scomporsi minimamente. Al solito, però, si era già ampiamente messa in moto la macchina del sensazionalismo intorno alla notizia.

Senza che nessuno avesse il tempo di analizzare per benino cosa contenessero i documenti, questo, si era già trasformato nel leak del secolo, lasciando intendere che da quel momento in avanti Google Search non avrebbe avuto più segreti per chi si occupa di digital.

Ma le cose stanno davvero così?

Premessa: per chi fa SEO, la semplice parola leak abbinata a Google Search è roba da sturbo, il sogno di una vita che diventa realtà. È come passare anni a fissare il muro dello spogliatoio delle ragazze immaginando cosa accade al suo interno e poi ricevere per miracolo la vista a infrarossi.

Insomma, hai capito…

Però poi bisogna analizzare nel dettaglio cosa è saltato fuori per comprenderne il reale valore per stabilire se c’è realmente ciccia. E dunque ora, a mente fredda, voglio darti la mia lettura sul Google Leak e cosa, eventualmente, cambia nella SEO dopo la fuga di notizie.

Cosa è saltato fuori e cosa conta davvero in chiave SEO

Quello che stai per leggere è la summa di tutto ciò che ritengo rilevante di questa fuga di notizie, ma c’è un MA – e grosso come una casa.

E cioè che il leak è composto da 2500 pagine di documenti, ci vorranno ancora parecchi studi e analisi per capire davvero bene tutti i potenziali impatti che potrà avere nella nostra concezione del posizionamento organico.

Ciò nonostante, devo dire che ne sappiamo già abbastanza da poter trarre qualche succosa conclusione. Cercherò di dirti quello che penso, a partire dalla mia conoscenza storica della materia derivante da anni di consulenza SEO.

Prima di iniziare ti propongo questa sintesi politically scorrect e molto dettagliata relativa a una serie di miti alimentati dalla simpatica azienda Google nel corso degli anni:

meme sulle bugie dal Google leak

1 – Il peso dei clic nel posizionamento organico

Iniziamo con l’antipasto: Google ci aveva detto che i dati relativi ai clic degli utenti non fossero utilizzati come fattore di ranking. Lo ha fatto molte volte e in maniera molto netta.

Ad esempio lo avevano dichiarato nel 2017, quando alla domanda diretta di un utente, John Mueller aveva risposto testuali parole:

As far as I know, we don’t use that (i dati dei clic, ndr)

Jhon Mueller

Ora, che Google invece usasse e come questi dati è stato per anni una sorta di segreto di pulcinella che ogni SEO ha sempre saputo. Ne parlava già proprio Rand Fishkin nel 2014, ma posso assicurarti che anche da prima, grazie a test e analisi, eravamo certi (per lo meno io) del peso dei clic.

Dopotutto, se ci pensi, sul web tutto ruota intorno all’azione del clic:

  • ci sono i clic sui link blu dei risultati di ricerca;
  • si fa clic sui link interni ed esterni nei contenuti che leggiamo;
  • si usano i clic per navigare verso le sezioni più interessanti dei siti;
  • etc, etc…

I clic possono essere indice di interesse e gradimento delle risorse trovate dagli utenti, è chiaro come il sole, da sempre.

Ecco però che, grazie al leak, è arrivata semplicemente una conferma del fatto che Google li tiene in considerazione per determinare il posizionamento nei risultati di ricerca. E raccoglie dati sui clic in ogni dove: all’interno e all’esterno dei siti e pure, come vedremo, dal suo browser Chrome.

Ok fantastico, ora sappiamo per certo che i clic giocano un ruolo, tutto molto bello: peccato però che nemmeno dalle informazioni del leak si capisce il PESO di questo – ormai noto – fattore di posizionamento.

Quindi si, bellissimo sbugiardare Google, bellissimo vedere scritto a chiare lettere quanto i clic siano importanti… 

Ma ci cambia la vita? Direi proprio di no. Né tantomeno cambierà il nostro approccio alla SEO.

2 – L’uso dei dati di Chrome per determinare i sitelink (e – in parte – il posizionamento)

Una delle grandi questioni da risolvere per Google riguarda l’individuazione delle pagine più importanti di un sito. Questo dato è utile sia per il posizionamento sia per alcune funzioni nei risultati di ricerca, come i sitelink.

Ancora una volta, grazie al leak, sappiamo che Google sta prendendo i dati per farsi un’idea delle gerarchie di pagine nei siti dal comportamento degli utenti. In particolare, dai clic effettuati da coloro che usano il suo browser Chrome.

come google decide cosa appare nei sitelink

Vedi lo screen qua sopra? Bene, quelli che vedi sotto il collegamento principale al mio sito sono i sitelink che portano alle sezioni che Google ritiene più rilevanti del mio sito web.

Non si può scegliere liberamente quali pagine debbano apparire il quella parte dello snippet, lo decide la Big G Mafia. Ora, però, sappiamo su cosa si basa per determinare cosa mostrare in questo tipo di risultati in SERP: ovvero sui clic delle persone e sui dati relativi alle pagine più visitate dalle persone che entrano nel sito.

Il tutto gentilmente offerto dagli utenti che usano Chrome.

Il fatto però è che San Google da Mountain View aveva dichiarato molte volte che per questioni etiche e di privacy non utilizza i dati degli utenti provenienti dal suo browser (😇), per determinare i suoi risultati di ricerca.

Ora il leak ci ha mostrato tutta un’altra realtà e non è che Google ci faccia esattamente una bella figura.

3 – Il ruolo dei Quality Raters nel Search

Molto interessante anche ciò che apprendiamo in merito ai cosiddetti quality raters di Google, ovvero le persone in carne ed ossa addette alle valutazioni autoptiche della qualità dei risultati in SERP.

Queste valutazioni sono dettate dalle Google Quality Rater Guidelines, un documento completo che spiega come i “raters” dovrebbero valutare le pagine web basandosi su criteri come Page Quality (PQ) e Needs Met (NM).

Ora sappiamo che le valutazioni non sono usate solo per l’addestramento degli algoritmi, ma possono influenzare direttamente i risultati di ricerca. Questo include valutazioni sulla rilevanza di un contenuto e altri segnali di qualità.

Tutto questo lascia intendere che le valutazioni umane siano integrate nei sistemi di ricerca in misura maggiore di quanto si pensasse in precedenza​​ e la presenza di interventi ad hoc su determinati siti dettati da persone, non da algoritmi.

4 – Backlink e Link Building: qui molti insights interessanti

Capitolo interessantissimo è quello relativo ai backlink (i collegamenti verso un sito provenienti da altri siti web) che da sempre giocano un ruolo fondamentale in chiave posizionamento.

Ormai da tempo nemmeno Google fa più mistero sull’importanza cruciale dei backlink provenienti da siti di qualità per migliorare il proprio ranking. Tuttavia, ne ha sempre parlato in maniera nebulosa, fuorviante, a volte indecifrabile. Ma grazie al leak ora arrivano importanti conferme su aspetti quali:

  • Influenza dei Clic sui Backlink:

I clic sui link possono influenzare la percezione della qualità di un backlink per Google. Un backlink che riceve molti clic è visto come più rilevante e affidabile, aumentando così il valore che Google gli attribuisce per il ranking​​​​.

  • Qualità dei Backlink:

I backlink di alta qualità, definiti come quelli provenienti da fonti autorevoli e pertinenti, sono fondamentali per migliorare il posizionamento SEO.

In sostanza, dal leak sembra di capire che Google usi un sistema di classificazione della qualità dei backlink: bassa, media, alta.

Solo quando un link viene classificato dagli algoritmi di Google come “trusted” (degno di fiducia e di alta qualità) trasferisce PageRank alla pagina di destinazione e SOLO in quel caso anche l’anchor text del link è tenuto in considerazione in quanto segnale capace di contestualizzare il contenuto target.

  • Backlink Tossici:

I backlink di bassa qualità – definiti anche toxic backlinks – sono spesso ignorati dai sistemi di Google. Anche se questi link possono avere un impatto negativo se associati a pratiche di spam o manipolative, Google sta diventando sempre più abile nell’identificarli e ignorarli, riducendo così la necessità di interventi manuali come la rimozione o il disavow di questi link​​.

Tutto ciò, a mio parere, non fa che sottolineare ancora di più l’importanza di lavorare al meglio sulla costruzione di un profilo backlink pulito, credibile e ottimizzato come solo un buon servizio di link building riesce a garantire.

5 – Qualità dei contenuti: nuove prove sull’importanza del Brand e dell’Authorship

Parlando di contenuti, dall’interno del leak ancora una volta sembra emergere con forza l’importanza dell’autorevolezza degli autori dei contenuti e del brand associato.

La centralità dell’authorship viene chiaramente sottolineata, mentre i più generali principi di E-E-A-T non trovano menzione diretta nei documenti.

Anzi probabilmente si può dire che un’ombra si addensi su questo concetto iper-abusato anche da Google stessa, a causa del fatto che stando a quanto si legge nei documenti: una “forte intenzione degli utenti” può determinare i risultati di ricerca.

In altre parole: non importa quanta qualità possano avere i contenuti di altri siti in una certa nicchia, Google si lascia guidare direttamente dai dati raccolti in merito al comportamento degli utenti per stabilire chi viene prima e chi dopo.

La mia opinione sul Google Leak e suoi (presunti) impatti sulle pratiche SEO

Che questo leak sia stato qualcosa di grosso e importante non c’è nemmeno da sottolinearlo. Altra cosa però è capire davvero il senso della sua importanza.

Sinceramente, non penso che possa rappresentare in alcun modo una svolta nelle pratiche SEO. Questo perché ciò che è venuto fuori dai documenti sono soprattutto conferme a sensazioni e teorie che già avevano trovato applicazioni pratiche da molto tempo.

Semmai è sconcertante doversi fermare a constatare quanto l’azienda Google si sia affannata nello smentire, categoricamente e in molte occasioni, le intuizioni corrette avute dai SEO in merito al funzionamento del suo motore di ricerca.

Forse anche per questo non posso nascondere che un po’ ho gongolato nel ricevere involontarie conferme proprio da Big G su molte pratiche che da anni vedo funzionare benissimo nel costruire la visibilità dei progetti web dei miei clienti.

Il vero “problema” del leak è – secondo alcuni di noi e me compreso – un altro, e cioè che non vi è traccia del PESO SPECIFICO di ciascuno dei fattori di ranking di cui si parla in quelle pagine (Giorgio Taverniti ha fatto un ottimo video su questo). Questo sì avrebbe dato tutt’altro fascino alla documentazione.

Attenzione, dico tutto questo sempre tenendo presente che i documenti sono così tanti che presto o tardi potremmo venire a conoscenza anche di altri dettagli interessanti, ma di una cosa resto convinto: molto probabilmente nulla di ciò che verrà fuori potrà essere davvero considerato game changing.

Ora per chiudere penso sia fondamentale capire cosa devi portarti a casa da tutta la faccenda del leak in termini di best practice. Riassumo in questa tabella le mie impressioni:

🔎FATTORE🤔PERCHÈ È IMPORTANTE
BRANDSviluppa una forte presenza su vari canali digitali (social media, email marketing, comunità online). Investi in PR e media outreach per aumentare la visibilità del brand. Crea contenuti di alta qualità che rafforzano l’autorità e la fiducia nel brand. Mantieni una coerenza di branding su tutti i touchpoint.
E-E-A-TMetti in evidenza l’esperienza degli autori dei tuoi contenuti includendo biografie e credenziali. Pubblica guest post da esperti riconosciuti nel settore. Assicurati che i contenuti siano unici, curati e aggiornati. Focalizzati su ottenere backlink da fonti affidabili per migliorare l’autorità del sito.
Intento di RicercaSi evince come resti centrale la soddisfazione del search intent degli utenti. Devi comprendere cosa cercano gli utenti e perché. Crea contenuti che rispondano direttamente alle esigenze e alle domande specifiche del tuo pubblico. Utilizza strumenti di analisi per monitorare il comportamento degli utenti sul sito e adattare le strategie di contenuto di conseguenza.
Qualità dei BacklinkFocalizzati sulla qualità dei backlink e non tanto sulla quantità. Assicurati di ricevere link rilevanti da pagine autorevoli e frequentemente aggiornate, realmente visitate da utenti che possano cliccare sul collegamento verso il tuo sito. I link devono essere contestualmente pertinenti e provenire da fonti fidate.
Engagement degli UtentiOttimizza per aumentare il tempo di permanenza (dwell time) dei visitatori, il numero di pagine per sessione e le visite ripetute. Crea contenuti che coinvolgano e trattengano gli utenti.
Consolidamento dei ContenutiAggiorna, elimina o migliora le pagine di bassa qualità o irrilevanti. Riorienta il traffico verso contenuti più forti e rilevanti. Mantieni standard di qualità elevati su tutte le pagine del sito. Google oggi valuta la qualità media dei contenuti del sito, non la singola pagina.
Distribuzione e PromozioneDiversifica i contenuti utilizzando social media, email marketing, guest posting, sponsorizzazioni di podcast e newsletter. Incontra il pubblico sulle piattaforme che preferisce e indirizzalo verso i tuoi canali proprietari.

Ecco vedi, rileggendo i numerosi punti sopraelencati la mia mente non può fare a meno di ripensare a quando, forse 15 anni or sono, questa stessa tabella sarebbe stata composta di soli due punti cruciali per il ranking, che posso riassumere così:

  1. Fai un casino di contenuti con un casino di keyword dentro;
  2. Spamma backlink di ogni tipo verso il tuo sito.

Sì, un tempo bastava davvero questo e poco altro per mettere le ali al tuo sito più di come farebbe una Red Bull

La morale della favola è che le cose nella SEO non sono semplicemente cambiate: l’ottimizzazione per i motori di ricerca nel tempo è stata del tutto stravolta, rivoltata come un calzino, diventando estremamente complessa e più elitaria (tanto più che ora c’è di mezzo anche l’IA nell’equazione!).

Non a caso ormai so per esperienza che la parte che piace sempre meno agli imprenditori che decidono di investire sul proprio sito, è l’inverosimile mazzo (passami l’espressione) che bisogna farsi oggi per emergere e posizionarsi lì dove conta.

E se ti dicessi che invece a me questa roba appassiona ancora come una volta da bambino il commodore 64, ci crederesti?

Beh, se non ci credi parliamone e se ci credi parliamone lo stesso: con i dati della mia analisi di mercato SEO posso mostrarti in maniera molto più trasparente di Google quello che devi fare per rendere visibile la tua azienda sul motore di ricerca per i clienti che stai cercando.

🏆 Take Aways…

  1. Il Google Leak conferma le pratiche esistenti piuttosto che introdurre cambiamenti radicali nelle strategie SEO.
  2. Google tiene in considerazione i dati di clic degli utenti nei suoi algoritmi di ranking, confermando le speculazioni di lunga data.
  3. I Quality Raters influenzano direttamente i risultati di ricerca, andando oltre il semplice addestramento degli algoritmi.
  4. Il valore dei backlink dipende dalla loro qualità e dal traffico che generano, elementi che Google utilizza per valutare la loro rilevanza e affidabilità.
  5. Fidarsi di Google è bene, non fidarsi è meglio: testare sul campo è la soluzione migliore per capire cosa funziona per il ranking del tuo sito web.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

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